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martedì 24 dicembre 2024

Serpentone n. 2. Ovvero Chiocciola al cioccolato tra Uzbekistan e Italia




E' un'ottima ricetta di riciclo-dolci, quindi va in Dolci bis-cotti.

Le versioni serpesche meritano di far parte di ProcedureArricciolare incidere cesellare.

Fa parte di Culture e territoriItalia. Cucina e passeggiate, Abruzzo e Lazio

Da Artemisia

Da Wikibooks: Il Serpentone è tipico del centro Italia, soprattutto Lazio e Abruzzo. Si prepara per Sant'Antonio Abate o Santa Anatolia.
Pasta: 300g di farina00, 50g di zucchero, 100g di olio d'oliva, qualche cucchiaiata di acqua calda fino a pasta molto morbida, lasciar riposare almeno 10 minuti sotto una pentola calda.

Ripieno: 100g di uvetta sultanina, 10 prugne secche e  10 fichi secchi tritati, 75g di gherigli di noce e 100g di mandorle dolci più alcune amare tritate finemente, due mele a fettine sottili, 50g di zucchero e 100g di olio d'oliva. Lasciar riposare per 30 minuti.
Stendere la pasta come per lo strudel. Spalmarvi il ripieno lasciando i bordi liberi. Usando un lembo del canovaccio tirare su la pasta, facendola ricadere lentamente sopra il ripieno e arrotolando il dolce come fosse un lungo serpente. Dargli forma  a spirale, tonda e acciambellata. Una mandorla all'altezza della bocca e due ciliegine candite o due chicchi di caffè al posto degli occhi. Spennellare di uovo battuto. Cospargere di ostie la teglia del forno, mettervi il dolce e infornare per 40' a 140°.

Ha avuto quattro versioni, perseguendo l'ideale di coniugare Non chiocciola - pani uzbeki farciti, il Serpentone di Capena, gli Strudel. Vengono in mente anche i Presnitz. Ci vorrebbe un Baltrusaitis dei dolci. Per le foto delle 4 versioni, andate dalle ultime alle prime, la storia va percorsa a ritroso. La versione 1 fu una semplice chiocciola un po' crepata, fatta in un maggio piovoso e fotografata accanto a una finestra affollata. Feci una scemenza: cosparsi di farcia tutto il disco di pasta tranne il bordo, e il serpentone s'è crepato; l'involto finale deve avere doppi strati di pasta. La Versione 2 fu una corona con confettini d'argento. Sul tavolo di  Febbraio 2019. Serpentoni e realtà virtuale. Però aspiravo alla serpe. Nella versione 3 ci diedi giù. Nel menu di  Febbraio 2019. La cena della Genovese e del Miroton, per non parlare della Serpe che finalmente serpeggiava. Versione 4: ho optato per un verde drago cinese, che porti buona ventura. Il giorno della vigilia del 2024.

Pasta

300g di farina00, 50g di zucchero (messo solo una volta), 100g di olio d'oliva, qualche cucchiaiata di acqua calda fino a pasta molto morbida; impastare e lasciare riposare almeno 10' sotto una pentola calda.

Farcia

500g in tutto. Come si vede, se si capisce lo spirito, il paradigma, si può variare.

Prima farcia: 300g di mix al cioccolato (frullai un dolce fatto con cioccolato, biscotti e frutta secca, venne un mix secco); 200g di marmellate (150g al limone, 50g di cipolle leggermente piccante); 90g di bianco d'uovo. Mescolare.
Seconda farcia: 150g di cioccolata amara, 150g tra amaretti, papaia e zenzero conditi, pepe nero di mulinello, un pizzico di chiodi di garofano in polvere; 200g di marmellata di limone; 90g di bianco d'uovo. Mescolare.
Terza farcia: 300g di questa torta peperina (avanzata da precedente festino, con glassa di cioccolato) frullati con 200g di marmellata di pesche; più una manciata di ciliegie secche (questa volta, visto che c'era un muso, ciliegie secche anche per gli occhi).
Quarta farcia: sempre 500g in tutto. Molto misteriosa, ne avevo un barattolo pronto in frigo, certo c'erano fichi caramellati e cioccolata, ma anche altro. Ho aggiunto un bicchierino liquore di cedro per renderla un po' fluida: si sentiva assai, dando al drago un andamento alcolico.

Allestire

Stendere la pasta molto sottilmente su un canovaccio ampio (70cm x 40, come quello con i gatti, può andare) e ben infarinato (come vedete, traspare).

