martedì 10 novembre 2009

INDICI. VERDURE E LEGUMI: DI TUTTO UN PO’.




L’indice delle verdure è diviso tre: insalate, terrine e sformati, e questo, dove c’è di tutto un po’, dalle patate in tecia alle cipolle ripiene.

rondelle di melanzane farcite



tarama di melanzane salentina



imam bayldi: melanzane turche farcite



mini parmigiane senza forno



hankar begendi o delizia del sultano: crema turca di melanzane



imam bayldi, imam svenuto: ricetta turca di melanzane farcite



melanzane a barchetta



crema di fave alla turca



radicchio di Treviso in saor




radicchio di Treviso dorato




radicchio di Treviso dorato, radicchio fritto



radicchio di Treviso alla pancetta



radicchio di Treviso al forno, radicchio di Treviso in fricassea



patate in tecia



i carciofi stufati di Leccardo



purè di sedano rapa o di Verona



dadolata di sedano rapa o di Verona



patate con la buccia al sale e alla cipollina fresca



patate e peperoni



cipolle ripiene all’anice stellato



la patate ripiene di Maria



asparagi bianchi con crema d’uovo alla bassanese



polpettine di carciofi al miglio



i carciofi caramellati di Leccardo



crocchette di patate



mousse di zucca al limone



papaverina



friarelli



zucchine ripiene alla parmigiana



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Carl Vilhelm Balsgaard (Danese, 1812-1893)

Zucche e carciofi

Dall'album su flickr di gatochy

lunedì 9 novembre 2009

GLI ORSI DI ARTE'. 313.



Papavero:

seduta a terra
più tenera più umana
mamma orsa mia

POMGRANE'



Da Sonia

Ottenere 450g di succo di melograne (sgranarle e passarle).

Aggiungere: 150g di zucchero; 300g di alcool a 95°; un cucchiaio di karkadè; un cucchiaino di cumino; 1/4 di buccia di limone (parte gialla).

Mettere in infusione in un barattolo a chiusura ermetica; dopo un mese filtrare con colino e ovatta; dopo quattro, filtrare con carta da filtro.

Nota di Artemisia: non so se voi bevete sciroppi e rosoli fatti in casa, se li offrite in quei piccoli bicchierini che mai mancavano dalle credenze delle nonne; io ho un certo debole romantico per codeste procedure, e ve ne metto qui una di Sonia, un'amica "antica", un'abbruzzese doc di quelle con la testa dura, ma affettuosa, che non manca mai di farne e di offrirne (ciò la rende anche gazza ladra di tutte le bottiglie vuote di un certo fascino). Questo pomgranè, che mi è stato più volte regalato, non è male.

COME USARE I CHICCHI DI MELOGRANO.


Qualche suggestione per usare i chicchi di melograno, così belli e così abbondanti in questo periodo; l'essere asprodolci li fa adatti a qualsiasi insalata, ma anche alle marinature dei pesci, il loro colore prezioso e la piccola esplosione umida li rende coronamento opportuno per dolci, ma anche per delle vellutate. Ovviamente, sono ottimi per una gelatina, e adatti a fare un casaligno liquore.

vellutata di zucca, peperone, pomodoro con chicchi di melograno

salmone marinato con la melagrana

tajine di pollo con mandarini e melograno

alici in saor con chicchi di melograno

crostata di fichi con melagranata e rosmarino

budino di melone bianco e cardamomo

pomgranè

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Dante Gabriele Rossetti (Londra 1828 – Birchington 1882)

Proserpina

Tate gallery, Londra

Da sapere.it

Il melograno, simbolo di morte e resurrezione, e di fertilità.

venerdì 6 novembre 2009

SFOGLIATELLE RICCE: IL PROCEDIMENTO, DA UN VECCHIO NUMERO DELLA C.I.

Da un vecchio numero della Cucina, eccovele con tanto di foto d'epoca...

La Cucina Italiana, novembre 1963

Ingredienti:

farina bianca, circa 400g
ricotta freschissima 300g
burro, circa 250g
zucchero al velo 150g
frutta candita 100g
cannella in polvere - un uovo - sale fine.

