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giovedì 13 giugno 2019

Sformato di spinaci, piselli e funghi porcini


Siamo in:

Culture e territori
Italia. Cucina e passeggiateLazio Valle di Comino

Verdure e vegetaliTimballi, Timpani, Turbanti.

IngredientiFunghi porcini.

Da Mentuccia Fibrena

Esecuzione di Artemisia che cucina nella casa di campagna di Mentuccia.

Lo sformato di verdure con le polpettine è uno dei piatti di famiglia. Gli sformati, i timballi, i turbanti, le polpettine sono tra le gioie gastronomiche di casa. Si fa con ogni verdura, ma nella più usuale prevalevano gli spinaci, oppure la congiunzione carciofi e piselli. Vedi lo Sformato di verdure della Val di Comino: spinaci e piselli, carciofi e piselli. Questa versione è con spinaci, piselli e (novità artemisiesca) funghi porcini. Altre modifiche della tradizione, non previste spezie. Ha aggiunto anche un bouquet di verdure, piazzando nel foro dello sformato come fiore nel vaso erbe aromatiche, insalatine, rametti di peperoncino.

Stampo con buco da tre litri. 

Polpettine
Mescolare a 1kg di carne mista triturata (manzo e maiale) con un panino morbido bagnato nel latte finché non si disfa, 100g di parmigiano grattugiato, la buccia grattugiata di un limone, molte erbette finemente triturate (prezzemolo, basilico, erbe aromatiche), un pizzico di noce moscata. Fare delle polpettine regolari di una grandezza tra la nocciola e la noce, a seconda di quanto tempo e pazienza si hanno, ricordando che più saranno piccole, più saranno tradizionali. Alcuni ne pretendevano cinque in un cucchiaio. Considerare che se il composto riposa in frigo le polpettine verranno più compatte. Infarinarle, friggerle nell’ olio d’oliva.

Salsa al limone per polpettine

Fare un roux con 60g di burro e tanta farina quanta ne occorre per ottenere un composto morbido.

Aggiungere un litro di saporito brodo di carne caldo, mescolando come per la besciamella.

Aromatizzare con il succo e la buccia di un limone e con erbette triturate, tra cui erba cipollina.

Composto di verdure

Unire un kg di spinaci lessati, strizzati, ripassati nel burro, una besciamella soda (un litro di latte, 85g burro, 100g di farina, sale, noce moscata)), 100g di parmigiano grattugiato, sette uova. Frullare nel robot finché non è un composto omogeneo, di un tenero verde. Salare, pepare, aggiungere un pizzico di cannella, una puntina di chiodi di garofano, una di cardamomo, una di macis finemente triturati. Tenere da parte.

Unirvi mescolando un kg di piselli lessati e ripassati nel burro. Tenere da parte.

Cuocere una manciata di porcini a piccoli pezzi in olio d'oliva e aglio. Tenere da parte.

Imburrare e infarinare uno stampo da savarin da tre litri (30cm di diametro).

Versarvi tre quarti del composto di spinaci, quindi i piselli, poi i funghi; terminare con il resto degli spinaci.

Cottura

Cuocere in forno caldo (200°) per 50’ circa. Lo sformato è cotto quando sospira, ovvero quando gonfiandosi sale oltre il bordo della teglia, come nella foto. Poi si riassesterà al suo interno.

Allestimento

Farlo intiepidire, rovesciarlo nel piatto di portata.

Mettere nel buco un bouquet fatto con qualche foglia di insalata lollo, che dal verde vira al prugna e si arricciola ai bordi, maggiorana fiorita, cedrina fiorita, peperoncini appena nati.

Se è necessario, scaldare lo polpettine nella salsa. 

Servire una fetta di sformato e qualche polpettina.









giovedì 18 agosto 2016

Pasticcio di erbe con cervello e animelle, prima metà del XX secolo e un altro paio di sformati di verdure


Siamo in:

Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Timballi, Timpani, Turbanti
.

Da Mentuccia

Gli sformati di verdure con polpettine erano certamente un must degli inviti nella Valle di Comino e non solo, poiché il giro di famiglie che si frequantava valicava qualche monte, allargava il territorio.
Ecco alcune ricette di cui è rimasta traccia. La realizzazione del Pasticcio di erbe con cervello e animelle è stata sontuosa e divertentissima. In AAA ce ne sono di pasticci di erbe e polpettine ce ne sono di fatti e rifatti: Sformato di carciofi e piselli della Val di Comino; Sformato verde e giallo delle nonne e delle zie; Sformato di verdure con polpettine

Sformato di sole verdure

1kg di verdura lessata e passata al setaccio;  3 tuorli d'uovo; 50g di burro; due cucchiai di farina. Cuocere a fuoco lento 15 minuti mescolando. Teglia imburrata e infarinata o impanata. In forno, al solito, per 30 minuti a bagno-maria.

