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venerdì 13 marzo 2026

Culture e territori. Italia. Lazio. Valle di Comino. Dolci


Siamo in Culture e territori, Italia, Lazio, Valle di Comino.

Cotogne: marmellata e gelatina

Pere al vino rosso

Torta di mele leggere al cardamomo


Pie di mele con la buccia



Torta angelica di nonna Gigina, con cremor tartaro e bicarbonato



Torta di frutta e meringa di Aida


Fritti di latte, ovvero crema fritta come nell'ex Regno di Napoli. 





Schiacciata di farina gialla. Radunate a montagna e scavate nella vetta un cratere fondo.



Sosamelli della Sapienza



Supercrostatine di ricotta

Bonbon bambineschi e campagnoli

Pirritini. Dolcetti farciti di marmellata

Mostaccioli, dolci antichi del meridione. Natale

venerdì 27 dicembre 2019

Supercrostatine di ricotta


Siamo in:

DolcettiDolcetti. Di tutto un po'.

Culture e territori, Italia, Valle di Comino, Italia, Valle di Comino. Dolci.

Da Artemisia

Dal Talismano della felicità edizione anni Trenta, dolce dell'infanzia di Mentuccia; la madre Aida la faceva solo se si prospettavano visite: la Supercrostata di ricotta. Aida la pensava come una pastiera facilitata, addomesticata, in continuità con la cultura culinaria campana di casa. Ho provato la ricetta nelle forme da crostatina. Ne vengono 9 e avanza un po' di ripieno; con questa frolla delicata usare la carta da forno bagnata e strizzata anche con gli stampini, le crostatine sono fragili e la carta aiuta a estrarle. Si possono surgelare dopo averle cotte: rivivono bene; suppongo si possa fare lo stesso con la crostata.

Frolla:

125g. di farina00, 125g. di fecola di patate, 100g. di burro, 100g. di zucchero, 2 tuorli più una chiara (può essere sostituita col succo di 1/2 arancia), un pizzico di sale e uno di bicarbonato, buccia di limone grattugiata.

Fate riposare la pasta in frigo per mezz’ora.

Farcia:

fare una crema pasticcera con 2 tuorli, 2 cucchiai di zucchero in polvere, 1 cucchiaio di farina00, 1 bicchiere di latte, buccia di limone.

Unire alla crema fredda: 300g. di ricotta, 3 rossi d'uovo, 3 cucchiai di zucchero in polvere, un pizzico di cannella; infine 3 cucchiai di cedro e arancio canditi e 3 chiare montate a neve.

Allestimento:

Stampi di alluminio da crostatina, da 10cm, rivestiti di carta da forno bagnata, ben strizzata, fatta aderire con cura.

Stendervi la frolla, mettervi il ripieno, farvi su una griglia di pasta.

Forno già caldo a 180° per 20'.

Quando le crostatine sono fredde, estrarle e spolverarle con garbo di zuccero a velo (meno affogate della fotografata). 


giovedì 16 agosto 2018

Pastiera di riso AA, di Aida e Alda


Siamo in:

Culture e territoriItalia. Cucina e passeggiateNapoli e la CampaniaNapoli e la Campania. Cose dolciLazio Valle di Comino

CrostateCrostate al formaggio, CheesecakeCrostate con crema alle uova. Flan sucrée en croûte.

ProcedureOfficina riparazioni.

Da un appunto della madre di Mentuccia, come spesso scombiccherato, più un intervento di Alda Muratore che si industria a tradurlo in fattibilità, una prova di Artemisia di cui non ha tenuto traccia se non delle foto, un'altra - portata a casa di Silvia e Marco: Maggio. Da Silvia e Marco con un pollo circasso. - che pur con buon esito ancora non la soddisfa richiedono che tale ricetta sia di nuovo provata. Queste vicissitudini portano a schiaffarla in Officina riparazioni, il tag delle prove dei ricicli, dei rifacimenti.