Spennellarla con olio d'oliva molto delicato o con olio di semi.

Rifilare i bordi, tenere la pasta ritagliata se volete fare riccioli come per le due serpi.

Cospargerla con la farcia lasciando metà pasta libera; su questa spolverare un po' di zucchero scuro.

Usando lo strofinaccio, fate l'involto di pasta e farcia come si fa per lo strudel, tirando su lo strofinaccio dal lato lungo e facendo ricadere l'involto su se stesso; vedi: Come fare uno strudel.

Acciambellate lasciando uno spazio centrale (facilita la cottura).

Spennellate di rosso d'uovo battuto con un goccio di latte.

Se volete dare forma di serpe, il muso si forma facilmente, perché l'estremità vuota si ripiega sotto e si modella. Aiutatevi con uno stecchino per fare le narici. Per gli occhi ho usato una volta due ciliegie secche, un'altra due bacche misteriose che avevo in un barattolo. Con gli avanzi di pasta fate dei molto sottili cilindri, che poi depositate dando forme arabescate sul corpo del paziente drago. Spennellate anche gli arabeschi e cospargete, volendo, di codette di zucchero verdi.

Forno a 180° per 30'.












   











mercoledì 14 aprile 2021

Vignarola



Siamo in:

Cuture e territoriItalia. Cucina e passeggiateRoma e Lazio

Da Isolina

Come una speciale combinazione di astri, questa stagione ci offre gli ingredienti per quello che per me è veramente un piatto di eccellenza, la vignarola. Secondo me esprime al massimo la cucina italiana.


Fare un soffritto con un pochino di guanciale a pezzetti, e un filo d'olio d'oliva.

Cipollotti a rondelle fino a leggera doratura, poi carciofi (molto ben sfrondati e tagliati in spicchi), qualche cucchiaiata d’acqua; lascio andare per cinque minuti:

Aggiungo i piselli, altri cinque minuti e un mezzo mestolino d’acqua.

Infine aggiungo le fave alle quali ho tolto anche la pellicina (previa immersione in acqua bollente).

Poi salo, copro, abbasso il fuoco, lascio cuocere ancora pochi minuti.

Versione di Polsonetta

A Roma si aggiunge anche la lattuga, appunto romana, le foglie più grandi spezzettate; c'è la vignarola con i 5 ingredienti, anche senza guanciale: cipollotti, carciofi, lattuga, fave e piselli.


Strudel di vignarola
 
Su AAA trovate anche uno Strudel con la vignarola






giovedì 11 giugno 2020

Ossobuco con piselli. Alla romana


Siamo in: 

Carni
Carni di pelo. Bovini.

Culture e territoriItalia. Cucina e passeggiate, Roma e Lazio

Da Artemisia

Torniamo nell'Orto botanico; si prevedono diluvi, siamo soli, il cielo promette con le sue nubi; quando siamo dove fu il bosco sacro di Roma, tra vecchi alberi, viene giù ciò che era stato promesso: che gioia: tutto risuona. Arriviamo a casa bagnati dalla testa ai piedi (ombrelli, certo, ma figurati). Scopro che esiste l'ossobuco alla romana e che ha un'aria primaverile, poiché è con piselli. Sorprendentemente buono, delicato, saporito, confortevole, ed effettivamente primaverile. Ci ho sparso su un non previsto ma felice mix di erbette, dalla menta, alla melissa, al dragoncello etc, poiché ne avevo nei vasi ed è primavera; attenzione al calore, annerisce le tenere foglie; buttatecele su proprio all'ultimo (ci sta diddio).

Infarinare gli ossobuchi setacciandovi su della farina, sgrullare.

Rosolarli in padella con olio d'oliva.

In altra padella stufare bene un abbondante trito di cipolla - sedano - carota.

Unire ossobuchi rosolati e trito stufato in una pentola di ghisa.

Coprire gli ossobuchi con brodo di carne (abbondante, così ci farete anche un risotto, poi).

Far cuocere a lungo con fuoco al minimo, fino a carne molto tenera.

Aggiungere abbondanti piselli, e cuocere altri 20'.

Togliere il brodo in eccesso (tenerlo come dicevo per futuro risotto), e addensare se occorre il rimasto mescolando in una ciotolina un mezzo cucchiaio di maizena con poco brodo, fino a scioglimento senza grumi; ributtare la maizena disciolta nel sugo, cuocere qualche altro minuto.

Fare sugli ossobuchi un bel giro di pepe nero di mulinello.

Spargervi su un mix di erbette.







 





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