Sformato di verdure e polpettine di Tullia


Patate 500g; latte un litro; burro (o gradina, o misto) 75 gr; erbe miste lessate (non broccoletti o erbe amarognole, scarola,  fagiolini, spinaci, zucchine) ripassate e condite con burro; fegatini, polpettine, prosciutto, un uovo, parmigiano. Si mescola tutto e si cuoce al forno in teglia imburrata e infarinata.

Come si vede, si tratta di tracce che richiedono filologie ed esperienza. Tullia la ricordo come una minuta, anziana signorina nero vestita, tutta buone maniere di cui oggi sentiamo così intensa nostalgia, una notevole corona di capelli bianchi, regolare, gonfia, acconciata come un rotolo, un cercine, intorno alla testa, elegante, puntuta, un po' obliqua, come chiedesse permesso, una di quelle facce pallide che mai videro trucco e anzi hanno un vago sentore di baffi, ma anche da anziane con una pelle morbida e chiara di bimba, intrinseca alla sua grande casa come un paguro alla conchiglia (diverse erano in questi paesi grandi case bellissime e in decadenza, ma ancora vispe, con dentro certe signore o signorine attempate che vivevano solo in quel perimetro); come tutte, allieva di monache (come diceva mio zio, se lo sei stata, si vedrà per sempre). Tullia aveva una sorella simile a lei che si chiamava Aminta, poiché i genitori non avevano colto che l'eroe di Tasso era appunto un eroe e non un'eroina. Non so se lei lo seppe mai nella sua vita.

Pasticcio di erbe con cervello e animelle
   
E' un pasticcio che faceva mia nonna Gigina, tramandato da mia madre Aida che lo ha mangiato ma non lo ha mai fatto. E' un ricordo - sogno; con le dosi indicate sarebbe un mostro: è il piatto in cui mia madre ha riassunto il mito della madre.  Il ricordo di Aida:

Erbe varie prima lessate, poi dorate e fritte. Cioé: 10 piedi di indivia; 10 sedani (il bianco tenero); e 5 finocchi; 5 carciofi; un po' di funghi. 400g di  cervello; 400g di animelle; 1/2 kg di polpettine, 500g di mozzarella (oppure 300); 200g di parmigiano; 150g di prosciutto; fegatini di pollo; 4 uova sode; un l. di besciamella e 4 uova battute da aggiungere alla besciamella. Mi sembra che anche il cervello e le animelle fossere dorate e fritte dopo averle leggermente sbollentate. Al cuoco il compito di assemblare questo ben di dio.
 
Dieci piedi di indivia, dieci finocchi, altre varie erbe, cervelli, animelle, altre frattaglie, polpettine...e poi stava in un palmo di mano, ne bastava una fettina piccola, la ricetta arriva raccontata come una fiaba. Suppongo fosse un cavallo di battaglia da mettere in campo quando Gigina - bel viso regolare, morbida, imponente ai miei occhi, madre autorevole, sposa, mai fuori dal perimetro delle mura domestiche se non per andare in chiesa - riceveva il famacista, il preside del convitto, i notabili di Arpino, la bella cittadina piena di palazzi, conventi, collegi e fabbriche a nord del Regno di Napoli, dove abitava con Bettino, il marito notaio dai notevoli baffi e naso, per non parlar di certi occhi d'aquila, in una casa grande e piena di gatti (educati a non interferire con i conviti: La Madre Superiora, meritevole di un tal nome, di concerto con Gigina faceva gnaulanti prediche a Fernando - fratello di Aida - quando quello tornava tardi).

