venerdì 6 maggio 2016

Tutti i menu di Maggio di AAA



Maggio 2000. Una cena romana su un terrazzo di maggio



Siamo addirittura nel 2000, era maggio, si cenò sul terrazzo. Eravamo impressionati dalla data, si saltava in un altro millennio, non avevamo idea di cosa avremmo trovato, eravamo abituati al Novecento, c'era un po' di tremore (giustificato, come sempre). E poi c'era Salvatorina, la micia prudente e tutta seria, che non sorrideva mai ed era costantemente combattuta tra il venirci incontro e lo svicolare. E così si sfogava dandoci innumerevoli, ritmiche, morbide, seducenti capocciate contro le gambe, senza stancarsi; ma non si poteva prendere in braccio, nemmeno darle una grattatina. La quarta di quattro fratelli, tre micie bianche e nere, un micio tutto nero, una madre giovanissima smilza e nera, dagli occhi di ghiaccio, che ce li scodellò sul terrazzo. Dopo poco andò via e restarono i micetti a correre lievi come folletti e a rintanarsi in tubi strettissimi, uno dietro l'altro, a ogni immaginato pericolo; poi due andarono in campagna e restò il gatto nero che nella notte se chiudeva gli occhi spariva, e lei, Salvatorina, intelligente e schiva, sottomessa da lui, lo spaccone. Poi Topo morì (così si chiamava il tuttonero, che da piccino si meritò il nome dopo un gran temporale che lo ridusse a topino) e restò lei, che dopo un profondo lutto - alla fine si amavano - si avvicinò finalmente a noi, per costellarci di capocciate amorose, conquistando la permanenza in cucina. Salvatorina, perché la credevamo, appena nata, Salvatore. Menu: Gaspacho, Strudel di salmone, Strudel di carciofi. Il resto è dimenticato.

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Maggio 2004. La cena delle scimmie

Eravamo in otto. Menu: Fave catalane, un ottima combinazione primaverile la cui gradevolezza mi ha spinto a rifarla più volte; Chioccioline salvia cipolla, piccanti; Spaghetti alla chitarra con bottarga e limone; Polpettone in rete con carciofi e asparagi, esperimento riuscito; Crostata marmorizzata ai due cioccolati, l'anatra zoppa della serata (ce l'ho ancora con lei).

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Maggio 2004. Nunchesto si produce con una zuppa di agnello

  
Menu: Quenelle di crema di pecorino e fave fresche; Zuppa sarda di agnello e finocchiella; Formaggi: Langre, Selle sur Cher, Brillat savarin, Brie de Meaux; Pane di farina kamut con uvetta; Pane integrale al miele; Crostata con cioccolato all'85% e mandorle.

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 Maggio 2008. Uno spuntino da Paola e Alberto
 
 

Giorno di festa, ci vediamo per sognare un viaggio. Carte alla mano si fa uno spuntino in cucina. Come sempre, mi incanto con le credenze e faccio dei giri tra brocche e tazzine. Io porto la Terrina di carciofi, loro mettono in tavola Crostini al tartufo, il Grana di Lodi, un ricercato parmigiano, dell’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, un’Insalata di avocado e gamberi, del Dom Pérignon millesimé del 1999.

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Maggio 2008. Toscana. AAA all'Argentario, la vigilia. 

 
Sul Monte dei Frati un piccolo drappello in avanscoperta si gode la vigilia dell’incontro AAA. Dolcesca e Marco covano amorosi la bella casa in fondo allo scarrupo, a maggio orlato di setosi cisti viola e di odorosi ciuffi di finocchiella, la casa annidata nel bosco che dà sulle luminescenti acque della laguna. La covano, ma anche generosamente la aprono agli accademici lieti. Ultimi preparativi si intrecciano: un tavolo ha bisogno di una gamba, una parete di una luce, si contano le pentole che per Dolcesca non sono mai abbastanza e mai abbastanza grandi, ci si chiede quale tavolo si userà, se dentro, se fuori, si tasta la pungente arietta notturna di maggio e si valuta la capienza del tavolo interno. Ma pure si compera una rana pescatrice la cui testa va in pentola per una Zuppa di rana e indivia riccia della vigilia, si ordina il tonno, si ordinano le mazzancolle, si aggiungono tre seppie per la cena di questa sera per un piatto di Seppie asparagi e patate, si recuperano delle pere che stavano per volare nella spazzatura per essere un po’ troppo ammaccate e che Artemisia acchiappa per la coda per farne una Composta di pere e zenzero da mangiare con le Ciambelle rosa del forno di Porto Santo Stefano (raccomandabili). Dallo stesso forno proviene una squisita Focaccia con acciughe e mozzarella, appaiono dei Carciofini sott’olio che Dolcesca ci raccomanda. Il vino bianco sparisce che è un piacere e ci fa aumentare di una bottiglia il calcolo per domani, che già era stato di manica larga. Si chiacchiera, si chiacchiera, si richiacchera. Tutto questo promette bene. Foto di Artemisia, che si trova nel suo brodo. Persone in continuo movimento e buio pesto.

