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mercoledì 27 luglio 2016

Giugno. Voglia di Argentario


Siamo in IncontriTutti i menu di Giugno di AAA

Giugno 2016. Voglia di Argentario. Le case ospitali sono vive. Rifugiatevi, chiudete la porta, fatevi la tana, vi capisco; ma le case vive, vivaci, sono quelle che disegnano perimetri di vita sempre nuovi per gruppi di amici; amici, che siano famiglia, o no. La storia della convivialità dice che la moderna - nel Settecento - nasce con gli amici per condividere e chiacchierare, non nella famiglia che celebra l'appartenenza. Preludio al dire: la casa di Dolcesca e Marco è viva, e ci siamo tornati. Quella dell'Argentario. In mezzo al bosco, sul monte. Gli alberi cresciuti hanno nascosto il mare, ma intanto il loro bosco - quello intorno alla casa - ora si può attraversare; ci sono sentieri, la sorgente è stata liberata. Riemergono le vecchie macere che ancora qualcuno, lì, sa resturare, e che una volta delineavano terrazze coltivate. Fanno giri avvolgenti e armonici di belle pietre tra un albero e un altro, anche quelli resuscitati a nuova vita dopo aver strisciato e allungato il collo entro una selva che solo i cinghiali sapevano percorrere. Sono rispuntate delle marasche, un nocciolo, un fico che non si sa se fa frutti selvatici o no. C'è un nuovo grosso gatto affettuso, Tonton, figlio di Jojo, mentre la scontrosa Mimì è sempre lì a guardar storto e scappar via. E c'è una veranda nuova, una vera stanza senza pareti, anzi con pareti di bambù che si avvolgono e filtrano la luce come un ricamo; c'è una cucina in muratura, un grande tavolo, un divano. Marco ricrea ancora una volta l'Oriente con la sua sapienza e conoscenza di quello; le sue stanze dove non si sa se sei dentro o sei fuori, e a un passo, dopo una cortina di bambù - vivi, questa volta - c'è il bosco e le tracce dei cinghiali in quotidiana visita. Ci danno una stanza fresca, con cortine di bianco cotone leggero, un bagno pieno di conchiglie e di pietra sempre bagnata, come fosse fontana di giardino: la casa è amata. Qualche giro ci ricorda che siamo in terra di vino - visitiamo una cantina disegnata da Renzo Piano, tutta segni rossi e verdi, come un castello nella campagna -  sfioriamo tombe etrusche (che sempre parlano fitto).
Cornucopio e Polsonetta portano Guacamole e tutto per fare albicocche e fichi farciti, noi portiamo pizza e torta, Dolcesca cura con affetto l'agnello dui casa sua ricordando la mamma. 
Menu: Guacamole; Albicocche e fichi farciti come l'estate vuole; Pizza di patate, peperoni ed erbette; Agnello brodettato; Crema di piselli; Torta ad anelli con cioccolato, acqua di fiori d'arancio e scialle di glassa; Gelato di crema.

Guacamole

Albicocche e fichi farciti come l'estate vuole
 
Pizza di patate, peperoni ed erbette

Agnello brodettato

Crema di piselli (piselli bolliti e stufati con molta cipolla, quindi passati in un mixer dal passo incerto, che li rende seducentemente crema granulosa)

Torta ad anelli con cioccolato, acqua di fiori d'arancio e scialle di glassa

Gelato di crema 


















sabato 23 aprile 2011

AAA ALL'ARGENTARIO. MENU


Eravamo in 25. Il bosco pieno di gemme, il violetto della sera della vigilia, la casa sempre bella, la luminosa laguna, i timidi frati, la poiana alta nel cielo azzurro, i purpurei ciclamini, i dolci spifferi della primavera, i gatti giovani e veloci, il ronfare della cucina, tutto era con noi. Non chiedetemi dei vini: ciascuno doveva portare una bottiglia, in diversi ne hanno portata più d'una, le etichette si avvicendavano. Molti hanno cucinato, chi lì per lì, chi portandosi il fagotto appresso, chi arrivando con la mappata e completando in loco. Intanto si facevano spuntini, si stendevano tovaglie, si sorseggiavamo calici. Mi pareva di far parte di un gruppo di storni: lo stormo andava su, precipitava giù, si avvolgeva, si dipanava, si disperdeva, si fermava. Quasi senza accorgermi, non potevo far altro che andare insieme. Sembrava un manicomio saggio, un rombo naturale e come tale più vicino alla musica che al frastuono. Non si sa perché, tutto procedeva.