Tempo occorrente: 3 ore circa

Versate sulla spianatoia gr. 300 di farina ed un pizzico di sale, mescolate, fate la fontana e mettetevi in mezzo gr. 150 di burro a pezzetti ed un poco ammorbidito, poi impastate insieme farina e burro unendo tanta acqua fredda quanto basta per avere una pasta della consistenza di quella delle tagliatelle; lavoratela energicamente per circa dieci minuti poi fate con essa una palla, avvolgetela in un foglio di carta oleata e tenetela in luogo fresco per circa un'ora.

Nel frattempo tagliate a dadolini la frutta candita. Passate la ricotta al setaccio lasciando cadere il passato in una zuppierina, poi aggiungete gr. 100 di zucchero al velo (precedentemente setacciato) la frutta candita ed un pizzico di cannella: mescolate bene amalgamando alla perfezione gli ingredienti poi tenete la ricotta al fresco o in frigorifero (non nel reparto più freddo altrimenti indurisce eccessivamente e non è più possibile mescolarla).

Imburrate una o due placche del forno (a seconda della loro misura), spolverizzatele con un pizzico di farina rigirando bene affinché se ne rivestano alla perfezione, indi scuotetele per far cadere la farina eccedente.

Mettete il rimanente burro in un tegamino e fatelo sciogliere a fuoco debolissimo, non dovrà assolutamente friggere.

Dopo che la pasta avrà riposato il tempo necessario, mettetela sulla spianatoia leggermente infarinata e con il matterello stendetela facendo un rettangolo molto sottile avente i lati di circo 70cm. per 50cm..



Con un coltello affilato pareggiare i quattro lati (foto n. 1 ) in modo da avere, a lavoro ultimato, un rettangolo dai lati perfettamente squadrati e che misureranno il lato più lungo circa 65 cm. e quello più corto 45 cm. circa. Sempre con il coltello bene affilato tagliate a metà in altezza il rettangolo, poi tagliate le due strisce ricavate ancora a metà. A lavoro ultimato si dovranno avere quattro strisce lunghe circa 65 cm. e perfettamente uguali in altezza.

Immergete una pennellessa nel burro fatto sciogliere in precedenza poi imburrate abbondantemente una striscia di pasta (foto n. 2)



Ponete sulla striscia imburrata una seconda striscia, badando di far combaciare bene i bordi (foto n. 3) poi imburrate anche questo seconda striscia, sovrapponetene una terza, ecc. continuando così sino ad aver sovrapposto le quattro strisce ed averle imburrate tutte, poi lasciatele stare così sino a che il burro si sarà rassodato.



Solo allora partendo da una estremità arrotolate le strisce su se stesse (foto n. 4) badando sempre di far combaciare i bordi del rotolo; ad operazione ultimata dovrete avere un rotolo dello spessore di circo 12 cm. e del diametro di circa cm. 14.



Con un coltello molto affilato pareggiate i due bordi del rotolo poi con il dorso del coltello fate sulla superficie del rotolo dieci piccoli segni (foto n. 5) in modo da lasciare fra un segno e l'altro il medesimo spazio (circa 1 cm.) poi sempre con il medesimo coltello molto affilato ed infarinato, tagliate, seguendo i segni fatti, dodici fette perfettamente uguali.



Spolverizzate ora la spianatoia, ponetevi sopra una delle fette fatte, appoggiate un piccolo matterello al centro della fetta (foto n. 6) in senso verticale e spingetelo leggermente verso destra in modo da stendere le striscioline di pasta che formano la fettina,



poi rimettete il matterello al centro della fettina e spingete leggermente verso sinistra (foto n. 7). Avrete ora una fettina ovale.



Rimettete ora il matterello al centro dell'ovale ma questa volta disposto in senso orizzontale (foto n. 8)



e spingetelo, molto più leggermente che non prima, verso l'alto, poi riportatelo al centro e spingetelo verso il basso. E' bene fare attenzione che il matterello parta sempre dal centro della fetta di pasta sia per andare verso sinistra o destra che per andare verso l'alto o il basso.

A lavoro ultimato le strisce che formavano le fette e che erano "in piedi" saranno ora "sdraiate" verso l'esterno. Il lato più lungo dell'ovale dovrà misurare circa 14 cm. di lunghezza.

Spolverizzate con un poco di farina un vassoio poi sistematevi gli ovali di mano in mano che saranno pronti, badando però di capovolgerli in modo che la parte che era stata o contatto con il matterello sia ora o contatto con il vassoio.

