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martedì 1 dicembre 2020

Potée lorraine. Courtine. Lorraine, Lorena. Francia.




Siamo in:

CarniCarni di pelo. Suini.

Culture e territoriFranciaAlsazia LorenaQuadrupedi, Ricette della signora Maigret.

ProcedurePotée di qualunque cosa: una pentola sigillata, fuoco lento.

Da Artemisia

Faccio una ricetta da Le ricette della signora Maigret, Robert J. Courtine, prefazione di Georges Simenon, Mondadori, Milano 1978. Il libro si distingue per ricette bistrot d'antan. Feci tal potée molti anni fa, non so quando la rifarò, quindi la pubblico senza foto (non ne facevo). Però ci metto un bel disegno di Arte'.

Riempire a metà d'acqua una capace pentola di terracotta.

Gettarvi dentro un pizzico di sale, una cipolla picchiettata con tre chiodi di garofano, una foglia di alloro, quattro porri legati insieme a un mazzetto di prezzemolo, qualche foglia di sedano, uno spicchio d'aglio, un pizzico di cerfoglio (qui la ricetta aggiunge: qualche baccello; non avendo idea di quale baccello sia, ho omesso). Cuocere a fuoco vivo.

Quando l'acqua bolle, aggiungere 4 carote tagliate in 4 pezzi, altrettanto di rape tagliuzzate, 100g di fagiolini verdi freschi e una ciotola di piselli sgusciati.

Lasciar cuocere, a piccolo bollore, per 2 ore.

Estrarre il mazzetto di aromi.

Aggiungere alla potée un cavolo sfogliato e fatto sbianchire nell'acqua bollente.

Quando riprende l'ebollizione, aggiungere una spalla di maiale affumicata.

Riprendere la cottura, continuandola per un'ora e mezza.

Aggiungere alla potée un bel pezzo di lardo magro di petto (io una fetta di guanciale) e un salsicciotto.

Cuocere per mezz'ora.

Porre nella pentola di terracotta, il cui liquido sarà pressoché evaporato, qualche patata pelata, con un pizzico di sale su ognuna. Coprire. Portare a termine la cottura. Quando le patate saranno cotte, servire.

Nota di Courtine: Non smuovere la potée durante la cottura ed estrarre i legumi con la schiumarola perché questi, molto cotti, si presentano assai disfatti. Ma questa è proprio la caratteristica della potée lorraine. La signora Maigret ha avuto l'idea di passare al setaccio tutti i legumi per servire con le carni una originale purea.

mercoledì 8 marzo 2017

Francia. Lorena. Tourte Lorraine: pasticcio in crosta di carne di maiale al vino bianco.


Siamo in: 

CarniCarni di pelo e di piuma. Pâté en croûte, Pasticci in crosta, PieCarni di pelo. Coniglio.  

Culture e territoriFranciaPaté, tourtes et terrines.

Artemisia
fa una ricetta di Patés, tourtes et terrines, Christian Delu, Solar 1989, con qualche modifica. 

La Tourte Lorraine è a base di porc, vin blanc (questa volta Gewurztraminer), aromi: quando è uscita dal forno, due piani di casa profumavano. E' come il più famoso Pâté Lorraine, ma invece che forma rettangolare è torta rotonda e in genere comprende la migaine, panna e uovo versati nel camino a metà cottura. In questa ricetta non c'è migaine, ma la forma è di tourte (di questi piatti ci sono mille varianti). Quindi in genere si fa con crosta sopra e sotto; io invece ho adottato una terrina di coccio che mi ha permesso di fare solo il coperchio; al taglio era croccante e copriva una carne ben cotta nel vino, priva di grassi, molto profumata e morbida, con un resto di liquido sul fondo non eccessivo e innocuo, visto che non c'era pasta da ammollare; l'ho scaldata; pasta croccantissima e apprezzabile, con una ricetta che sopporta bene le lunghe cotture. Non ho trovato eccessiva la quantità di spezie e anzi ne ho aggiunto un pizzico da un mio barattolo-teriaca dove mescolo gli avanzi di tutte le spezie che ho.
 
Marinata: versare in una ciotola 1/2l di vino bianco secco, 4 scalogni affettati, uno spicchio d'aglio ridotto in crema, tre cucchiai di prezzemolo triturato, 4 chiodi garofano triturati, sale, pepe appena macinato, un pizzico di teriaca

Tagliare a pezzetti 1,5kg di spalla di maiale o lombata. 