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Maggio 2008. Toscana. AAA all’Argentario. Uno spuntino prima della festa


Siamo nella cucina di Dolcesca e Marco; guardate come ricoverare le bottiglie dell’olio, dell’aceto; le tartarughe appese per la coda sono grattugie indiane. Alla sera saremo tutti insieme, ma noi fortunati siamo già lì a mangiare il Ciambellone dei Passionisti, con zenzero e pepe bianco insieme con il caffé della mattina; a pranzo c’è un’Insalata con i fiori dell’aglio e gli ottimi Formaggi e le buone Gelatine de La Parrina; ma la nostalgia va soprattutto il delicato, fresco Ravaggiolo; il Miele al pistacchio ammiratelo, sappiatelo ottimo quanto bello e fateci una croce sopra: è di un amico che fa produzione per sé e gli amici, haimé.

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Aprile 2008. L'Accademia degli Affamati Affannati all'Argentario. La sera della festa

 Le trame del Comitato Organizzatore, che andò pure a testare la situazione in loco, hanno prodotto una due giorni AAA all’Argentario, che opportunamente ha offerto la setosa grazia del cisto, il profumo della finocchiella, il lucore delle acque, l’areggiato sole di maggio. Mi compiaccio con gli accademici tutti, che non sporcano (troppo), chiacchierano (parecchio), portano pentole e cibo, estraggono, cucinano, ripongono, mangiano, sbevazzano, di nuovo chiacchierano con garbo, divertimento e competenza, proprio come ad accademici conviene. Ci compiacciamo di più con Dolcesca e Marco, la cui bella casa ospitale ha retto l’urto dell’accademica presenza, che ha comportato cene della vigilia, colazioni del giorno di festa, cene. Li faremo santi. Menu: Prosciutto di tacchino, Cappellotti fritti, Anguilla sfumata di Orbetello, Spiedini di rana pescatrice al lardo, Chevice di tonno, mango e zenzero, Cavatelli con ricotta bottarga e limone, Spaghetti con il pesce spada e le melanzane, Chupe de camarones, zuppa di gamberi peruviana, Insalata di polpo aromatica, Pangiallo, Tozzetti locali, Fragole di Capalbio, Sgroppino. Che si bevve (a cura di Nunchesto)? Lis Neris Picol Sauvignon 2005, un vino intenso, Vie di Romans Vieris Sauvignon 2005 e Vie di Romans Piere Sauvignon 2005 per confrontare i due, apprezzando la vena di sapore più intenso di Vieris e la maggiore secchezza di Piere per questa annata, Sanct Valentin Sauvignon 2006 l’ultimo, il più fruttato.

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Aprile 2008. Una cena per trenta su un terrazzo romano


