
Siamo in:
Carni,
Carni di piuma. Fagiano quaglie oca tacchino cappone.
Culture e territori,
Italia. Cucina e passeggiate,
Toscana.
Da
Isolina
Tutto intorno a un'oca, o meglio: l'Oscio con l'acciugato, come si
faceva a Rigomagno per la trebbiatura. Oscio perché così si dice in
loco, cioè oca maschio. Ho deciso di farla alla vecchissima moda
rigomagnese, bollita. Proprio così, bollita, come si faceva per le feste
della trebbiatura. Nessun libro ne riporta la ricetta e pochi se ne
ricordano. Io mi sono scostata dalla tradizione solo nel modo di
servirla, cioè ridotta in filetti e senza pelle. Prima il paziente,
penoso lavoro della ripulitura dalle penne residue (scacchionatura) che
per fortuna adesso faccio con la torcia e pertanto più facilmente.
Mentre l'oca cuoceva, con il pezzetto sottratto ho preparato un
ragù per la pasta. Prima della pasta, le belle
tartine di Amedeo, i pomodorino
variopinti dell'orto, l'insalata di olive. In tavola, come vuole la
tradizione, insalata di cavolella; inoltre (non tradizionale, ma
tradizionale per noi)
scapece di zucchine e melanzane, insalata di
fagiolini e micropatate (alcune quasi sembravano perle, erano delle
ratte), insalata di peperoni grigliati. Per dessert una gelatina di
prugne (nostre) con salsa di more.
Oscio con l'acciugato
Metto sul fornello un immenso pentolone con
acqua,
sale rosmarino, salvia, alloro, cipolla, chiodi di garofano, sedano.
Quando raggiunge il bollore, ci metto l'
oca (che ho fatto
tagliare in quattro pezzi del macellaio per comodità) salvandone un
pezzetto per altro uso. E lì bollicchia per tre ore.
Tolgo i pezzi e li metto in uno scolapasta a raffreddare quel tanto che basta per poterli maneggiare.
Procedo a liberare dalla pelle (per altro golosissima) e ridurre la carne in filetti che piazzo in una cocotte.
Alla fine filtro del brodo per coprire il tutto e tenere in caldo.
Si serve con una salsa calda, detta
acciugato. Si fanno dolcemente sciogliere delle
acciughe dissalate nell'
olio d'oliva, si aggiungono dei
capperi e del
sedano bianco tagliato in non troppo fine julienne.
Da
Isolina
Tutto intorno a un'oca, o meglio: l'Oscio con l'acciugato, come si
faceva a Rigomagno per la trebbiatura. Oscio perché così si dice in
loco, cioè oca maschio. Ho deciso di farla alla vecchissima moda
rigomagnese, bollita. Proprio così, bollita, come si faceva per le feste
della trebbiatura. Nessun libro ne riporta la ricetta e pochi se ne
ricordano. Io mi sono scostata dalla tradizione solo nel modo di
servirla, cioè ridotta in filetti e senza pelle. Prima il paziente,
penoso lavoro della ripulitura dalle penne residue (scacchionatura) che
per fortuna adesso faccio con la torcia e pertanto più facilmente.
Mentre l'oca cuoceva, con il pezzetto sottratto ho preparato un
ragù per la pasta. Prima della pasta, le belle
tartine di Amedeo, i pomodorino
variopinti dell'orto, l'insalata di olive. In tavola, come vuole la
tradizione, insalata di cavolella; inoltre (non tradizionale, ma
tradizionale per noi)
scapece di zucchine e melanzane, insalata di
fagiolini e micropatate (alcune quasi sembravano perle, erano delle
ratte), insalata di peperoni grigliati. Per dessert una gelatina di
prugne (nostre) con salsa di more.
Oscio con l'acciugato
Metto sul fornello un immenso pentolone con
acqua,
sale rosmarino, salvia, alloro, cipolla, chiodi di garofano, sedano.
Quando raggiunge il bollore, ci metto l'
oca (che ho fatto
tagliare in quattro pezzi del macellaio per comodità) salvandone un
pezzetto per altro uso. E lì bollicchia per tre ore.
Tolgo i pezzi e li metto in uno scolapasta a raffreddare quel tanto che basta per poterli maneggiare.
Procedo a liberare dalla pelle (per altro golosissima) e ridurre la carne in filetti che piazzo in una cocotte.
Alla fine filtro del brodo per coprire il tutto e tenere in caldo.
Si serve con una salsa calda, detta
acciugato:
Si fanno dolcemente sciogliere delle
acciughe dissalate nell'
olio d'oliva, si aggiungono dei
capperi e del
sedano bianco tagliato in non troppo fine julienne.