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domenica 18 maggio 2025

Torta di nocciole, uova, zucchero, senza farina. Piemonte

Siamo in Dolci Nudi e in particolare Dolci nudi di tutto un po'.

Da Artemisia

Per tutto l'inverno talee di iresine herbstii, tolte dalla pianta madre, hanno continuato a moltiplicarsi, radunate in vicini piccoli vasi che alludevano a sanguinanti foreste; ora le lascio andare, sperando che prosperino sul terrazzo come la mamma, ed è restata una compagnia di striminzitelle. Anche tutti gli altri boschetti allestiti sui davanzali credo dovranno lasciarli, diradarsi; indugio ancora un poco. Mi faccio sedurre dalle nuove, mai viste nè ospitate, calathea dalle foglie variamente dipinte; le dicono propense alle crisi, cercherò di non temerle. Questa torta è squisita, setosa, raccomandabile. E' una versione della torta di nocciole piemontese; forse la versione DOC chiede nocciole tostate e frullate con lo zucchero (tollerando minime aggiunte di farina). Confrontarla con Pizza di mandorle di nonna Gigina, senza farina e con la Torta ai pistacchi. 

Mettere 4 rossi e 100g di zucchero in una ciotola e montare molto bene.

Aggiungere 200g di farina di nocciole.

Aggiungere un sorso o due di un tenero liquore per ammorbidire (non era previsto, si può omettere).

Aggiungere 4 bianchi montati a neve.

Versare in una teglia imburrata e infarinata di 24cm di diametro.

Forno a 180° per 30'.









domenica 23 luglio 2017

Vitel tonné. Piemonte






Siamo in: 

Carni
, Carni di pelo e di piuma. Piatti freddi, Carni di pelo. Bovini.

Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Nord Italia. 

Di Artemisia 

Scopro - leggo, consulto, chiedo, dibatto - che il vitel tonné si può fare proprio come ti pare. Chi lessa, chi brasa, chi lo fa caldo, chi lo fa freddo, chi fa la salsa con la maionese, chi senza, chi con l'uovo sodo, chi senza, chi copre tutto di salsa e lascia covare, chi non fa covare, chi fa raggiere di fette e salsa in centro, eccetera. Ne fo più versioni.

Vitel tonné brasato con salsa senza maionese
 
Lo accompagno, per una piccola cena, con due budini freddi, uno al pomodoro e uno allo yogurt-curcuma, e un’insalatina; perché ci sia un contrappunto caldo, con delle patate al vapore (un purè all’olio d’oliva), una stella di pane caldo. Debbo riprovarlo: con un ridotto tempo di cottura e una salsa più onctueuse. Nel menu di  Luglio 2017. La cena del vitel tonné: piatti freddi e pane bollente

Mi procuro un bellissimo pezzo di megatello-girello - 700g circa. Siamo in quattro - senza un filo di grasso, roseo.

Lo lego tutto a salame. E inizio con la sua rosolaturain padella in olio d'oliva e burro, covato a vista – leggevo appoggiata la tavolo di cucina e sorvegliavo. Giro e rigiro mentre rosola. Rosolato, lo cavo via.

Al suo posto metto stufare le verdure (abbondante trito di cipolla sedano carota).

Riunisco il tutto in staub di ghisa a misura: girello e verdure.

Aggiungo la buccia e il succo di mezzo limone, gocce di essenza di vainiglia, un pezzetto di anice stellato, un pizzico di chiodo di garofano in polvere (sì, mi scateno), bicchiere di vino bianco secco, ancora un goccio di olio d'oliva, una foglia di alloro, poca acqua, fino alle costole. Qui però debbo, debbo abbandonarlo; lo affido a Teo, sous-chef in genere affidabile (quando non troppo creativo) ma quando torno, dopo le vive raccomandazioni dei 70 gradi, infilo il termometro e lo trovo a 80! Il disgraziato si è intimidito per l'attrezzo non usuale. Singhiozzi a pioggia.

Salsa con sugo, uova sode, tonno

Tengo duro e procedo con la salsa: due mestoli di sugo che ho fatto un po' ritirare, profumatissimo (ti credo!) cinque uova sode, 150g di tonno sott'olio scolato: metto nel frullatore e insisto per ottenere una grana fine; la ottengo (setosa, non onctueuse, su questo ci devo meditare). Assaggio: è di delicato ma profumato sapore, mi fermo con le aggiunte, lascio prevalere l'aroma del sugo, i sottaceti li metterò sopra.

Il pezzo ben raffreddato - anche in frigo - lo taglio fine con coltello elettrico e lo copro abbondantemente con la salsa (no, non ho il tempo di farlo riposare e insaporire, ahimè), cospargendo di capperini minimi che mi sono portata sacralmente da Ballarò e che dissalo, e con cetriolini sott'aceto.





Vitel tonné lessato con salsa senza maionese

Provo la versione lessata. Anche così soddisfacente; anche qui salsa fluida e cremosa e buona, ma non pienamente onctueuse. Sul tavolo di  Giugno 2018. Quattro amici e pretesti per vedersi

Un brodo di carne viene insaporito con sedano, carota, cipolla, foglia di alloro, grani di pepe, e sobbollito per 20'. 

Vi immergo 800g di girello, legato perché tenga la forma (il brodo arriva a coprirlo) e faccio cuocere per 50', fino a 75gradi al centro, misurati con termometro-sonda.

Faccio raffreddare.

Il brodo filtrato viene fatto ritirare alquanto. 