Mettere la carme nella marinata, farvela stare per 12h.

Pasta: 400g di farina00, 100g di burro, 2 uova, 2 cucchiai di olio (io d'oliva), sale, pepe abbondante; potrebbe essere necessario un goccio d'acqua.

Fare un guscio in una tortiera, versarvi la carne scolata, coprirla con altra pasta, fare un camino nel coperchio, spennellarlo  con rosso d'uovo battuto (ho usato una terrina di terraglia rotonda, di circa 25cm di diametro, senza il fondo di pasta ma con il solo coperchio).

Forno a 170° per un'ora; alla fine potrebbe essere utile un foglio di alluminio di copertura.

Sul tavolo di  Marzo 2017. Buffet per quattordici storici, o quasi.




 








domenica 24 gennaio 2016

La schiffala. maiale affumicato, patate, cetriolini. Francia. Alsazia.



Siamo in:

CarniCarni di pelo. Suini.

Culture e territoriFranciaAlsazia Lorena, Quadrupedi.

Da Artemisia

L'immagine di esordio dal Le Musée Alsacien di Strasburgo. Nuvola continua esterrefatte e acrobatiche esplorazioni del terrazzo piccolo, aspettando di essere ammessa a quello grande. Faccio un piatto invernale, franco tedesco, o per meglio dire alsaziano. Alternative nel condimento: senape o rafano, o tutti e due; erba cipollina invece che cipollotti; ho usato uno stinco e non una spalla (cinque, anche sei persone, se non divoranti). Il piatto viene apprezzato, ma ora so come farlo anche meglio. I punti essenziali sono: la temperatura incandescente, l'uscire della carne come Venere dal brodo bollente, che le patate fumino, che la vinaigrette sia sciolta con adeguato brodo, benché non fino a sciaquìo. Questa volta ho mescolato, la prossima farei una corona di patate mescolate a cetriolini e cipollotti, e al centro la carne. 

Una spalla di maiale affumicato cotta in acqua non salata per un paio d'ore (si può aromatizzare l'acqua con carote, chiodi di garofano, bacche di ginepro...).   

Patate lesse a fette.

Condite con una vinaigrette: sale, pepe nero, senape, aceto di vino, un cucchiaio o due del brodo di cottura.

Aggiungere cetriolini e cipollotti.

Unire patate e maiale affumicato.

Della pancetta affumicata a dadini, rosolata in padella secca e scolata, viene infine versata sul tutto.

Mescolare.






martedì 10 marzo 2015

Pollo al Riesling. Courtine. Francia. Alsazia.



Siamo in:

CarniCarni di piuma. Polli.

Culture e territori, FranciaBipediLe ricette della signora MaigretAlsazia Lorena.

Da Artemisia

Maigret lo mangia in Maigret e il capellone imprudente; Maigret et le tueur [Le meurtre d'un étudiant], 1969. La ricetta viene da Le ricette della signora Maigret, Robert J. Courtine, prefazione di Georges Simenon, Mondadori, Milano 1978. Si parla di galletto, forse pensando a Bresse; qui adotto il più umile termine pollo; è un piatto dell'Alsace. Nunchesto non ci bevve un bianco... i modi di fare le poulet au Riesling sono innumeri, comportano aggiunte di cognac, funghi, crème fraîche, usano la carcassa per un fondo bruno, etc. l'aggiunta di cognac la valuterei (si fiammeggia il pollo subito dopo la rosolatura).

Fare un brodo:

in tre decilitri di acqua, due carote, un porro, una cipolla, un ciuffo di prezzemolo e le zampre di un pollo (in mancanza, ali).

Una foglia di alloro, un rametto di timo.

Circa 30' di sobbollore; alla fine deve restarne circa un terzo.

Tagliare a pezzi un pollo di circa 2kg.

Farli rosolare in padella spessa con una noce di strutto.

Mettere i pezzi di pollo in una pentola di ghisa.

Spolverarvi su un cucchiaio di farina, aggiungere un rametto di timo e una grattugiata di noce moscata.

Mettere nella medesima padella in cui ha rosolato il pollo una carota e 4 scalogni, due spicchi d'aglio triturati, appassirli per 10'.

Versare nella pentola del pollo.

Aggiugere alla pentola del pollo dieci centilitri di Riesling, il brodo filtrato, sale e pepe nero appena macinato. Coprire.

Fuoco basso fino a quando il pollo non si stacca dall'osso (da una a due ore circa).