Alcuni accademici hanno cambiato nome. Dolcesca è diventata Coriandola Flegrea. Infatti una norma forse scritta e forse no dice che il primo nome è un cibo o uno strumento di cucina che ci somiglia o che ci è caro (Artemisia è un'erba amara, sappiatelo), il secondo un luogo che ci appartiene (Comina è dalla Valle di Comino, tanto per dire). Isolina si è riconosciuta in Brassica Illirica. Carlo in Vignarolus Teatino.

E' stato creato, per l'undicesimo anno di vita dell'Accademia degli Affamati Affannati, l'Ordine della Parannanza. Una mano innocente ha scelto quattro nomi da un mucchio di cartigli e l'onore delle prime parannanze è andato a Garia Epizephiria, Ricottola Lirica, Triglione Nebbioso e Coriandola Flegrea. Tale ordine designa meritevoli scelti dal caso. Ciò vuol dire che lo sono già, meritevoli, ma soprattutto che lo diventaranno, cosa che solo il fato conosce.

Per il prossimo incontro accademico si è parlato di Venezia e di come goderne l'acqua, la laguna, le barche. Ma anche di partire, la prossima volta, dai vini. E da lì far seguire i piatti.

Vignarola in torta
Vignarolus

Insalata di olive
Amedeo

Mandorle salate
Cornucopio e Polsonetta

Crostini di pane di segale, burro al ginepro, speck e bresaola
Cornucopio e Polsonetta

Alici in Saor
Cucurbita Serenissima

Terrina al curry di carote con gamberi, cozze e fave
Artemisia Comina

Cagliata di latte di capra, erbe di campo per una grande insalata di erbe selvatiche
Brassica Illirica, già Isolina



Bisque di gamberi con lo yogurt
Artemisia Comina

Gamberi su crema di ceci
Aiolina

Polpo d'altri tempi, profumato di odori primaverili con crostino
Cornucopio e Polsonetta

Baccalà alla romana
Nunchesto Bibendum

Fregola sarda con arselle e carciofi
Coriandola, già Dolcesca

Pecorini senesi con tre differenti tipi di stagionatura
Brassica Illirica, detta anche Isolina, Amedeo

Formaggio maremmano di capra
Triglione e Leccardo

Mostarda toscana e chutney di zenzero
Brassica

Chutney di mango
Cucurbita

Marmellata di peperoncini piccanti
Artemisia


Torta di fragole
Nepitella

Dolcetti di cioccolato con cuore fondente
Aiolina

AAA ALL'ARGENTARIO. L'ORDINE DELLA PARANNANZA



L'undicesimo anno di vita di AAA è stato festeggiato istituedno l'Ordine della Parannanza.

I primi insigniti:

Garia Epizephiria

Ricottola Lirica

Triglione Nebbioso

Coriandola Flegrea

venerdì 15 aprile 2011

AAA ARGENTARIO. FRATI E GATTI.
















Di nuovo nella foresteria dei frati passionisti, su nel convento del monte Argentario. Spartana, panoramica, con il frate che la prima notte si dimentica di accendere per l'acqua calda. Ma gli anemoni, i purpurei ciclamini, l'orto con la scritta "non rubare nell'orto, Dio ti vede" valgono ogni rigore e mancanza di asciugamani.

Giovani gatti lucenti si aggiravano prudenti e pronti ad allungarsi nella corsa.

mercoledì 13 aprile 2011

Aprile 2011. L’Accademia Affamati Affannati all'Argentario. La sera della vigilia.