Non so nemmeno più cosa abbiamo cucinato e mangiato; il Comitato Organizzatore ribolliva di iniziative e dopo AAA all’Argentario si è prodotto, dopo una sola settimana, in una cena per più di trenta persone. La faccenda era diversa; non AAA in festa, ma un convegno (però con soggetti conviviali assai). Abbiamo evocato Marta e Maria. Di nuovo la casa di Dolcesca alla prova, questa volta la romana, con bei terrazzi aperti sulla sera di maggio vagamente corrusca. I più attenti avranno notato che ci eravamo ficcate in mente la cucina romana. Non so quanto si è parlato di ciotole, posate, tavoli, di chi faceva quello e di chi faceva questo. Dolcesca osservava che tutto sembrava confuso ma che poi andava al suo posto soavemente. Quali le cuoche? Dolcesca, Artemisia, Polsonetta, Garia e affidabili amiche. Ma il menu non è centrale. Lo fu l’impresa di mettere tutto insieme, relatori e torte, mattina e sera. Alla fine distrutte e felici. Cerchiamo di ricordare. Pecorino romano, Canestrato (un pecorino romano moderatamente stagionato, squisito), Fave sbucciate, Frittate di tre tipi con vedure della primavera, Pizza bianca romana con la mortadella, Pane di Lariano al cioccolato con schiacciata romana piccante, Porchetta finger food, Vignarola, Abbacchio brodettato, Terrina di carciofi e piselli, Sgroppino, Quenelle di ricotta con miele di castagno e pepe nero, Budino di menta e cioccolato, Torta di ricotta con le visciole, Crostata di crema e frutta (e altro che più non so).

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Maggio 2009. Un menu di pesce di Cucurbita Serenissima


Un veramente strepitoso menu di pesce, la cui architettura va meditata, dove ogni piatto non solo si accompagna all'altro, ma si giova della procedura dell'altro. Menu: Zuppetta di coda di rospo; Cannelloni allo zafferano con farcia di pesce su salsa di piselli; Trancio di branzino con cipolle in agrodolce e crema di fagioli cannellini

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Maggio 2009. Una cena primaverile


 
Crostini con crema di pecorino ed erbette. Crostini con crema di uovo, ricotta, curry verde. Terrina di spinaci, prosciutto, asparagi, piselli. Uova monachine. Polpette al curry con crema di carote. Frullato di anguria, melone, marmellata di fragole, rum. Inoltre, ho servito dei bicchierini di Gelato di vaniglia con marmellata di amarene.

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Maggio 2010. Cena della terrina di pere e gorgonzola



Eravamo in sette. Ho desiderato far piovere sul tavolo tutto, e tutto insieme. Gougeres al formaggio, Panzerotti con il salame e la ricotta, Alici imbottite e fritte. Terrina di gorgonzola, pere al vino rosso e pan d'épices, Vellutata di pere e gorgonzola dolce con Crostino di gorgonzola piccante e caprino e gheriglio di noce. Creme brulée al cioccolato bianco e cardamomo e Dolcetti di Bocca di Dama. Montepulciano d'Abruzzo Marina Cvetic Masciarelli 2006, Vulcaia Fumé Inama 2007.

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Maggio 2010. Una piccola cena per tre con il maiale in agrodolce


 
Un'amica ha un lavoro faticoso e viene a parlarne con noi, la giornata ci ha impegnato tutti fino a tarda sera, c'è bisogno di un piccolo menu di veloce preparazione e abbastanza consolatorio. Chupe di camarones, Terrina di carote e gamberetti, Maiale in agrodolce, Tarte au citron.

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Maggio 2011. Venezia. Una cena primaverile tra fragole e asparagi



Rialto, ancora segnato dai leoni ruggenti che contrastano il progetto di togliergli il mercato del pesce all'ingrosso, era pieno di fragole e asparagi. Gli asparagi andarono su dei Crostini di asparagi bianchi con salsa olandese al vino bianco, le fragole in un Trifle con crema di fragole; tra gli uni e le altre, delle Spigole selvagge all'acqua pazza.

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Maggio 2011. La cena del porcetto, tutta sarda e di tutto riposo



E' bastato fare la spesa. E' un tema che merita: come invitare gli amici senza spaventarsi. Il caso felice vuole che abiti in un posto che ha un sufficiente numero di negozi e mercati. Per questa cena, due negozi di prodotti sardi. Uno operoso e industre di dame che tirano chilometri di pasta (malloreddus, culurgiones, seadas al contempo bottarga, pane guttiau eccetera), un altro, Cosas Preziosas di via Giulia, che importa tutto dalla Sardegna, con propotti particolari. Tutto è partito da un porcetto ordinato a quest'ultimo intorno a Pasqua, quando fanno arrivare maialini da latte dall'isola al continente, come dicono loro. Menu: Culurgiones di patate e menta, Crostini di fave fresche, macco di fave e pecorino, Porceddu arrosto, Pinzimonio, Patate in padella, Formaggelle, Seadas. Nunchesto ha servito Amarone Masi, che piace all'ospite, scoprendo che ha smesso di bere vino.