Se necessario tirar fuori il pollo e far addensare un po' la salsa.














Disegno di Ferec Pintér


lunedì 11 marzo 2013

Tarte flambée sucrée aux pommes. Flammekueche. Alsazia. Lorena. Francia.


 

Da Artemisia

Fatta la tarte flambée con cipolle e pancetta affumicata, l'ho affiancata a una sucrée con le mele. Ovviamente in Alsazia si guardano bene dall'usare le nostre panna e ricotta. Usano crème fraîche e bibeleskäse (fromage blanc più spesso del solito); quanto al forno, dovrebbe essere a legna alla massima temperatura, quando fiammeggiando ancora si appresta a accogliere il pane.

Stessa pasta da pane, noi diremmo da pizza, metà per l'una e metà per l'altra; per esempio: 500g di farina, 200g di acqua, 25g di lievito di birra, 50g di burro, un pizzico di sale: far raddoppiare, sgonfiare, stenderla molto sottilmente in due grandi teglie rettangolari: in una la farete salata, nell'altra con le mele e lo zucchero.

Sbucciate e affettate molto finemente tre grosse mele.

Frullate 200g di ricotta con 200g di panna fresca, aggiungete un po' di cannella.

Spalmate sulla pasta lasciando un piccolo bordo.

Disseminatevi su le fette di mela, spolverate con tre cucchiaiate di cassonade.

Forno al massimo della temperatura (almeno 250°) per una decina di minuti.

Portate subito in tavola e versate sulla tarte mezzo bicchiere di Calvados scaldato in un pentolino e fiammeggiato.




domenica 10 marzo 2013

Flammekueche, tarte flambée. Francia. Alsazia, Lorena.

Siamo in Pani e Lieviti, Focacce e pizze condite.

Da Artemisia

In esplorazione del Nord della Francia. Alsazia (ma la tarte passa i confini e arriva in Lorraine e in Germania). Ovviamente in Alsazia si guardano bene dall'usare le nostre panna e ricotta. Usano crème fraîche e bibeleskäse (fromage blanc più spesso del solito; condito con aglio e ciboulette accompagna le patate; non so se anche nella flamme lo mettono a volte così condito; non ci starebbe male); quanto al forno, dovrebbe essere a legna alla massima temperatura, quando fiammeggiando ancora si appresta ad accogliere il pane: allora si infilano dentro le flammekueche. Un tempo, per chi nella campagna di Strasburgo festeggiava l'andare al forno comune con il suo pane da cuocere una volta alla settimana; di recente è diventata irresistibile moda cittadina con appositi forni. Se volete mangiarla come si deve, fatevene un pezzo, arrotolatelo e mangiatelo con le mani.

Ci vuole una pasta da pane, o da pizza; per esempio:

500g di farina, 200g di acqua, 25g di lievito di birra (10g se si può attendere e fare una lievitazione più lunga), 50g di burro, un pizzico di sale.

Far raddoppiare, sgonfiare, stenderla molto sottilmente in due grandi teglie rettangolari.

Affettate molto finemente tre grosse cipolle dorate, fatele sudare in padella con un goccio d'acqua fino a che non sono traslucide.

Riducete in julienne sei fette di pancetta affumicata.

Frullate 400g di ricotta con 400g di panna fresca.

Salate
, pepate con pepe nero appena macinato, aggiungete un po' di noce moscata grattugiata.

Spalmate sulla pasta lasciando piccolo bordo.

Disseminatevi su pancetta e cipolle.

Forno al massimo della temperatura (almeno 250°) per una decina di minuti.





mercoledì 2 marzo 2011

Febbraio. La cena della débâcle.

 
Febbraio 2011. La cena della débâcle.  Si prevedevano piatti leggeri ruotanti intorno a un piattone che, se mangiabile, avrebbe avuto l'invadenza del piatto unico. Era la baekeoffa, carni grasse di manzo, maiale, agnello, lungamente marinate in vino d'Alsazia con molte erbe e verdure, fatte cuocere infinitamente a calore basso e sigillato. Sull'infinitamente cadde l'asino. Le tre ore previste risultarono nulla per l'enorme riottoso malloppo - c'era anche una coda di manzo, oltre tutto. Deposto con sforzo in tavola, l'immane peso subito rivelò sotto l'argenteo, lacerato sarcofago un contenuto pressoché vivo, e venne velocemente riportato in cucina, avendo deposto appena un frammento in ogni piatto di quei pochi pezzi che mostrando un po' di pietà stavano virando verso il cotto.