Quando tutti saranno pronti, distribuite su ogni ovale di pasta (non perfettamente al centro) un poco della ricotta preparata, poi usando una pennellessa inumidite con uovo sbattuto la pasta attorno al ripieno indi ripiegate l'ovale su se stesso (foto n. 9)



chiudendo nell'interno la ricotta, premendo leggermente la pasta affinchè aderisca bene e cuocendo il ripieno non esca. Di mano in mano che sono pronti accomodateli sulla placca precedentemente preparata.

Quando tutte le sfogliatelle saranno sulla placca usando la solita pennellessa immersa nel burro sciolto, ungete, con mano leggiera, la superficie delle sfogliatelle indi mettetele tutte in forno già ben caldo (220" sul termostato) lasciandovele senza più toccarle per circa quindici minuti. Sfilate allora con delicatezza la placca (non toglietela) e con mano ancora più leggiera ungete ancora di burro le sfogliatene badando di lavorare molto in fretta, indi abbassate il fuoco ( 190° sul termostato) e lasciatele cuocere per circa venti minuti, poi imburratele una terza volta, abbassate ancora il calore del forno ( 160° sul termostato) e lasciatele in forno per circa sette minuti.

A cottura ultimata levate le sfogliatelle dal forno, spolverizzatele di zucchero al velo, accomodatele su un piatto e servitele.

Il parere della signora Olga: ho voluto provare anch'io a fare le sfogliatene ricce e ora vi voglio svelare qualche piccolo segreto affinchè le sfogliatelle riescano perfette. Dunque: lavorare bene la pasta dopo averle incorporato il burro, badando però di non scaldarla molto, poi lasciatela in riposo al fresco anche per un'ora e mezzo; il burro rassodandosi permetterà di stenderla meglio. Se non siete molto pratiche nello stendere con il matterello la pasta, dividetela a metà e stendetela in due volte, il lavoro sarà così molto facilitato ed il risultato uguale. A proposito dello stendere la pasta, che non vi venga voglia (come ho fatto io) nel caso vi riuscisse male, di rimpastarla per ridistenderla, perché in questo caso dovreste rinunciarvi dato che riuscirebbe inadoperabile. Dopo aver imburrate le strisce lasciate veramente raffreddare il burro, perché se non si rassoda, avvolgendo le strisce queste scivolano, il burro esce, ed il rotolo riuscirebbe male. Badate di stendere la pasta molto sottile altrimenti le sfogliatelle non vi riuscirebbero ben croccanti; non guardate quelle delle foto del servizio perché sono state fotografate ancora piuttosto alte di spessore per dar modo alle lettrici di vederle meglio. Inoltre, vi posso assicurare che, nonostante la lunghissima spiegazione e le mie molte raccomandazioni, una volta scoperto il "giro" giusto, queste sfogliatene non sono per niente difficili a farsi.

Nota di Artemisia: come vedete, c'è tutto, linguaggio dell'epoca e signora Olga inclusa; vi prego di apprezzare quanto è gustoso avere un pezzo con tutte le indicazioni delle provenienza, e di valutare quanto si perde quando si copia, si arraffa e via. Se volete vedere una realizzazione attuale delle sfogliatelle, andate da Enza a vedere.

giovedì 5 novembre 2009

RONDELLE DI MELANZANE FARCITE.



di Artemisia

Tagliare a rondelle una bel melanzanone allungato (quelli viola scuro) di buona stazza. Salarle con sale grosso, metterle in un scolapasta con un peso sopra, e dopo un paio d'ore sgrullarle per bene.

Friggerle in olio d'oliva finchè non diventano dorate. Metterele ad asciugare su carta assorbente.

Pelare un paio di pomodori ramati con il solito sistema (buttarli in acqua bollente e lasciarli un paio di minuti, quindi spellarli, cosa che avverrà con facilità), e togliere semi ed acqua di vegetazione conservando gli uni e l'altra in un ciotola.

Aggiungere all'acqua di vegetazione dei pomodori qualche cucchiaiata di pan grattato (molto meglio se lo avete fatto voi e se non è troppo fine) ottenendo un composto umido; aggiungervi la polpa di pomodoro tagliata a piccoli dadini, sale, pepe nero appena macinato, un bel pizzico di origano, un paio di cucchiaiate di olio d'oliva.

Soffriggete con dolcezza in olio d'oliva, fino al traslucido molle, una bella cipolla rossa finemente affettata e un mezzo spicchio d'aglio ridotto in crema. Aggiungete al composto.