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Aprile 2011. L’Accademia Affamati Affannati all'Argentario. La sera della vigilia. La casetta nel bosco marino in cui riluce di vivo rosa un albero fiorito, le finestre illuminate sempre piene di promesse, lo sguardo sulla laguna che annotta stemperando nel color ciclamino, i primi tranquilli traffici nella calda cucina in cui AAA si va lentamente radunando, l'immensa vaporiera di cui Marco va orgoglioso dai fianchi lucenti come morbido argento. Menu:  Pasta con le canocchie, Baccalà mantecato che arriva da Venezia, Pizza pasqualina che arriva dal sud, Alici con le zucchine su cui ha vegliato la gatta Mimì, il Cake all'arancia che doveva essere per la colazione del giorno dopo.



Pasta con le canocchie

Baccalà mantecato

Pizza pasqualina come al sud

 Alici con le zucchine

Cake all'arancia





martedì 12 aprile 2011

AAA ARRIVA ALL'ARGENTARIO



AAA si è di nuovo incontrata all'Argentario, memore della piacevolezza delle due volte precedenti e dell'accoglienza della casa e del bosco di Coriandola Flegrea (già Dolcesca, ma in questa occasione accademicamente ribattezzata) e Marco.

I paffuti, seriosi, cherubini della Chiesa della Presentazione del Convento dei padri Passionisti che ancora una volta ci ha ospitato nella sua foresteria sono ancora lì, come pure non mancano le ceste colme di verdura e frutta della dispensa dei due anfitrioni immancabilmente copiosa; appena arriviamo Coriandola ci annuncia che le è stato regalato un intera cassetta di canocchie, pesce che da queste parti è alquanto raro; una parte finirà nel sugo per la cena della sera, si consultano i veneziani che lo frequentano così spesso su come fare a scucire la serrata gabbietta in cui è racchiusa la tenerissima polpa. La tovaglia di Artè esce dal pacco e respira il sole primaverile accendendosi di un rosso più vivo. Questa volta nei prati ci accolgono fitti ciclamini primaverili dalla testa rosa acceso e dal profumo intenso, mentre nel giardino biancheggia candido il ciliegio.

Foto di Nunchesto e Artemisia

lunedì 11 aprile 2011

COTONE GREZZO E COLORE ROSSO: UNO STENCIL PER AAA





Artè ha fatto uno stencil per Coriandola (già Dolcesca) e Marco, che ospitavano di nuovo l'ammuina di AAA. Prima di partire, valigia già pronta, ha recuperato quello che chiama "bordo persiano" e si è messa a battere con il pennello tronco su una stoffa che consiglia a chiunque per fare qualsiasi cosa, ovvero il cotone grezzo che trovate nei negozi che riforniscono i tappezzieri e che questi usano per rivestire le imbottiture prima di usare le stoffe "ricche", lini o broccati che siano. Bellissima la trama, il colore, grezzo appunto, che per altro schiarirà con i lavaggi, e la caduta.

Come si fa uno stencil? Se volete un disegno preciso e minuto, meglio il flessibile cartoncino dei consigliati acetati, rigidi e duri, che si prestano solo a disegni molto elementari. Lo impermeabilizzate con una passata di cera, strofinandoci su una stearica dopo averlo disegnato e prima di inciderlo. Per l'incisione raccomanda il bisturi, che trovate nei negozi di belle arti.

Poi vi ricorda come stampare: usate il pennello mozzo, che battete in attenta verticale (altrimenti sbaverà) sul disegno, che avrete fatto aderire alla stoffa con un po' di adesivo (altrimento si sposterà); pennello intinto in poca tinta (o la stoffa si imberrà troppo e il disegno sbaverà). Allo stesso scopo, mettete sotto un giornale, che assorbirà l'eventuale eccesso di colore.

Per fare gli angoli, Artè ha usato sempre la stessa mascherina a fascia che vedete.

Per centrare il disegno ha stirato la stoffa in modo da avere un centro esatto, delimitato da due piegature incrociate, quindi con un righello ha trovato lungo le pieghe, a partire dal centro, la stessa misura, 30cm circa, e l'ha segnata con quattro spilli. A partire da quelli ha piazzato la mascherina.

Nelle foto di sopra il "laboratorio" a casa di Artemisia, in quelle di sotto il pacco arriva all'Argentario e finisce nelle mani di Coriandola, poi sul suo tavolo, dove il caso vuole si trovi bene proprio come su quello di Artemisia (che ha detto che di tovaglia ne vuole una pure lei, uguale).



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