Visualizzazione post con etichetta Monografie. Val di Comino primi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monografie. Val di Comino primi. Mostra tutti i post

venerdì 17 aprile 2026

Zuppa di piselli della Val di Comino


Siamo in: 

Minestre zuppe e vellutate di legumi, Fave, Piselli, Roveja, Cicerchie. 

Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Lazio Valle di Comino. 

Vedi anche Zuppa di verza della Valle di Comino.

Da Artemisia

Una sola verdura, un solo legume (verza, zucca, ceci...) bolliti e versati su una fetta di pane. Le più vecchie zuppe, dicono Alberini e Mistretta (Italia a tavola. Guida gastronomica. Touring Club Italiano, Milano 1984), da Platina a Stefani. La Valle di Comino - che mi è familiare - ex Regno di Napoli, selvatica, ne conserva memoria: lì le ho apprese con verza o zucchine, soffritto di cipolla, una fetta di pane di campagna. Amatissime. L'ho fatta anche con il pomodoro, fave sia baccello che semi, indivia. Il soffritto, che come l'indiano tadka va aggiunto alla fine, sempre con cipolla. Qui, se ci fossero i baccelli, si potrebbero usare. Avevo un avanzetto di piselli e prosciutto, ce l'ho buttato dentro. 

Fare il brodo di piselli


Per due, una buona ciotola di piselli sgranati.

Bollire per una decina di minuti i baccelli in acqua salata.

Fare il soffritto di cipolla

Soffriggere in olio d'oliva abbondante una grande cipolla rossa finemente affettata, fino a doratura. 

Allestire

Tostare quattro fette di ottimo pane casereccio.

Mettere il pane nelle scodelle, versarvi su il brodo (non molto, non deve allagare il piatto) e i piselli. 

Sopra ancora, il soffritto.

Un giro di pepe nero di mulinello.

Una grattugiata a fori grandi di pecorino.

Un giro di olio d'oliva e.v.

Aggiungere qualche foglia di basilico. 





venerdì 14 giugno 2024

Zuppa di fave, baccelli e semi


Siamo in: 

Minestre zuppe e vellutate di legumi
, Fave, Piselli, Roveja, Cicerchie. 

Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Lazio Valle di Comino. 

Confrontare con Zuppa di fave della Val di Comino, con soli semi e pancetta.

Da Artemisia

Una sola verdura, un solo legume antichi (verza, zucca, ceci...) bolliti e versati su una fetta di pane. Le più vecchie zuppe, dicono Alberini e Mistretta (Italia a tavola. Guida gastronomica. Touring Club Italiano, Milano 1984), da Platina a Stefani. La Valle di Comino - che mi è molto familiare - Lazio del sud, ex Regno delle due Sicilie, prossima all'Abruzzo, selvatica, ne conserva memoria, AAA le celebra: lì si fanno verza o zucchine con un soffritto di cipolla e una fetta di pane. Magnifiche. L'ho fatta anche con il pomodoro, ora provo le fave, sia baccello che semi. Il soffritto, che ricorda nell'aggiunta finale l'indiano tadka, lo faccio con cipolla e semi di nigella e finocchio. A maggio 2025 la faccio per 8. Con 1kg e mezzo di fave. Uso cipollotti, dimentico il pecorino, dissemino di erbette fresche, incluso dragoncello messicano. La zuppa è per uno spuntino: oltre a quella, mozzarelle di bufala e insalata. Siamo dalle parti di Pasqua: Riccardo si presenta con un uovo dal peso inimmaginabile - pur venendo da lontano - di raffinato design.

Fare il brodo di fave


Per due, una buona manciata di fave.

Sbucciarle conservando i baccelli.

Fare i baccelli a tocchetti eliminando i piccioli.

I semi sbucciarli dalla pellicina, tranne i piccini.

Bollire per una quindicina di minuti i baccelli in acqua salata.

Aggiungere i semi, atri 5'.

Fare il soffritto

Tostare semi di finocchio e di nigella in padella secca.

Soffriggere in olio d'oliva abbondante una grande cipolla affettata fino a doratura. Aggiungervi fin dall'inizio i semi. 

Allestire

Tostare quattro fette di ottimo pane casereccio.

Mettere il pane nelle scodelle, versarvi su il brodo (non molto, non deve allagare il piatto) i baccelli, i semi. 

Sopra ancora, il soffritto.

Un giro di pepe nero di mulinello.

Una grattugiata a fori grandi di pecorino.

Un giro di olio d'oliva e.v.








mercoledì 4 settembre 2019

Zuppa di pomodori

  
Siamo in:

Zuppe e creme di pane, Vegetali.

Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Lazio Valle di Comino. 

Di Artemisia

Per un pranzo sul terrazzo, parco, estivo, con Nuvola che non si allontana da noi ritornati: una zuppa di pomodoro e un piatto di pesche (e il vassoio nuovo, venuto da Parigi a luglio, rivelatosi subito indispensabile).

Una verdura o un legume antichi bolliti, una sola verdura, un solo legume (o verza, o zucca, o ceci...) queste erano le più vecchie zuppe di cui si sia parlato, come ci dicono Alberini e Mistretta (Italia a tavola. Guida gastronomica. Touring Club Italiano, Milano 1984), da Platina a Stefani. La Valle di Comino ha conservato memoria di queste zuppe; in AAA le abbiamo celebrate: con la verza, con le zucchine; una verdura bollita, un soffritto di cipolla, una fetta di pane abbrustolito. Basta. Magnifiche. Mi sono detta: perché no di pomodoro, anche se è frutto moderno? Proviamo. Buonissima.

Occorrono pomodori maturi ottimi; io avevo dei cuore di bue molto maturi, ne ho affettati un po' (per due una bella scodellona grande, colma).

Ho affettato anche una cipolla di Tropea, e l'ho messa a rosolare in tegame con olio d'oliva con un pizzico di  peperoncino in polvere.

Quando rosolata, ho aggiunto i pomodori e li ho fatti appassire.

Ho aggiunto acqua a coprire, sale e rametti di basilico (poi tolti).

Ho fatto cuocere ancora (in tutto, circa 15/20').

Ho abbrustolito quattro fettine di pane di semola casereccio ottimo (di Le Levain) e le ho leggermente strofinate con uno spicchio d'aglio.

Fette nel piatto, su i pomodori con il loro brodo; ho fatto un po' intiepidire, e ho aggiunto basilico fresco.














lunedì 26 dicembre 2016

Minestra di gobbi per la sera di Natale


Siamo in:

Minestre e minestroni,
Minestre e minestroni. Carne.

Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Da Mentuccia

I Natali in campagna: ecco il gelo della grande casa, i cui spazi in inverno si riducevano a quelli dove si rifletteva una qualche ombra di tepore, mentre la grande "moderna" stufa impotente si perdeva nella tromba delle scale, contro invincibili vuoti e correnti. Pochi fuochi: il camino che rosseggiava piano e in economia nella camera da pranzo nelle rare circostanze in cui era sotto sorveglianza - ecco le serate con la radio, la luce palpitante dei ciocchi sfatti che rotolavano giù, presto rintuzzati, il meraviglioso gioco delle braci e delle fiamme, piccolo inferno domestico per l'occhio che scrutasse molto da vicino in cerca di diavoli, e la luce della sera che si stemperava nella valle sempre più lontana, mentre l'azzurro si diffondeva a ondate nella stanza - la stufa economica della cucina, unico luogo caldo benedetto da vapori bollenti, la stufetta nello studio di mio padre, intravisto dalla porta socchiusa mentre batteva a macchina con due dita veloci, tictictictic quel suono si levava da lui come una banderuola che gli appartenesse, tutta sua. Guai ad andare a dormire: lenzuola rigide di freddo che il braciere dal lungo manico, passato come un ferro da stiro, scaldava per pochi minuti, lasciando una periferia gelida dove i piedi impauriti non si avventuravano per tutta la notte, le braccia strette intorno alla borsa dell'acqua calda dalla veste a strisce bizzarre di avanzi di lana, dove la misura dei ferri non s'era adeguata allo spessore di quelli, e così ove fitte ove rade le maglie lasciavano di quando in quando toccare la superficie bollente, tra goduria e bruciori; veste che scivolava su quel corpo di gomma la cui pancia d'acqua andava pian piano raffreddandosi per conservare il vago tepore che al mattino permetteva di lavarsi molto tiepidamente. Per il resto, bei geli; tra dentro e fuori la differenza non era grande; l'albero alto in un angolo del cosiddetto Ingresso, la grande stanza la cui porta a vetri dava sul giardino, non soffriva il caldo e profumava di pino; e così i bei muschi vellutati, i ricci licheni del grande presepe dalle fontane di carta stagnola che si erano andati a prendere, fatti pochi passi su per un sentiero che subito si allontanava dall'ultimo giro di mura del paese, il terzo, dove la casa si appoggiava, per arrivare a Santo Stefano, tutti in processione con i cestini, staccandoli dai grandi massi che punteggiavano il colle sotto un altro cerchio di mura, il secondo, quelle dell'abbandonato paese vecchio. Santo Stefano, da una chiesetta diruta fuori dal secondo giro di mura, lì dove fu trovato un improvvisato cimitero per molti poveri morti, forse di peste, tutti abbracciati. Ma anche il colle che d'estate si vestiva di erbe lunghe, i cui gonfi cuscini di lisci steli flessibili permettevano a bambine che lo volessero di scivolarvi, sedute, per bei tratti di declivio, come altre facevano in slitta sulla neve (così pensavano quelle bambine), incontrando di quando in quando imprevisti sassi puntuti che apparivano per mordere tenere chiappe sotto la bella coltre morbida (essenziale pericolo); così pure ci si poteva inerpicare su per i massi in scalate perigliose, avventurose e panoramiche, cogliere stellati cardi azzurri di un azzurro che insegnava a vedere i colori,  e guardare le cavallette nella loro intensa vita nel mondo piccolo e piccolissimo, giù, sotto l'erba. 
La sera di Natale sulla tavola delle feste - ricordo come le luci dell'albero, del presepe, rilucenti e tremolanti nell'Ingresso sempre buio, dietro i vetri della porta che lo separava dalla Camera da pranzo (nella casa le stanze avevano nomi propri, con la maiuscola) facessero pensare a spiriti e spiritelli in visita - sulla tavola appariva la minestra di gobbi. Non mi piaceva per niente, con dentro la presenza tosta dei non amati fegatini. Cuocevano a lungo, forse erano sinceramente pessimi; e poi c'erano le attese, tra un chiama uno e chiama l'altro, in quell'abilità dei membri di una famiglia di sparire chi di qua chi di là all'ora dei pasti, che rendevano tiepido il brodo. Ma era "tradizione", quindi eccola lì, la minestra, con tutta la potenza del rito. Ogni tanto Artemisia si propone di farla buona, ottima, bollente; vedremo. Gobbi: cardi che crescono curvati, coperti dalla terra; ciò li rende più teneri dei cardi. Difficili da trovare. Si possono usare cardi pelati fino all'anima. Il passaggio più critico della ricetta è quella cottura ad libitum dei fegatini, che deve renderli dei sassi; se venisse in mente di farla, suggerirei di cuocerli al momento di servire, per pochi minuti, e buttarli dentro per ultimi. Oppure farei dei crostini con paté di fegato da servire insieme, oppure farei dello polpettine di fegato... Comincio dagli appunti di mia madre.