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Maggio 2011. Uno spuntino sul terrazzo: baccalà con i peperoni e crema di lenticchie rosse


 
Per un rapido spuntino in una giornata romana di fine maggio in cui un sole clemente si adornava di refoli, ho ammannito Baccalà con peperoni accompagnato da Polenta bianca e da quattro ciotoline di Crema di lenticchie rosse fredda. Pomaurea e Coriandola chiacchieravano, la prima mostrava il disco volante racchiudente collana che alla sera avrebbe portato a Polsonetta come dono di compleanno.

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Maggio 2012. La cena superleggera



Uno di noi era a dieta stretta (poco sale, niente formaggi, poca carne, farine integrali eccetera); mi sono presa lo sfizio di mettere tutti a stecchetto, ma di non farli piangere. Eravamo in dodici. Menu: Lasagne con i carciofi, Zucchine ripiene di pesce, Verdure ripiene di carne, Ratatouille come Michel Guerard Minceur, Pane senza impastare integrale, Patè verdegiallo tuttasalute, Bavarese di pere (cedimento).

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Maggio 2012. La cena del pollo alla birra



Un'amica a cena e la voglia di provare di nuovo il pollo alla birra. Menu: Crema di peperoni e pomodori rossogialla, Pollo alla birra, Ratatouille dell'infanzia, Bavarese di fragole.

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Maggio 2012. La cena della spigola sul terrazzo



Da quando il terrazzo è in pace e con lui le tormentate piante che dopo le botte ricevute stanno riprendendo fiducia negli umani e nel tempo allungando rami, mettendo foglie, facendo fiori, è un piacere mangiarci; svelta cena con amiche, e questo menù leggero: Rape siriane sott'aceto, Crema di pomodori e peperoni rossogialla, Spigola al cartoccio con limoni confit, Asparagi arrosto, Frullato gelato di ananas e yogurt.

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Maggio 2014. La cena uzbeka con il plov degli sposi


Con l'Uzbekistan nella testa esploriamo la sua cucina. L'Uzbekistan è audace, anche quello oramai stanziale ha in testa la festa armonica, policroma e sorprendente dell'interno di una yurta, che piazzata in territori dove spazi monocromi e luminosi dilatano per ogni dove e sembra non vi sia altro ogetto, si configura come un universo che esaurisce tutti i colori immaginabili. Allora, allestiamo questa tavola, e a lei è dedicato questo post. Sul tavolo c'è quasi tutto, come pare sia per le feste uzbeche, tutto intorno al piatto primcipale e per certi versi unico, il loro pilaf, lì detto plov; l'impegnativo plov fatto di riso, carne, cipolla, carote, spezie che si accompagna con piattini di verdure, cose fresche, cose piccole. Andando dietro alla memoria di quanto mangiato in Uzbekistan, fantasticando da uzbeka, ricordando il bazar di Samarcanda, così fu il menu: Insalata di rape rosse e patate, Uova di quaglia e molograno, Carote e ravanelli con semi di coriandolo, Chebureki, ravioli fritti con patate e menta, Agretti all'uzbeka, Cime di cavolfiore fritte, Pane uzbekiggiante, Plov degli sposi, Strudel di noci con salsa di yogurt e marmellata di arance.

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Maggio 2014. Spuntino con Chebureki, ravioli fritti dei tatari

 
Menu: Chebureki, Lasagne verdi al coriandolo, Somsa, Chak chak, ovvero struffoli tatari.

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Maggio 2014. Cena uzbeka numero due