Salsa con brodo, uova sode, tonno, acciughe, limone

Nel frullatore: 200g di tonno sott'olio, 20g di acciughe sott'olio, quattro uova sode, succo di limone, tanto brodo quanto basta per avere salsa fluida.

Capperi e cetriolini di nuovo sopra e non nella salsa.






Bollito in brodo di spezie, e con la Crema di yogurt quasi una maionese

Girello da un chilo, calato in acqua con 500g di manzo da bollito (la cosiddetta cucina molecolare - Hervé This, nello specifico - ha sconfermato il ferreo principio che per un buon brodo si deve calare la carne in acqua fredda, per un buon lesso in acqua calda: è la medesima cosa); come odori ho usato spezie miste (le cosiddette spezie cinesi vendute intere, pronte e miste nei negozi di Piazza Vittorio, ovvero le solite più qualcosa di misterioso) e buccia di limone; molte volte ho adottato, invece che di carne o di vegetali, un brodo di spezie.

Le carni erano coperte d'acqua, il girello ha cotto fino a 60° testati con temometro.

Salsa crema di yogurt, quasi una mionese

Questa volta ho usato come base la Crema di yogurt, quasi una maionese.

Ho aggiunto tonno sott'olio (350g per una dose doppia di crema) cetriolini sott'aceto, capperi, aceto di vino, e ho frullato il tutto.

Allestire

Sopra vi disseminai un po' di preziosi microcapperi dissalati provenienti da Ballarò, Palermo.

Sempre buono.

Nel menu di  Luglio 2018. Ciotole nuove e prime fiamme 


Bollito in brodo di spezie con salsa tonno-maionese

Non si può dire che non l'ho provato in tutte le salse.

Salsa maionese, limone, tonno

Come il precedente, ma la salsa fu una maionese fatta a mano con due rossi, olio metà d'oliva metà di semi (non avevo un d'oliva davvero super e delicato), limone, sale. 150g di tonno sott'olio, frullato insieme.

Capperini preziosi e cetriolini, sopra. 



lunedì 25 maggio 2015

Biscotti di meliga, meligotti. Piemonte


Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Nord Italia. 

Artemisia
fa una ricetta di Alda Muratore.

Ho fatto dei dischi esagerati, di circa 7,8cm di diametro, divertenti però, lisci e gialli. Ne vengono una ventina. Ho fatto cuocere per 20' circa. 

Alda dice:

E' una ricetta della Cucina italiana del luglio '98; ne avevo provate altre, ma questa resta la più valida, a mio avviso.

Mescolare 400g di meliga (farina gialla macinata finissima) con 130g di farina bianca, unire 250g di zucchero, la buccia grattugiata di un limone e un pizzico di sale, fare la fontana, mettere al centro 4 uova e tutt'intorno 250g di burro freddo a pezzetti e impastare. In alternativa, mettere tutto nell'impastatrice.

L'impasto, che resta morbido, va fatto scendere, formando dei dischi, da una tasca da pasticciere con la bocchetta smerlata; così a occhio, senza misurare, direi che l'apertura di quella che uso io è sul mezzo cm.

Dato che l'impasto è molto ricco di burro, attenzione al calore del forno, se si vuole che non perdano la forma: se per esempio si cuoce una crostata o un pan di spagna a 180°, si regoli a 160° per i meligotti.




lunedì 9 marzo 2015

Robiola affinata nel passito. Piemonte

Culture e territori, Italia. Cucina e passeggiate, Nord Italia. 

Da Artemisia

La singolare congiunzione della robiola con il passito, dai torinesi Fiorade. Questa la loro nota:

Una gourmandise dei piemontesi è un matrimonio enocaseario: robiola paglierina innaffiata nel piatto con vino passito di Caluso. N.B. la Paglierina è un formaggio dell' astigiano stagionato tra la paglia.
Rinunciando a prelibatezze troppo lontane da Roma, mi sono procurata sia una robiola piemontese di pecora, di stagionatura tale che non si disfasse nel vino, né resistesse a esso eccessivamente - consulto con il banchista di Beppe e i suoi formaggi, che per altro mai aveva sentito di tale trattamento -  che un vino fatto con uve passite: il Vino da messa Cà Richeta di Enrico Orlando. Come si capirà, io non l'ho innaffiata nel piatto, ma l'ho messa ad affinare, la robiola. Infatti ho messo la robiola in una ciotola che le stesse alle costole, immersa fino a metà nel vino, girandola di quando in quando (in tutto, dieci ore circa).  Infine, ci siamo avvicinati con coltello e fette di pane, molto curiosi; buona; il Nunche entusiasta. Servita ancora nella ciotola (le parole "innaffiata nel piatto" hanno avuto questa influenza: l'ho lasciata  a bagno fino in tavola) con due pere fresche e una cotta nel vino rosso speziato; un accompagnamento di frutta (pere, uva, fichi) senz'altro si intona, come pure si gioverebbe di pane caldo, tostato; approvata la pera cotta.

Mettere in una ciotola che le stia alle costole una robiola piemontese di pecora.

Immergerla fino a metàin un vino rosso passito ottimo.

Lasciarla ad affinare 10 ore girandola di quando in quando.

Servirla con due pere fresche e due pere al vino rosso.

Due pere in un pentolino, vino rosso alla vita, cannella, chiodo di garofano, noce moscata, buccia di limone, due cucchiai di cassonade. 20' (o più, fino a pera morbida) di cottura a fuoco basso, girando le pere.










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