Aida favoleggiava che tale sformato fosse squisito e densissimo piatto, e che l'enorme mole di ingredienti in fine si traducesse in un oggetto "non più grande di un palmo di mano", che ne bastasse una fettina sottile sottile... (una sorta di buco nero). Chiese alla madre di farlo quando venne ad Arpino, loro ospite, Beatrice (la futura suocera) a trovare le figlie: l'amica Evelina (tramite cui Aida conobbe il fratello Giovanni, futuro marito) e la sorella maggiore Bianca. Entrambe stavano nel collegio di monache allora pieno di ragazze, che tutte le vide passare, queste fanciulle non solo di Arpino ma di tutti i paesi vicini, una dopo l'altra, una generazione dopo l'altra. Il collegio era un insieme di detenzione, blanda formazione, ricami e messe, e permise la conoscenza e qualche volta l'amicizia di tutte le signorine sparse in un territorio abbastanza vasto, che avrebbero avuta molta più difficoltà a interecciarle altrimenti. Il rosario si interruppe con me, rifilata a monache romane, che mia madre e le mie zie considerarono indispensabile surrogato delle arpinati.

Con la visita ci fu un pranzo e col pranzo ci fu il pasticcio. Aida sa poco dell'esecuzione, perchè andò a spasso, ricordando settanta anni dopo un rimprovero della madre che ancora si aggirava sul suo capo come nuovo, in delizioso miscuglio di colpa e trasgressione: "Fai l'ordinazione e mi lasci con tutto questo da fare". Però c'era Clara, la fida fantesca roseocerulea (che rotonde guance rosa confetto! Che tondi occhi azzurri! Che aureola di ricci scuri! Che perpetuo sorriso interrotto solo dalle risate!) che invece tutto andava apprendendo, seguendo Gigina passo passo nella cucina scintillante di di piastrelle bianche; Clara che poi aprì un suo apprezzato ristorante.

Arpino, con il collegio di suore arroccato come bianca fortezza sul colle, per le femmine, e un convitto per maschi orlato di busti di uomini illustri che invece dava sulla frequentata piazza (lì si studiava, naturalmente), era un passaggio obbligato per tutti i figli dell'area estesa che la circondava che intendessero formarsi al futuro. Non so se fosse stato Silvio, il secondo marito di Beatrice, o Severino, il primo marito e padre di mio padre, a essere stato compagno di scuola di Bettino, il padre di Aida. Finivano con il conoscersi tutti, da una valle all'altra.

Le cose andavano così: i legami si tessevano e c'erano inviti a pranzo che richiedevano arte di operosa padrona di casa. Rivedo le credenze di Gigina, i piatti di porcellana avorio con il giro d'oro. Aida ricordava quando da una casa all'altra si andava con faticosi, polverosi e avventurosi tragitti in carrozza - una delle principali strade di collegamento si chiamava Sferracavalli - e alla bisogna oltre al convito si offriva agli ospiti una stanza per una notte.

 Pasticcio di erbe con cervello e animelle. Realizzazione di Artemisia

Mi impegno in impresa che mai pensavo che avrei fatto. Ci provo. Sono a Venezia, trovo uno stampo con buco da un litro e mezzo. Mi butto sul pasticcio; ma non userò l'indivia né i funghi che pure avevo comperato, e non posso ficcarci che un terzo di tutto il resto; devo ridurre; capita la regola "verdure bianche", ne adatto le quantità a qualcosa di controllabile - per dire 10 piedi di idivia e 10 sedani mi sembrano dementi - ma adotto  anche ingredienti imprevisti dalla ricetta di Gigina: sedano rapa e porro; poi visto che sono in laguna, invece di carciofi, fondi; invece di prosciutto cotto, lingua salmistrata. Evito un bel po' di fritture. La cottura dura un'ora e un quarto. Il pasticcio è estremamente attraente, e ci si diverte a farlo insieme Pomaurea e io. Mentre siamo immerse in ciotole ciotoline e cotture, arriva Nunchesto e dà fuoco alla cucina con un vin brulé. Il palmo di mano che conteneva tale timballo sarà stato quello di Gargantua. Ci vorebbe uno stampo almeno da due litri. Nel menu di Dicembre 2016. Venezia. La cena dell'ultimo giorno dell'anno. Soddisfazioni.

Composto di besciamella - verdure

Pulire e tagliare a julienne 1 piede di indivia (il cuore più chiaro), a fettine un sedano (la parte bianca e tenera), 2 finocchi (sempre il cuore), un porro (parte bianca).

Stufarli in padella incoperchiata con poco olio d'oliva e un goccio d'acqua. Controllare e mescolare.

Tagliare a dadolata un sedano rapa. Dorarlo in padella con poco olio d'oliva.

Fare una besciamella con1 litro di latte, 180g di farina, 130g di burro. Aggiungervi 4 uova battute e 200g di parmigiano.