Da Mentuccia 

Gli appunti di mia madre, presi su qualsiasi foglio di carta volante, li ho messi in una scatola. Prima, come un epigrafista, li ho trascritti. Eccone uno:
"farina 1/2 kg - burro gr 200 - zucchero gr 200 - mezza tazzetta da caffè di latte - uova cinque, per la pasta frolla. 1/2 litro di latte, tre uova, farina e zucchero necessari, e si fa la crema. 4 ricotte, due uova con le chiare battute a neve, 250 gr di zucchero, cannella, limone, 4 bicchierini di rum. In tutto 450 di zucchero e 10 uova e lo zucchero della crema. Si unisce la crema di latte e la crema di ricotta e se si vuole del riso cotto nel latte (4 cucchiai circa) e si mette nella pasta frolla come per la crostata.
"
Non so se questa crostata fu mai fatta; ha l'aria scostumata dei dolci d'antan, semplici ma da festa nel profluvio di uova, meridionali nell'opulenta ricotta.

Traduzione di Alda Muratore


Questa nota folle, letta dall'esperta nell'arte dolciaria amica Alda, fu da lei ricondotta a sensata fattibilità. Non si accorse che c'era una traccia anche per la frolla, o non riuscì a credere a "uova cinque" e glissò. Alda dice: mi pare che si possa interpretare così:

La pasta frolla puoi prepararla con la ricetta che segui normalmente per le crostate, oppure con la formula 3-2-1 (3 etti di farina, 2 etti di burro, 1 etto di zucchero e 1 uovo).

Poi fai una crema di latte: con 1/2 litro di latte, tre uova, due cucchiai di farina e zucchero a tuo gusto.

Poi prepari una crema di ricotta: batti a crema due tuorli con 250g di zucchero, aggiungi 200g di ricotta, 4 bicchierini di rum, cannella in polvere, buccia di limone grattugiata; batti le due chiare a neve e le aggiungi con garbo.

Ora mescoli le due creme così ottenute, e aggiungi anche 4 cucchiai di riso bollito nel latte (io farei per prima cosa bollire il riso, lo scolerei e userei il latte per la prima crema).

A questo punto, non resta che foderare il fondo e i bordi di una teglia (per la proporzione 3-2-1 usa una teglia di 26 cm di diametro) con la pasta frolla e riempire con il ripieno.

Per la cottura, credo che a 180° non si sbagli: sorveglia, e quando il tutto ha assunto un bel colore infila un coltellino nel centro: se esce pulito, ci siamo.

Versione di Artemisia per il pranzo da Silvia e Mario

La registro come pro memoria, ma voglio rifarla ancora prima di mettere qui una mia versione approvata. Ho pressappoco seguito la traccia di Alda, ma con deviazioni in corso d'opera dovute al caso e alla necessità. Alla fine dosi più abbondanti, che hanno comportato, dopo aver usato un fascia d'acciaio di 20cm di diametro e 4 di altezza, un avanzetto che è finito in un tegamino.












sabato 11 agosto 2018

Cassata con lo zucchero caramellato e l'acqua di fiori d'arancio.

 

Siamo in: 

Dolci chiusi in un guscio di pasta
, Dolci chiusi. Di tutto un po'.

Culture e territori, Italia, Valle di Comino, Italia, Valle di Comino. Dolci.

Mentuccia
passa ad Artemisia una ricetta trovata tra i foglietti di Aida, la madre; la ricetta è impossibile, ma ispiratrice. Questo l'appunto di Aida, che contempla una mostruosa quantità di zucchero e come guscio adotta una forma di pan di spagna svuotata:

Ricotta un chilo;  zucchero 700gr (dei quali 500gr servono a fare il caramello); si lavorano le ricotte con i  200gr di zucchero in polvere, poi si passano al setaccio e ci si uniscono 500gr di zucchero caramellato che si prepara facendo bollire lo zucchero con un bicchiere d'acqua; quando lo zucchero fila è pronto e si riunisce alla ricotta; si lascia raffreddare e vi si unisce al piacere cedro e cioccolato non a latte, fatto a pezzetti. Si lascia poi riposare per 24 h; questo composto si mette in una pizza di pan di spagna vuotata.

Per renderla fattibile viene tradotta così:

Un chilo di ricotta di pecora (prima sgocciolata nello chinois per un'ora) in una ciotola.

Fare uno zucchero caramellato con 200g di zucchero e un cucchiaio d'acqua.

Unire ricotta e zucchero caramellato versato a filo, montandoli con le fruste, e far raffreddare.