Minestra di gobbi per la sera di Natale dagli appunti di Aida

Per 12 persone

Preparare 2 litri di ottimo brodo di carne.

Preparare le verdure: recuperare le parti tenere, pulire, tagliare a pezzetti: 2 gobbi; 2kg di indivia riccia, centro dei cespi; 2/3 sedani, parte bianca e tenera.

Cuocere velocemente 4/5 fegatini di pollo, tagliati a piccoli pezzi, nel burro.

Aggiungere la verdura e farla cuocere a lungo senz'acqua, aggiungendo un poco di brodo.

Al momento di servire, aggiungere brodo bollente.

La ricetta di Aida alla lettera

2 gobbi di giusta grandezza ben puliti; 2 kg. di indivia (centro) ben scelta; 2/3 sedani (parte bianca e tenera tritata); 4/5 fegatini di pollo; 2 l. di brodo. Cuocere i fegatini nel burro; aggiungere la verdura tagliata e farla cuocere senz’acqua; aggiungere un po’ di brodo e tirare a cottura. Cuocere a lungo. Al momento di servire, aggiungere brodo bollente.

Minestra di gobbi versione di Artemisia

Avendo a cena Mentuccia medesima e vari altri parenti stretti, finalmente mi decido a cavar qualcosa da questa ricetta. Le quantità di verdure e altro della ricetta di partenza sono enormi per un'attuale desiderio di ciotola, e non di scodellona. Di gobbi ne basta uno, di sedani mezzo, di indivie due; anche così, ho avuto grandi avanzi, poiché la mia ciotola fu contenuta. Sul tavolo di Gennaio 2018. Quasi una Befana.

Per prima cosa, feci un brodo di cappone, conservando le carni per altro scopo.

Poi, delle polpettine, di fegato e di verdura.
  
Polpettine di verdura

Togliere tutte le foglie verdi a due cespi di indivia riccia. Sbollentare e triturare la parte bianca.

Fare a pezzetti la parte tenera di mezzo sedano, cuocerlo al MO finchè tenero. Triturare anch'esso.

Mescolare le due verdure, metterle a scolare nello chinois.

Metterle in una ciotola, aggiungere poco pane bagnato e molto ben strizzato, abbondante parmigiano grattugiato, noce moscata, sale, pepe, una manciata abbondante di uvetta.