Fate una cupoletta di composto su ogni fetta di melanzana.

Mettete le fette incoronate di pane condito in una teglia coperta di carta da forno, fatele dorare in forno già caldo a 200° per 20'.

TARAMA DI MELANZANE SALENTINA



Nepitella, in vena di nostalgie, ci manda ancora una ricetta di melanzane che mi ricorda assai un certo modo turco di farle:

A proposito di melanzane, una mia amica fa una sorta di tarama salentina molto buona. Io l'ho mangiata seduta ad un tavolo adagiato su uno scoglio di Castro con il fruscio del mare di sottofondo.

Arrostire le melanzane sulla brace o sulla fiamma (non con il grill del forno, altrimenti non assume quel gusto di bruciaticcio che è fondamentale).

Lasciar raffreddare le melanzane e poi togliere la buccia.

Tagliarle in piccoli cubetti.

Condirle con aglio, olio d'oliva, menta, poco aceto, sale e semi di sesamo tostati.

IMAM BAYLDI. MELANZANE TURCHE.



Da Artemisia

Tante le versioni di questo piatto turco a base di melanzane, cipolle, pomodori. Eccone una:

togliete il picciolo a delle melanzane allungate, viola scuro. Sbucciatele a righe, ovvero togliete la parzialmente la buccia.

Friggetele in olio d'oliva profondo.

Fate una profonda fenditura su ciascuna melanzana, allargatela alquanto.

Soffriggete mezza cipolla (che sia bella polputa, però) affettata e mezzo spicchio d'aglio pure affettato, sottilmente, per ogni melanzana (soffritto morbido, fino a che la cipolla non diventa traslucida, sempre in olio d'oliva). Insinuate cipolla e aglio nel taglio delle melanzane.

Togliete la pelle (giù in acqua che bolle, un paio di minuti: così la buccia viene via subito) a dei pomodori rossi e tondi, tipo pomodoro ramato; levate anche semi e acqua di vegetazione, tagliateli a spicchi e infilateli nella fenditura delle melanzane (mezzo per ciascuna melanzana).

Mettete le melanzane affiancate in una teglia, ficcate tutto in forno (già caldo a 200°) per mezz'ora.

Si mangerebbero fredde, ma anche calde sono buone.

Nota: c'è un'altra versione di tali melanzane, un nonnulla diversa.

MINI PARMIGIANE SENZA FORNO.


Nepitella Partenopea così ci dice, usando quelle melanzane che oramai - con nostro dolore - ci salutano, ma con le quali ci sono ancora alcune ricette da pubblicare:

Ho sperimentato delle mini parmigiane fatte così:

Frullare dell'olio di oliva con un pugno di foglie di basilico e lasciar riposare.

Tagliare delle melanzane a fette tonde e metterle in un colapasta cosparse di poco sale grosso; lasciarle per circa due ore con un peso sopra.

Scrollare le melanzane dal sale e asciugarle.

Friggerle in olio d'oliva e. v. fino a che non diventano bionde e depositarle sulla solita carta assorbente.

Tagliare dei pomodori tondi e sodi a fette tonde.

Tagliare del buon fiordilatte a fette sottili.

Comporre in ogni piatto una mini parmigiana sovrapponendo una fetta di melanzana, una fetta di pomodoro ed una di mozzarella per due volte, terminando con un "cocuzzolo" (estremità superiore) di pomodoro.

Innaffiare il tutto con l'olio e basilico e servire.

Nota: l'inconveniente è che bisogna comporre il piatto al momento di servirlo; altrimenti i succhi creano un acquetta poco bella da vedersi nel piatto.
Il risultato è bello, ottimo il sapore e fresco come un'insalata.

INDICI. PESCI: TERRINE, PASTICCI, TIMBALLI.