Aggiungere cedro candito a dadolini e 150g di gocce di cioccolato amaro e un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio.

Fare un pandispagna, ricavarne un disco sottile di 24cm di diametro.

Frolla: 500g di farina00, 175g di strutto, 175g di zucchero a velo, 1 uovo intero, 50g latte o acqua o marsala, un pizzico di sale, scorza di limone, un cucchiaino di lievito o 2gr di ammoniaca.

Stampo di 24cm di diametro.

Rivestirlo con parte della frolla, mettervi il disco di pan di spagna. Versarvi il composto di ricotta.

Coprire con il resto frolla, fare dei fori con la punta affilata di un coltello nel coperchio di pasta perchè ci siano degli sfiatatoi.

Forno già caldo a 180° per un'ora.

Far intiepidire, sformare, lasciar riposare per un giorno.

Spolverare di zucchero a velo.



venerdì 1 settembre 2017

Cotogne: marmellata e gelatina

Siamo in:

Culture e territori, Italia, Valle di Comino, Italia, Valle di Comino. Dolci.

Da Mentuccia

In paese non c'erano negozi per ragazze che volevano un corredo. Di ragazze, poche ma buone, qualcuna ce n'era - ricordo Maria, con la sua vuota bottega piena di caramelle che scoppiavano e una nuvola di neri capelli ricci lievi come una ragnatela - e il corredo era fuori discussione più del marito. A un tiro di corriera c'era una fiorente cittadina con negozi fitti di rotoli, tovaglie, lenzuola, asciugamani che si perdevano nella penombra, odorosi di stoffa, custoditi da zitelle determinate e severe, ma anche con la vivissima fiera del giovedì, piena di venditori che gonfiavano le vene del collo con grida e lanci della merce sulla folla ai piedi dei camion su cui stavano ritti e invasati. Ma c'era pure, più discreto, più intimo, più galante e prezioso, qualche venditore che arrivava in paese con la valigia, e che si appartava con l'una e con l'altra a mostrar le sue cose, che srotolava con cura di suora ricamatrice mentre si spandeva odor di lavanda.
In quella campagna, quella della casa della mia infanzia, c'erano poderi, oggi incolti, qualcuno più grande, altri piccoli, tutti con un loro suggestivo nome. Ricordo Angeliglio. Alto, sorridente, intelligente, rosse guance di chi vive al vento, occhi arguti; Angeliglio che dai monti portava primule e bellissimi sassi. Una volta ne snocciolò come una filastrocca tutti i nomi, infiniti e curiosi; ogni frammento di terra aveva il suo, ben noti a lui che li aveva uno per uno conosciuti. Le Vigne, terra abbandonata, ma protetta dallo spirito di Angeliglio, produssero un certo autunno alcune mele cotogne, scovate ritrovando l'albero tra erbe alte e cespugli invadenti. Non ricordo il loro peso iniziale (forse tre chili). La ricetta, da L.Boldoni, Le conserve di frutta, Moizzi, Milano 1977.
In AAA ci sono già una  composta di cotogne e una marmellata di limoni e cotogne.

Cotogne: marmellata e gelatina

Ho cotto con  un litro d'acqua ogni chilo di frutti, lavati, tagliati a pezzi e messi a cuocere tutto incluso, buccia e semi, finchè non erano diventati molto morbidi.

Poi li ho passati al passaverdure.

Ho ottenuto della polpa e del succo.

Alla polpa ho aggiunto un po' di succo fino ad averne 2kg e1/2.

Sono rimasti 3kg e 1/2 di succo.

Con la polpa ho fatto la marmellata, con il succo la gelatina.

Marmellata di cotogne

2 kg e mezzo di polpa di cotogne con un po' di succo, più 750g di zucchero per ogni chilo di polpa.
Cottura lunga.

Gelatina di cotogne
E' risultata ottima, rossa e della fluidità densa del miele liquido. Testavo la consistenza mettendone qualche goccia in un piattino, spegnendo sotto la pentola e aspettando di vedere che succedeva.

3 Kg e 1/2 di succo di cotogne, più 3Kg di zucchero (1 Kg di zucchero per ogni Kg di succo).

Cottura lunga, ben lontana dai 40' suggeriti dal libro consultato.


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