Farne delle polpettine con l'aiuto di abbondante farina perchè saranno molto molli.

Polpettine di fegato

Mescolare 150g di carne di manzo triturata con 150g di fegatini di pollo triturati.

Aggiungere poco pane bagnato e molto ben strizzato, parmigiano grattugiato, noce moscata, sale, pepe.

Farne delle polpettine di circa 6 grammi con l'aiuto di abbondante farina.

Friggere separatamente le polpette di verdure e di fegato in olio d'arachidi o d'oliva.

Pulire con cura i gobbi, ridurli in tronchetti, man mano tagliarli a julienne minuta buttandoli in acqua e limone perché non scuriscano. Sbollentarli. Scolarli, finirli di cuocere coprendoli con del brodo, fino a che non sono ben teneri.

Mettere in ciascuna ciotola qualche polpetta di verdura, qualche polpetta di fegato,  due cucchiaiate di gobbi.

Versarvi su il brodo bollente subito prima di servire.

 







mercoledì 7 dicembre 2016

Vellutata di patate al vapore, detta minestrina di patate


Siamo in: 

Creme e Vellutate
, Creme e Vellutate. Vegetali.

Culture e territori, Italia, Valle di Comino.

Da Mentuccia Fibrena

Tra i piatti dell'infanzia primeggiava un "puré" di patate che non aveva né latte né burro, ma voleva solo olio d'oliva - pochissimo -  sale, acqua, una foglia di sedano, mezza cipolla: erano le patate al vapore, morbide, umide, lievi, buone, calde; sì, calde; perché raffreddandosi compattavano, rassodavano, e perdevano ogni garbo. Però si potevano fare con loro le Patate al vapore ripassate, oppure la magnifica minestrina di patate che, ogni volta che la mangiai, fu sempre festa e consolazione. Con le patate al vapore si ottiene infatti una crema festeggiata da tutti i bambini dagli uno ai cento anni, aggiungendovi un po' di latte (mescolato sul fuoco),  poi fuori dal fuoco un po' di parmigiano, e infine un tocchetto di esotico burro (i colli della Val di Comino sono coperti di ulivi), una scheggia aggiunta alla minestra quando è già nel piatto, in modo che fonda sotto gli occhi del commensale e se ne colga ancora una scaglia liscia e fredda sotto la lingua, e soprattutto una grattatina di profumata noce moscata (che alla bambina di allora ricordava i dolci e sembrava preziosa bizzarria) nuvoletta scura subito sciolta entro il giallo pallido. Artemisia la serve nel menu di Ottobre 2010. Una cena morbida. Fa sciogliere il burro prima di servirla e alla fine aggiunge un giro d'olio d'oliva e dell'erba cipollina.
 

Sbucciare le patate - preferibilmente vecchie - farle a dadini uguali, metterle in pentola più alta che larga, coprirle a filo - un po' meno che a filo, un dito sotto - di acqua, salarle.

Farvi su una macchia di ottimo olio d'oliva. Ne occorre poco, diciamo una macchia grande come una rosa.

Deporre sul tutto una mezza cipolla, una foglia di sedano (volendo, un pezzetto di carota, un rametto di prezzemolo).

Farle andare a fiamma bassa, coperte, per 20' circa; smettere quando l'acqua non si vede più, e i dadini di patata, ancora interi, sono però del tutto cedevoli.

Togliere gli aromi e mescolare le patate con energia con una frusta (non usare attrezzi meccanici o robot: sapete bene che le patate diventerebbero collose).

Verrà un puré morbido, aereo, con qualche frammento di patata qua e là, con un aroma d'olio d'oliva: insomma, non c'entra nulla con il pur ottimo purè di patate: sono le patate al vapore. Quando si raffreddano, si rassodano, si asciugano.

In pentola, patate al vapore.

Aggiungere tanto latte intero quanto basta per iniziare a scioglierle, scaldare a fuoco medio. Aggiungerne, sempre mescolando, fino a fluidità desiderata.

Aggiungere una grattatina di noce moscata.

Regolare il sale (le patate ne avranno già).

Fuori dal fuoco, aggiungere parmigiano grattugiato a piacere.

Dare una frullata con la frusta, sciogliendo e mescolando per bene la crema (ma una certa restante granulosità è propria della minestrina di patate).

Nella scodella, aggiungere una piccola scaglia di burro, che sarà il commensale stesso a sciogliere nell'insieme, a meno che non preferisca farsene scivolare un piccolo liscio frammento freddo sulla lingua insieme alla crema calda.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...