Qui i pesci sono avvolti in crosta, impilati in timballi, sovrapposti in colorate terrine.

terrina di polpo alla luciana



timballi di zucca, radicchio rosso, rana pescatrice e gamberi



timballi di radicchio, caciofi e totanetti



timballi di rana pescatrice e fondi di carciofo



terrina di zucchine romanesche e alici



terrina di salmone verde e rosa



terrina di salmone, rana pescatrice e porri



terrina di fondi di carciofo, sarde ed erbette



terrina di arzilla, salmone e broccoli



rombo in sfoglia



branzino in crosta con carciofi



ruoto di patate con le seppie



parmigiana di salmone, sedano rapa e gamberoni



patate con seppie e porcini



pasticcio di pesce spada aromatico



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Vincenzo Campi

Pescivendola

Collezione privata

Da vintagestitches

BLOG E BLOGGER: LYDIA DI TZATZIKI






Lo ammetto: alcune blogger mi piacciono proprio, e il passaggio dal web a una chiacchiera al bar mi fa tutta contenta. Lydia in realtà la conosco dal tempo pre blog, dall'oramai mitica stagione del forum cucinait, in quel contesto che ho avuto occasione di chiamare l'abbazia, vuoi per il numero di madri badesse che a un certo punto vi prolificarono (ma lì si avvicinava la fine) vuoi per la capacità di riprodursi, come Cluny, in una quantità di conventi minori sparsi per il web. Lì ne apprezzai il garbo e la cucina - qualità che se non si congiungono si mortificano - e una volta la incontrai pure, ma poi la persi di vista. Ora San Blog me la fa ritrovare, e abbiamo anche avuta una felice occasione di incontrarci - sia pure brevemente - in quel di Trastevere, nel caffè Bodum, che unisce l'offerta di tazze e piatti sempre seducenti e un luogo dove sedersi piacevolmente anche per sostare con un giornale o per una chiacchiera.

Ed ecco che Lydia ha tirato fuori dalla borsa un pacchettino ben fatto, e da quello è uscito un piccolo barattolo della marmellata di Pere Mastrantuono con noci di Sorrento e uvetta. Che soddisfazione, Lydia è proprio come sembra: è una marmellata ottima. Poco dolce, ricca di sapori, con i dadolini di pera ancora intatti, fondenti, caramellati - eh sì, Lydia, caramellati - il felice urto del dente sulla bitorzoluta noce, il bell'incontro con la rotondità increspata dell'uvetta.

Cara Lydia, alla prossima.

Lydia, del blog Tzatziki a colazione.

GLI ORSI DI ARTE'. 309, 310, 311, 312.






Papavero:

sogni 'e napule
scurdammoce 'o buffet
simme urs paisà!


Ancora Papavero:

orsi satolli
che pensano agli addobbi
sontuosamente

mercoledì 4 novembre 2009

LAPIN AUX PRUNEAU, OVVERO CONIGLIO CON LE PRUGNE


Artemisia fa una ricetta classica, da ELLE mijotée anni '80.

per 12 persone: due conigli; 80g di burro; 200g di pancetta affumicata; 12/16 cipolline; 30g di farina; 3 carote; 150g di prugne secche snocciolate; 150 di uva passa; 3/4 di birra chiara.

Far gonfiare uva passa e prugne in acqua tiepida per 2 h (io dico di no, a meno che non stiate usando le prugne di Tutankamen; se la vostra frutta secca è morbida come deve essere, non mettela a bagno per niente).

Fare a pezzi i conigli disarticolandoli (questo invece è un ottimo consiglio: evita le schegge d'osso).

Sbollentare la pancetta per 3' (le nostre pancette, diverse dalle francesi, non mi pare richiedano questo bagnetto), tagliarla a dadini. Farla rinvenire dolcemente con 50g di burro.

Toglierla dal tegame e mettervi i conigli. Farli ben dorare.

Toglierli e mettervi le cipolline intere e le carote tagliate a rondelle non troppo sottili: 5'.

Rimettere nel tegame conigli e pancetta, bagnare con la birra, salare (attenzione alla pancetta) pepare con pepe nero appena macinato. Coprire, fuoco dolce per 30'.

Aggiungere uva passa e prugne sgocciolate (se prugne e uva sono morbide, non solo non le avrete ammollate prima e quindi non le dovete sgocciolare, ma ritarderete anche la loro calata nella pentola di 10'); coprire di nuovo e far cuocere altri 30'.

Preparare un beurre manié, con 30g di burro e 30g di farina (fate tal quale come con la besciamella; il beurre manié è un composto fluido di farina e burro).

A 5' dalla fine, aggiungere il beurre manié poco a poco, per rendere vellutata la salsa (la cosa viene molto meglio se invece di versare il beurre manié nella salsa, versate poco a poco la salsa nel beurre manié, almeno fino a quando questo non diventa del tutto liquido; ciò evitarà i temibili grumi; può facilitarvi anche, per una bella omogeneità, tirare di nuovo fuori i conigli).