La cosa curiosa su cui ho avuto modo di stupirmi e che rivelo spudoratamente è che io, la cuoca, non ho sentito - capperi! - imbarazzo alcuno: le guance non arrossavano, il cuore non si contraeva, le ginocchia non tremavano. Piuttosto ho visto con odio e sollievo sparire dalla vista il pentolone, e mi sono subito rasserenata pensando che c'era abbondanza di formaggi francesi, cui aveva provveduto Nunchesto: non c'era rischio si morisse di fame. Solo ho sentito la preoccupazione di cosa farne, dell'orrida massa. Come fronteggiarla in due, ammesso che mai cuocesse, la scellerata? La campagnola retriva che è in me, che coltivo con rispetto perchè mi dice che non si butta nulla, e così come non butto gli avanzi non getto via nemmeno lei, già si preoccupava della fine di quel ben di dio. Solo questo pensiero oscurava la mia serenità. Mi sono accorta che non perdo la faccia: ce l'ho appiccicata sull'osso come una patella, restava lì nonostante le occhiate di fuoco di Nunchesto mi raggiungessero dall'altra parte del tavolo come la pioggia dell'Apocalisse. Lo stesso Nunchesto che usciti gli ospiti ha fatto il gesto del dito a gancio picchiato sulla fronte, facendo uscire dalle labbra contatte la parola daube (un certo stracotto francese che una volta o due mi riuscì bene e che spererebbe di rivedere, invece di tutte queste sperimentazioni) e qualcosa del tipo: dobbiamo loro presto un'altra cena.

Càpita che sulla nostra tavola compaia rarissimamente due volte lo stesso piatto, poichè il mondo è vasto, la curiosità alta e la possibilità di mangiare a quattro palmenti ridotta. Non restano che gli ospiti, cui dedicare le esplorazioni di cui non posso fare a meno. O la va o la spacca, quindi, e benchè l'espressione di Nunchesto suggerisse che tali débâcle accadono continuamente, io invece vi dico che così plateale è la prima volta che mi succede. Altre volte - non infinite, checchè ne dica la vipera - un piatto marginale è sparito in cucina senza parere, e l'insieme non ne ha risentito. Ma questa volta il fulmine si è abbattuto sul supposto piatto centrale, quindi... Per i curiosi: la bestia è stata cotta e ricotta e infine domata e un po' mangiata, ma oramai senza equanimità di giudizio; il resto è sparito nel freezer.

Gli ospiti? Non hanno fatto una piega. All'altezza della situazione, insomma. Ma i baffi di Alfredo (l'Alfredo che con Ida che ci ha accolto così, per dire) sono diventati man mano più malinconici: la prossima sarà una cena tradizionale (vedremo cosa mi verrà in mente), non bisogna strapazzarlo con sperimentazioni. 

Voglio dire due parole sui disastri. Sono il sale della cucina: non sono d'accordo su chi poi si uccide, temere il peggio dà al lavoro quel certo non so che che non deve mancare. Da quando tengo questo blog, dal dicembre 2006, questo è il primo vero disastro (lo dico per la reputazione, poiché va bene la patella, ma...); uno che accadde prima di quella data è raccontato qui: disastro pilaf ed elogio della conversazione, un altro più recente qui: un soufflè dolce che esplode continuamente.

Sì, ma il menu? Allora: un Formaggio di capra mescolato al gorgonzola piccante avvolgeva dei chicchi d'uva e poi era stato rotolato nei pistacchi, oppure avvolgeva una prugna ed era rotolato nel cocco. Poi una Crema di castagne al pastis con un cappelletto di radice di prezzemolo fritta. Poi, eluso il piattone, la Baekeoffa, e ci si è consolati con Formaggi francesi. Quindi una magnifica Misticanza. Avevo pure fatto dei gonfi Panini allo strutto, con aglio gli uni, peperoncino gli altri. In fine, una Zuppetta di frutti rossi con crema di pere allo zenzero.
 
Ricette (quelle che vale la pena di dare):

Formaggio di capra al gorgonzola, chicchi d'uva e pistacchi, oppure con prugna e cocco

Crema di castagne al pastis con radice di prezzemolo fritta

Formaggi francesi

Misticanza

Panini allo strutto con aglio e peperoncino

Zuppetta di frutti rossi con crema di pere allo zenzero






















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