Confesso, confesso, confesso, ho un numero imprecisato di meravigliose ciotole fatte in Russia per il mercato islamico, e una cinese fatta in Cina per il mercato dell'Asia Centrale; in ognuna c'è un'Insalata: rape rosse patate coriandolo fresco, cartote al vapore semi di coriandolo ravanelli, daikon nespole menta, carote daikon cetriolo yogurt erba cipollina, qualcosa mi sfugge. Poi una tutta di ravanelli, poi le ciotoline turche con: Uova di quaglia - Grani di melograno - Confettini (non tutto insieme). Tra un po' avrò un foulard in testa e un lungo abito di velluto tutto lustrini e le pantofole di panno e un par di calzette corte rosa e nere con occhi e bocca. Esattamente: in Uzbekistan, matrone con calzette con la faccia. Maledetta me che non le ho comperate quando le ho viste perchè ancora non avevo capito, e ovvìa non era così immediato. E' il secondo tentativo di cena uzbeka, la prima ebbe un plov degli sposi, questa un plov con molte erbe. Per l'apparecchiatura ho messo una tovaglia africana rossa e nera a fare da sfondo, uno scialle indiano (qui siamo già più pertinenti) e un ricamo del Nord Europa; i tovaglioli sono ricamati a punto Assisi (molto cattolici, ma...). Piatti assai a fiori, qui va meglio, penso ai suzani. E poi il citato "pezzo forte" delle ciotole, quelle DOC. E una rosa, e con essa, la Persia. Menu: Plov con le erbe, Insalate uzbeke, Chebureki,ravioli fritti tatari con patate, coriandolo, cumino nero; Pane uzbeko. Come dolce, Chak chak, gli struffoli tatari. Certo, non ci si improvvisa tatari così facilmente, ma forse, scavando un po', ritroviamo la via della Seta che è in noi.  
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Maggio 2015. La cena delle tre Grazie


Ancora un piccolo incontro, una cenuccia, una cenetta, per le tre Grazie che vengono a progettare con noi il lavoro di sabato; consoliamoci fin che si può. Non so come siano finite sul tavolo queste cose, come mi sia venuto in mente di farle, per una volta non ricordo niente, eppure la cena è di pochi giorni fa, comunque: Crema di avocado al coriandolo su pane casereccio, Minestra di broccoli e arzilla, Tatin di asparagi e patate, Papaya e meringa, Dolcetti Le Levain. E poi apparecchiatura tutta dischi.

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Maggio 2015. La cena delle peonie
 

Sono tornate da noi Le Tre Grazie, e si parlava di lavoro, anche. Non che abbiamo mangiato quelle, ma tutto è nato dal ricordare una certa pezza africana color ruggine, e quanto stia bene sul tavolo, e dall'aver voluto fiori, e dall'aver pensato che certe peonie tra il ciliegia e il cremisi ci sarebbero state bene. Poi ho tolto il vaso dal tavolo, che troppo troneggiava, ma gli ospiti sono stati accolti da quello, e poi si è ripiazzato lì, e ancora ci sta. Menu: Tartellette con crema d'uovo sodo, una alla menta e cetrioli, l'altra alla paprika; Clafutis de reblochon aux mirabelles, con l'amata congiunzione salato, acidulo e note dolci;  Tatin di cipolle rosse, un vecchio piatto rifatto dopo anni con piacere, perchè le cipolle rosee e spampanate sono molto rose di maggio; Zuppa sarda di carta da musica, finocchiella e agnello scappato, Insalata di foglie e frutta, Caprese portata in dono, per niente caprese, ma molto molto buona, fondente come se ci fossero castagne. Champagne per cominciare, poi Amarone, poi un Calvados.

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Maggio 2015. Cena con il plov di Samarcanda: nostalgia dell'Uzbekistan


Occorrono molte ciotole, e un plov. Mi ci metto ancora una volta, affronto un mondo di colori in cui non nacqui, ma che mi pare di intuire, convoco pezze, piatti, e non ultime, le rose di maggio, ma anche gli oleandri, la lavanda. Ricordo gli orticelli di Bukara, tutti ricamati, le aiuole di Kiva, piccole e amate. Voglio provare il plov che bolle riso e carote da una parte, carne dall'altra, poi coniuga, e condisce tutto con abbondante cipolla. Rievoco i pani farciti e acchiocciolati, le spirali: questa volta, patate. Faccio una balouza - licenza poetica - ma con il melone, di cui erano così ricchi, forse lo sono ancora. Menu: Insalate uzbeke, Cavolfiore e foglie di menta e salvia fritti, Plov di Samarcanda; Non, chiocciola uzbeka con patate cumino coriandolo, Balouza di melone.