N.B.: se si vuole che il piatto invece che buono sia ottimo, fate pure il mijotée, ma con un occhio nella pentola. In altri termini, tutta la differenza sta tra una prugna troppo molle e una prugna come si deve, una cipollina disfatta e una quasi croccante. Se si vuole fare un agro-dolce, alla fine la salsa va legata con una cucchiaiata o due di gelatina di mirtilli. Questa versione non l'ho ancora provata.

NAPOLI. TUTTI DA ESTER, ANCHE UNA CERTA PUPETTERIA E GATTERIA.








A un certo punto alla festa da Ester sono apparsi un po’ di pupi; ne catturo due. Una è una bimbetta che è di un tenero buffo che più buffo e tenero e buffo non si può. Un altro è arrivato offrendo alla nostra simpatia e alla nostra affettuosità il prediletto gatto, tal Fulmine, quatto mesi, che si è comportato con grande dignità.

NAPOLI. TUTTI DA ESTER. ELEGANZE E CHIACCHIERE













Alla festa da Ester mi sono messa di buzzo buono a cercare di strappare alle suggestive penombre della festa tutto ciò che baluginava, e in specie le eleganze che caratterizzano le dame napoletane, che come ogni esperto sa, conservano un’eleganza altrove dismessa. Infatti, così come a Napoli ci si può ancora attendere di trovare tovaglie di lino bianco e posate d’argento, così capita che a cena ci si vesta come dio comanda, e non ci si sottragga al divertimento di cambiarsi d’abito dopo averlo, con cura, cercato tra molti nell’armadio.

Ecco dunque una collana, un orlo, un drappeggio sottratti alle tenebre – haimé, tutte le eleganze nere mi sono sfuggite, restando immerse nell’inchiostro – ma anche uno zucchetto che copriva con singolare successo la botta in testa che ha costretto l’amico Paolo a sopportare un enorme cerotto.

NAPOLI. TUTTI DA ESTER. BRINDISI









Se qualcuno si fosse chiesto: ma cosa hanno bevuto con quel buffet?

NAPOLI. TUTTI DA ESTER PER UN BUFFET PARTENOPEO.



















Ed eccoci tutti – quanti eravamo? Trenta? - da Ester, in quella bella casa che si rallegra tutta quando le regali feste e persone, luminosa di accoglienza e cornucopia di napoletanità, poiché qui non si transige, la cucina è tradizionale, locale, familiare, e oggetto di continue discettazioni su dove si deve comperare o come si deve cucinare questo o quello.

Chi ha portato una cosa e chi un’altra sotto l’attenta sorveglianza di Ester che con polso di ferro ha controllato, per dire, che non arrivasse una teglia a fiorellini a meno che non fosse intonata con la tovaglia, e il flusso è stato tale che entrando ci si imbatteva in un’ondata di:

salsicce e friarelli, parmigiana di melanzane (discettazione: con o senza buccia, le melanzane? questo interrogativo può richiedere molte telefonate, perorazioni, dubbi, e parecchi pensieri tra testa e cuscino la sera, nel letto), involtini di peperoni, babà rustico, pizza di frolla dolce con il ripieno di ricotta salata, pizza di indivia con le olive, acciughe e uvette, danubio, involtini di provolone del monaco e melanzane con mostarda di peperoni, minestra di fagioli (caratterizzata dalla presenza del sedano, mi fa notare Ester discettando di cannellini), pasta con la provola e le patate, mozzarella di bufala. E poi piccoli babà dolci con la crema e con i frutti di bosco, aragostine, una caprese della quale ora da una mezza parola qua, ora da una risatina là si intuisce una storia travagliata e piena di incidenti di forno.

Assaggio per la prima volta e con parecchia soddisfazione un ministeriale, un dolcetto di cioccolato e rhum che fu servito nei pranzi di gala alla reggia di Capodimonte. Inventato da Scaturchio, piazza San Domenico Maggiore. L'attuale Scaturchio racconta che un avo lo creò per sedurre una sciantosa (chiamata l'aristocratica) e che poi fu presentato alla casa reale, dovendo fare una lunga trafila per l'approvazione, trafila che si sopetta fosse incrementata dalla possibilità dei ministeriali di fare parecchi assaggi.

Riflettete su questo menu, che penso di ricordare abbastanza bene, anche se confesso di non aver potuto – haimé – assaggiare tutto.