Unire verdure e besciamella.

Farcia

Tagliare a dadini 400g di mozzarella, metterla a scolare in uno chinois per qualche ora.

Fare polpettine micro, piccolissime e regolari, con mezzo kg di carne mista maiale/manzo (aromatizzarla con parmigiano, noce moscata, sale, pepe, aggiungere un po' di pane grattugiato). Passarle nella farina. Friggerle velocemente in padella con poco olio d'oliva: appena dorate, stop. Farle asciugare su carta da cucina.

Pulire fino allo spasimo 5 carciofi e affettarli; pulire e affettare un po' di funghi coltivati: stufare brevemente gli uni e gli altri, separatamente, in padella, con poco olio d'oliva e uno spicchio d'aglio, prima coperti per qualche minuto e dopo scoperti. Salare.

Pulire 400g di cervello di agnello e 400g di animelle: metterli in acqua e cambiarla fino a che non è più rosata (tre o quattro volte); togliere membrane e tracce di sangue. Tagliare a dadini l'animella e a piccole fette il cervello; sbollentare una decina di minuti le amimelle in acqua acidulata con poco aceto. Asciugare su carta da cucina.

Immergere il cevello in uovo battuto, infarinarlo e friggerlo in due dita di olio d'oliva; le animelle dorarle nel burro.

Tagliare a dadini una manciata di fegatini di pollo, scottarli velocemente nel burro, sfumarli con un goccio di cognac.

Tagliare a dadini 150g di lingua salmistrata (oppure a stricioline 150g di prosciutto cotto); rassodare 12 uova di quaglia, sgusciarle ( oppue fare a fette 4 uova sode.)

Montare

Con il composto di basciamella fare una scatola in uno stampo da 2 litri imburrato e cosparso di pan grattato, riempirla con strati degli altri ingredienti, saldati da qualche cucchiata qua e là di composto.

Chiudere con verdure - besciamella, spolverare di pan grattato, cospargere di fiocchetti di burro.

Cuocere

Forno a 180° per un'h e mezza.

Far riposare 15' prima di sformare.


















mercoledì 17 agosto 2016

Sformato di verdure della Val di Comino: spinaci e piselli, carciofi e piselli.




Siamo in:  


Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Timballi, Timpani, Turbanti.

Da Mentuccia Fibrena

Molti ospiti in campagna? Uno dei piatti con cui si fronteggiavano, un classico, un cavallo di battaglia, era lo sformato ad anello, fatto nello stampo da savarin, che poteva essere assemblato con varie verdure. A me giunsero come prevalenti le versioni carciofi/piselli, o spinaci/piselli. Qui dò la spinaci/piselli, per l'altra sostituite gli spinaci con carciofi. In versione spinaci/piselli con il centro riempito di funghi trifolati fece parte del menu di Dicembre 1988. L'ultimo dell'anno, e di quello di Dicembre 1990. Una festa con ospiti selvatici. Fu nel menu di Agosto 2009. La vecchia casa si anima garbatamente per una cena quasi come una volta.

1kg spinaci sbollentati, strizzati e ripassati nel burro.

500g di piselli sbollentati e ripassati nel burro.

Besciamella un litro di latte, 85g burro, 100g di farina, sale, noce moscata.

Unire e mescolare.

Aggiungere 5 uova, una dopo l'altra, mescolando.

Aggiungere della noce moscata e 150g di parmigiano grattugiato. Mescolare.

Versare in uno stampo con il buco da due litri, imburrato e cosparso di pan grattato (effetto tweed, oppure farina, effetto liscio).

Per 40’ nel forno a 180°. Meglio se a bagno Maria.

Lo sformato va accompagnato con polpettine.

Polpettine

500gr di carne di manzo triturata, aromatizzata, ammorbidita con un pugno di pane ammollato nel latte.

Polpettine piccole, regolari, rotonde, militari, fatte rassodare nel frigo, quindi soffritte rapidamente in olio d’oliva, poco prima di servire.

E’ piacevole spruzzarle di limone se si servono appena fatte, o scaldarle con una salsa al limone (aggiunte non tradizionali). In questo link, tutto sulle polpettine, anche con farciture alternative. Le classiche sono le suddette.