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Maggio 2015. Festeggiamenti improvvisati e pugni sul tavolo

  
Ecco tutti i piatti di una cena di festeggiamento del tutto improvvisata, al pomeriggio per la sera (fino all'ora di pranzo si andava a cena fuori, poi dopo l'assaggio della terrina, a mezzogiorno, si disse - egli disse - ma perchè non mangiamo in casa?). Cena che è stata anche di pugni sul tavolo (almeno due volte, ho apprezzato la pezza spessa che lo copriva); pugni miei, con strida (per quelli che mi pensano dedita al solo tranquillo ricamo) mentre mezza Italia andava al voto. Non ero l'unica a urlare. Eravamo tre. Menu: nell'ordine, non canonico, sia perché si trasgredisce, sia perché gli spaghetti erano l'unico piatto da fare all'ultimo ultimo momento: Fougasse con le olive, che ci hanno impedito di cadere a terra con lo Champagne Pierre Péters mentre si attendeva il resto; Budini al vapore alle erbette, con culatello; Terrina di maiale al ginepro; Insalata mista; Friggitelli; Spaghetti al pesto di friggitelli e noci; Plateau de fromages: Gur Noir, Reblochon, Saint Nectaire; Lochauthym; Torta borgognona ai mirtilli. Valpolicella superiore Zanoni.

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Maggio 2016. Campania. Furore. Un maggio furioso a Furore, e una dolce compagnia


Torniamo a Furore, le amiche ci viziano e spupazzano dolcemente, maggio soffia e spruzza bizzarramente, il precipizio di Furore freme di azzurri bagnati e nuvolosi, ci avvolgiamo in ogni sciarpa, ispezioniamo l'orto con le sue belle macere, gli ultimi piselli, i maestosi carciofi, la rigogliosa finocchiella; la cucina sbuffa soave caldi vapori, mani industriose leste allestiscono, il pranzo meridonale scivola lietamente verso le tre tra chiacchiere e babà. Menu: Pasta e piselli dell'orto, Provole, Mozzarelle di bufala, Ricotta di bufala - precisazioni: sulla mozzarella ci va il pepe - Olio d'oliva del podere della Volpe Pescatrice sul pane locale, Insalatina, Rustico napoletano con acqua di fiori d'arancio e limone, Frittata di cipolle, vino di Furore, Babà di Cimmino.

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Maggio 2016. Una casa che vola su Pompei.



Avevo sentito parlare da anni di questa casa proprio affacciata su Pompei; non la città moderna, ma le rovine, la città perduta e ritrovata. "Sapessi, vedessi" mi diceva chi c'era stato. Fortuna volle che a maggio l'amicizia mi ci portò; questo maggio pieno di piogge, spifferi e nubi, così verde, fresco e mutevole. Anche Pompei luceva di pioggia, e se una sciarpa ti faceva comodo, quando compariva il dardeggiante sole ti faceva desiderare le nuvole, che misericordiose la maggior parte del tempo ci fecero amica ombra risparmiandoci diluvi. Le pietre, non secche e arroventate ma ma palpitanti, inumidite, ammuschiate e inghirlandate, sembravano vive; più vive negli scorci senza nessuno, con viali d'erba che piede di fantasma non piega ma certo percorre; almeno, sembrava. Pompei è densa, e più ricca di antichi abitanti che di attuali turisti; questi, per quanto molti, sembrano solo sperduti passanti. Desiderio di vederla di più, un po' di più; a ogni angolo compare una via, una casa, una bottega, un edificio pubblico, un sasso con un simbolo, un muro dipinto, e vorresti fermarti, infilarti, chiedere, rimirare. La casa affacciata sulle rovine, in cui la propietaria non abita, ma cova affettuosa dopo esserne stata a lungo lontana, ci offrì un ricco spuntino portato come un pic nic: Polpette al sugo, Insalata, Provolone di due tipi, da comparare, Composta di frutta, Mozzarella di bufala, Fagiolini con i pomodori, Taralli squisiti, Venica Ronco del Cerò, Furore Riserva di Cuomo.