Qualche ricetta ottenuta quella sera, quaderno alla mano:

pasta con la provola e le patate

involtini di provolone del monaco e melanzane con mostarda di peperoni

E un altro paio che se non sono proprio quelle, sono parenti e sorelle (ah, quanto, quanto discetterebbero Ester, Antonella, Anita, sulle proprietà e caratteristiche e adeguatezze di queste ricette):

rustico napoletano, ovvero pizza con la frolla dolce e la ricotta salata

pizza di cicoria della zia Bianca

GATTO CHE OCCHIEGGIA UN TOPO




In the border of a bible (Bibl. Mazarine 13, fol. 267v), c. 1270

Da un sito con una ricca area felina.

martedì 3 novembre 2009

INDICI. LE RICETTE DI PESCE



Mancano le zuppe, le terrine, i timballi, i soufflé – per questo, cercate altrove – ma tutto il resto, dal baccalà mantecato al polpo alla luciana, quello c’è.

Questo post viene aggiornato ma mano.

baccalà alla cappuccina



mousse di pesce in braga di spinaci



dita di Nettuno, ovvero indivia belga farcita di pesce



zucchine tonde farcite di pesce e gamberi



calamari ripieni con mandorle e lemon grass



filetto di spigola e melanzane con salsa di fiori di zucca



zucchine romanesche, gamberi e lemon grass



polpo alla luciana



riso selvaggio, seppie, piselli e asparagi



trancio di branzino con cipolle in agrodolce e crema di fagioli cannellini



salmone in crosta di pane e sale



capesante al mandarino



bisato sull’ara, o anguilla al forno alla veneta



anguilla all’arancia con radicchio tardivo di Treviso



baccalà con cottura rapida di Maffioli



mousse calda di salmone e merluzzo



salmone marinato



hamburger di salmone



spiedini di gamberi e zucchine



spiedini di rana pescatrice e albicocche



merluzzo mediterraneo



rombo al limone



tonno marinato e avocado



salmone al curry con albicocche



mouclades charentais, cozze con crème fraîche e finocchiella



totani e patate



seppie con asparagi e patate



anguilla sfumata di Orbetello



cappellotti o seppiole fritte



insalata di polpo aromatica



chevice di tonno,mango e zenzero per quattordici



chevice di tonno,mango e zenzero



chevice di tonno con frutti della passione



salmone con pane e cipolle in agrodolce



capitone al limone



razza al burro nero



anguilla al forno, due ricette



calamari in foglie di vite



rotolo di cernia al lardo



polipetti affogati



lattarini fritti



pesce al sale



polpo alla luciana



baccalà mantecato



sogliolette in saor



alici arriganate



cernia all’acqua pazza



tonnetto nebbioso



bianchetti lattarini cecinielli spuma di mare



fritto di paranza



filetto di tonno fresco al microonde



rana pescatrice agli agrumi, in cartoccio



spadoni e gamberoni



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Reinier o Reynier Coveyn o Covyn (1636-1681)

A Woman Preparing Fish in her Kitchen

Da art.gallery

NAPOLI. TRATTORIA MEDINA.








Non male la Trattoria Medina, grande, affollata, classica, ottima la mia focaccia nuda e freschissime le verdure grigliate, buona la pizza imbottita con la ricotta, pure freschissima, del Nunche.

lunedì 2 novembre 2009

GATTI E TOPI SUI BORDI DI UN LIBRO MINIATO.








A rat rides on a cat's back (fol. 76v) and another cat (fol. 238), the Pontifical of Guillaume Durand (Bibl. Sainte-Geneviève 143), before 1390

Dal magnifico sito felino http://www.larsdatter.com/cats.htm

che cita liberfloridus.cines.fr

A CENA DA MARIKI’.














Siamo persone serissime. Duro lavoro e approfonditi studi e ricerche. Però, mai senza un buffet, prego. Questa volta se lo è assunto Marikì: tagliatelle gratinate (si può sapere perché non facciamo più spesso un piatto che può essere così buono?) e risotto napoletano di zucca aprivano la sequenza. Due parole su questo “risotto”: sgranato, al dente, avvolto in una camiciola spessa di crema di zucca, con la croccante aggiunta di foglie di rucola, fresco, accattivante, nuovo. Ottimo, piacevole, ad avercelo; naturalmente, manco per niente un risotto (tra me e Marikì c’è una vecchia storia sui risotti napoletani: lei dice che ci sono, io mi vedo davanti monumentali sartù, e perfino il riso al cioccolato, ma non mi pare compaia nemmeno un risotto). Comunque, la ricetta spero di farmela dare.