Versione con spinaci e polpettine piccanti 

Ne trovo una versione molto bella e buona da Lucia. E' fatta con gli spinaci, e le polpettine, al sugo rosso, sono molto piccanti. Nel menu di Febbraio 2009. La cena dei galani.








martedì 25 febbraio 2014

Sformato di latte, ovvero un soufflé al limone ad anello, che viene sformato

Siamo in:

Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Sformati e terrine di formaggioPolente pasticciate e conditeSoufflé.

Da Mentuccia Fibrena

Ancora una ricetta della Val di Comino. Questa volta non è cucina campagnola, ma una sorta di cucina di villa, di grande casa con un piede nei campi e uno in giardino, adatta agli ospiti (gli amici arrivavano dai paesi vicini, lontani pochi chilometri, in polverosa, vibrante, sobbalzante carrozza, e per ciò si allestivano camere da letto che li ospitassero per la notte). Si tratta chiaramente di un soufflé, ma le cuoche dell'epoca non adottavano l'esotico termine; quindi, Sformato di latte. Potrebbe essere un piatto che Aida, mia madre, non portò con sé nei suoi appunti di sposa - non lo associava alla madre o all'amica Celeste, prodiga di consigli gastronomici - ma che trovò nella nuova casa. Forse è un piatto della suocera Bice, che come sua madre Gigina aveva fama di signora in grado di ricevere amici; ma anche di sfamare tavolate di contadini che lavoravano alla mietitura o alla vendemmia. La condizione campestre era infatti assai più netta, tanto che il suo più celebre piatto, di Bice, era il fritto misto che faceva con ogni cosa reperibile, domestica o selvatica, di dispensa o di campo, quando aveva improvvisi arrivi. Nonno Severino, primo marito di Bice, fece fare una grande credenza cornuta, sue inziali incluse (suppongo quando si sposò), tutta intagliata, con frutta, cacciagioni, teste di cervo; altre varie corna, vere, decoravano le pareti, e sul soffitto correva una ghirlanda di melograni che mi incantava, mentre al centro - udite - un'aquila teneva tra gli artigli una bottiglia di Champagne!  Purtroppo l'aquila mai la vidi, anche se la allucino in un battibaleno, mentre feci in tempo a piangere assai la scomparsa dei melograni, che amavo, sotto una carta da parati decorosa e anonima (poi giustiziata da un terremoto e dalla necessità di intervenire sui muri) e quella del pavimento di calce grigia, bello e rugoso come la luna, sotto un liscio marmo funebre e chiaro.

Sformato di latte. Versione di Artemisia

Riporto tal quali gli appunti, linguaggio - che tanto mi garba - annesso. Note: assai buono con quell'aroma di limone, alla fine è un soufflè che si sforma; notare che lo stampo è col buco. Stampo da savarin da due litri. L'ho sempre riempito con polpettine come da tradizione e funghi; per il sugo delle polpette, vedi questa salsa. In forno, a 200°, l'ho tenuto un' h, il doppio di quanto detto nella ricetta; ciascuno dovrà regolarsi. Ma dopo poco più di mezz'ora ha inziato a sgonfiarsi nel forno, e includendo la sosta fotografica in cucina, a tavola è arrivato un po' ammaccato (ma veramente ottimo, il limone è un colpo di genio). Lo voglio perfetto, poiché è davvero buono; lo schiaffo quindi in Officina riparazioni il tag dei tentativi e delle prove. Fu nel menu di Aprile 2002. Menu primaverile con un daube che pippiola in pentola di ghisa. L'ho accompagnato con polpettine in salsa di limone e carciofi stufati con germogli d'aglio nel menu di Febbraio 2014. La cena del gentiluomo all'antica. Fu anche nel menu di Febbraio 2014. La cena della tovaglia ricamata.

Mezzo litro di balsamella, nella quale si mettono 80 gr di formaggio svizzero a pezzetti, non appena ritirata dal fuoco e un po' di limone grattugiato.

Quando è fredda bene ci si uniscono 4 rossi d 'uovo e dopo le quattro chiare montate a parte.

Quando è ben mischiato si mette nello stampino unto con burro e pane macinato e si cuoce al forno per mezz'ora e si sforma.

Il buco va riempito di fegatini.

La balsamella per questo piatto va fatta molto dura e cioé con 1/2 l di latte, 100 gr di burro, 80 gr di fiore. Si fa sciogliere il burro ci si unisce il fiore e e un po' di sale, e si fa cuocere molto, quasi come una pasta bignè, poi si aggiunge il latte e si fa condensare come la crema, sempre girando (fritto di latte).









lunedì 14 novembre 2011

Timballo di frittatine e carciofi

Siamo in:

Verdure e vegetaliTimballi, Timpani, Turbanti, Asaparagi e Carciofi 

Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Timballi a base di uova.