 
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Vieni accolto come ospite prezioso, quando non ce n'è poi serio motivo, e quasi ti si convince che tu lo sia; segui l'offerta incantato, ed ecco ti si aprono terrazze profumate di fiori - qui certe rose dalla capa pesante folleggiavano fino alla pazzia. Taralli golosi, Spilluzziacamenti di parecchi tipi, Scamorza affumicata, Treccia di bufala, Parmigiana e Crème caramel fatti dalla mamma, Rustico (poveretto chi non sa cosa sia) comperato nel vicolo da chi sai tu, certa Verza stufata dalla padrona di casa fino a caramellamenti soavissimi, Fragole in coppa di cristallo. Tutti quei Pasticcini non mi ricordo da dove venissero, ma sono sicura che furono acquistati con pensamenti e comparazioni: si fa sempre così. Mancavano i Fiocchi di neve solo perché la pasticeria del Rione Sanità che ne detiene il segreto malaugaratamente chiude il lunedì, ma si moltiplicarono le promesse di farmeli assaggiare indubitabilmente alla prossima (e io ci conto). Ovvio che la conversazione non fu da meno: vispamente napoletana. Il padrone di casa andava di conserva con la sua dama, e i pargoli prima di andare a letto sono passati a imparare come si fa.

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Maggio 2016. Nunchesto apre uno Chassagne Montrachet Premier Cru, io ci metto un Provolone del Monaco


Nunchesto apre uno Chassagne Montrachet Premier Cru, io ci metto un Provolone del Monaco.  "Te lo ricordi il paesello di Chassagne-Montrachet?".  "Sì, come no, me lo ricordo" - Borgogna bella. "Allora apro un Premier Cru". "Prendi due bicchieri, io ci metto un Provolone del Monaco e ripasso i Vermicelli con i pomodorini gialli del Vesuvio". C'è anche un po' di Pane stella con peperoncino, lo scaldo, diventa ben croccante. Festa domenicale.
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Maggio 2016. Lo spuntino Facciamoci venire un'idea




Siamo a fine lavori, abbiamo ancora un paio di seminari da spendere proficuamente, facciamoci venire un'idea. Per aiutare, tre torte: una Torta di riso come in Liguria, una Caprese al limone, una Torta Atuttosirimedia (cioccolato molto amaro, uova, marmellata di limone, senza farina).

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 Maggio 2016. Uno spuntino propiziatorio per una Rivista




Tra scricchiolii d'ossa e di menti, chiacchiere intelligenti come vane, dubbi, slanci un po' di qua e un po' di là, dibattiti, assenze e presenze - c'è chi sta a Gand, chi a Boston, chi in Sicilia, chi a letto con l'influenza ed è qui solo in pectore - continuiamo a tessere la tela di una Rivista che miracolosamente prosegue il suo corso negli anni (deve pue avere uno scafo, e una vela, dei marinai, un capitano, non si può che supporre). Sul tavolo lo Scudo d'Atena, Ndunderi - gli gnocchi della Costiera - con pecorino e cozze, una Brioche all'aglio, la Caprese al limone.

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Maggio 2016. Un diner in due tappe


 

E' capitato che l'assenza dell'ospite il giorno designato e la sua ricomparsa il successivo, per un concatenarsi, come si dice, di circostanze, ci abbia portato ad apparecchiare la tavola e far fuori un piatto, poi a lasciarla lì fino al giorno dopo e far fuori il resto. Menu: Paté di ricotta e prosciutto al Lagavulin, Vermicelli con pomodorini gialli vesuviani, Insalata di limoni della costiera amalfitana (il piatto di cui l'ospite non ha avuto sentore), Pani - brioche intagliati: all'aglio, al peperoncino, Torta di frutta e meringa di Aida.

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Maggio 2017. La cena dei tempi che picchiano duro, ma con pasticcio di anelletti primaverile
 

Maggio 2017. La cena dei tempi che picchiano duro,  ma con pasticcio di anelletti primaverile. I tempi picchiano duro, strappiamo al maglio che ci sfiora una serata tra amici; lancio sul tavolo un pasticcio di anelletti che rievoca Palermo. Gli affido la serata, che ci consoli. Azzecco anche il resto: è tutto molto comfort food. Menu: Pasticcio di anelletti primaverile con asparagi carciofi; Piccoli flan di ricotta al limone con pois di piselli; Hamburger della zia Renata, succulenti; Pain aux oignons, o paté di cipolle, finalmente ottimo; Paté aux courgettes, o paté di zucchine; Creme brulée al cioccolato bianco e cardamomo; Muffin al limone, Muffin alle gocce di cioccolato (questi li porta Polsonetta, che aveva un po' di tempo per i fornelli). Sauvignon Vieris 2014 di Vie di Romans, Amarone Pegrandi 2011. Alla fine Nunchesto si presenta, inopinatamente, con Vin brulée in ciotoline da sakè.

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