Seguiva uno spezzatino al pepe verde, pure buonissimo, che si cucina con la panna (non osate fare storie contro la panna: tutto aveva un tono di eleganza dei tempi passati; c’erano, pensate, le posate e i sottopiatti d’argento, cose che fanno tenerezza e senso di festa). Infine le sfogliatelle ricce e quelle lisce, perfette entrambe e fonte di immediate, vivaci, sentite discettazioni da parte dei napoletani presenti, tutti disposti a discutere di quali siano – perché e percome - preferibili e migliori. E poi due scoperte: la crostata napoletana, che Marikì giura essere classicamente fatta con uno spesso strato di crema e poi uno più sottile di marmellata, e che si presentava con una bella fisionomia monumentale, e i cioccolatini gelati, anch’essi buoni strabuoni.

In cucina, con mia sorpresa, ho trovato una signora assai bella e nerissima, che è a Napoli da trent'anni e parla un perfetto italiano, e che dopo una lunga frequentazione della casa di Marikì si è messa ora a fare catering, ed era lì con l'aria di fare crostate napoletane in grado di soddisfare il più esigente partenopeo.

Disgraziatamente io non sono in grado di ricostruire proprio tutto il menu, perché prima ci eravamo fermati a prendere un aperitivo a La Caffettiera, e come si sa quello viene servito con abbondanti piccoli rustici, quindi… in quello stesso caffé abbiamo sorpreso due belle fanciulle con la loro relazione davanti, quella che ci avrebbero letto il giorno dopo. Risate, ultimi appunti, e un drink.

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Remy Gelo
Via Ferdinando Galiani, 30
Napoli
tel.: 081668480

Una gelateria storica, da cui venivano i remygnon, i cioccolatini di gelato. Davvero molto, molto buoni. All'incrocio con via Gramsci, di fronte al lungomare Caracciolo

INSALATA DI FRUTTI DI BOSCO.



Ancora un'idea presa da una cena a casa di Lucia, da ricordare per la conclusione di un pasto: semplice, elegante, colorata, gradita. Mettete insieme dei frutti di bosco, e se è la stagione, dei chicchi d'uva. Semplicememte, così, loro e un cucchiaio.

Accompagneranno ottimamente ogni cosa (questa volta, un bonet magnificamente vestito di fiori e foglie) ma se anche li presenterete da soli, voglio vedere chi non li vorrà.

DECORARE UN DOLCE.



Quando si va da Lucia si hanno sempre delle idee da copiare. Per esempio, questo modo di decorare un bonet: foglie di basilico, una viola mammola, dei chicchi d’uva, dei biscotti – bastoncino al cioccolato.

giovedì 29 ottobre 2009

INDICI. BEVANDE, SCIROPPI, ROSOLI.



Il chai masala, il bellini, un paio di ricette di ratafià.

pomgranè: liquore di melagrana.



bellini




chai masala



ratafià della zia Bianca



ratafià triestino




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Jan Vermeer Van Delft (Delft 1632 - Delft 1675)

Gentiluomo con dama che beve

da wga

GLI ORSI DI ARTE'. 308.



Papavero:

orsa leziosa
mi butto sull'azzurro
dona col rosso!

SOUFFLE' AL TARTUFO.





Da Artemisia.

Fare una besciamella soda con mezzo litro di latte, 90g di farina, 65g di burro, sale.

Quando è ancora bollente, mescolarvi 150g di crema di funghi e tartufo già pronta, di quelle che sapete, perché la conoscete, che sa veramente di tartufo. Io ho usato una crema Sulpizio al tartufo nero.

Aggiungere cinque rossi d’uovo, uno per volta, mescolando.

Montare i cinque bianchi e aggiungere anche quelli mescolando delicatamente, girando la massa da sotto in su.

Versare in uno stampo che abbia una capienza di due litri (con uno che abbia una capienza da un litro e mezzo, avreste più scenografia, io non ce l'ho) ben imburrato e cosparso di pan grattato, preferibilmente fatto in casa, per avere una grana abbastanza grossa.

Forno già caldo a 180°, dentro un bagno maria pure già caldo, per un’ora.