Di Mentuccia.

In AAA c'è un Turbante di frittatine simile, ma senza carciofi, dove si valorizza la forma a ciambella data dallo stampo da savarin. Negli sformati il mutare dello stampo permette variazioni di estetica e di gusto, restando il resto uguale o pressappoco. Se invece si usano scrippelle, il sapore cambia, molto: Turbante di scrippelle con carciofi e polpette.

Versione per 12

Per 12 persone, perché tali timballi chiamano tavola e convitati, e rievocano i tempi in cui in Val di Comino, memori della cucina napoletana e dei suoi sformati di frittatine, si servivano piatti dalle molte porzioni e tendenzialmente monumentali, ma sostanzialmente semplici e che piacessero a tutti. Nel menu di Febbraio 1992. Inviti. I quattro amici fidati.

Battere 10 uova con un po' di sale e delle foglie di menta (o di nepitella, molto presente nel giardino della casa di campagna) finemente triturata; fare delle frittatine molto sottili; arrotolarle e tagliarle come fossero tagliatelle.

Soffriggere in olio d'oliva, con uno spicchio d’aglio, 4 polposi carciofi puliti allo spasimo (un solo frammento fibroso, una barba dura, condannerebbero il timballo) e tagliati a pezzi; aggiungere 1/2 kg. di passata di pomodoro, far cuocere per 20'. Togliere l'aglio.

Condire le tagliatelle di frittata con il sugo lasciando da parte i carciofi senza scolarli troppo.

Fare delle polpettine regolari e assai piccine con 250g di carne mista (manzo-maiale), sale, pepe nero appena macinato, un uovo e abbondanti pan grattato, parmigiano, noce moscata. Friggerle.

Imburrare con gran cura uno stampo da timballo, cospargerlo di pan grattato; coprirne fondo e pareti con le tagliatelle tenendone da parte una manciata; riempire con polpettine e carciofi, chiudere con le tagliatelle rimaste, pressare con garbo.

Cospargere di fiocchetti di burro e pan grattato.

Cuocere in forno a 200° per 40/45'.

Far riposare 10', sformare.

Versione super condita

Mi venne l'uzzolo di ripetere il piatto, che in effetti merita. Il timballo è conditissimo: ottimo, ma anche le dosi originarie danno un buon risultato. Stampo da due litri, apribile. Qualche patimento nello sformare: non sapevo se volevo proporre come top del timballo la parte superiore abbrustolita e leggermente ondosa,  o l'inferiore liscia e compatta (abbondare per ciò con burro e pan grattato), e l'ho un po' strapazzato. Alla fine, ho optato per l'abbrustolita. Sul tavolo di  Gennaio 2018. Quasi una Befana

Tutto come detto, ma quanto al sugo, metto cinque carciofi invece che quattro e un chilo di pelati invece che mezzo chilo di passata. Il sugo viene tirato un po' di più e i carciofi diventano così intrinseci al pomodoro che non si possono scolare: le tagliatelle vengono condite anche con quelli, con parsimonia.

Per le polpettine, 300g di carne mista invece che 250.

Versione dimezzata

Nello stesso mese, di nuovo: questa volta, mezza dose (quella con un po' di sugo in coppa); le frittatine sono sempre sottilissime; il timballo è ottimo, tuttavia mi resta l'uzzolo di provarle più callose, più spesse. Questa volta lo metto nel piatto rovesciato, due fili di frittata restano nello stampo, lo ricopro con un po' di sugo: inseguo invano la forma perfetta. Nel menu di  Gennaio 2018. Due nuovi ospiti e quattro vecchi compari.

Versione senza polpettine

Lo faccio senza polpettine, poiché c'è anche il Timballo alla Bonifacio VIII che le prevede (quello basso nel piatto marocchino bianco e rosso). Dieci carciofi - sono abbastanza piccoli - un chilo di pomodoro. Il sugo in questo caso ci va anche sopra. Le frittatine sono più polpute e le apprezzo. Ma non ho finito: lo voglio più alto, più timballo; la mancanza di polpettine l'ha assottigliato. Insomma, lo devo rifare (timballo pefetto). Nel menu di Dicembre 2018. Il 23, quasi una Vigilia, con molti parenti anche nuovi e nuovissimi.























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