Visualizzazione post con etichetta Venezia. Tutti i tipi di cibo. Mostra tutti i post
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venerdì 11 gennaio 2013

Culture e territori. Venezia. Ogni tipo di cibo: mercati, bacari, ristoranti, drogherie...


Sento e leggo che su come si mangia a Venezia c'è la ferma idea che "si mangi pessimamente a carissimo prezzo". E' idea tanto certa quanto nebbiosa, di chi la città appena la intravede, poichè ad essa si arriva attraverso innumerevoli quinte mobili di miti, immagini, letteratura, attese, e spesso la si abbandona ancora in preda alle allucinazioni, prima di averle dipanate almeno un po'.

Nella mia esperienza ci sono alcuni clamorosi bidoni, quasi tutti di molti anni fa, solo un paio relativamente recenti e poi - diventata più prudente ma soprattutto più curiosa e informata - la scoperta di una cucina locale specifica, molto seducente, sia nei mercati che nelle botteghe che nei posti in cui si può mangiare, così vari.

Penso alla piacevolezza dei bacari ancora risuonanti di dolce chiacchiera veneziana dove mangiare un cicchetto in piedi al bancone, bacari a volte ampliati con tavoli a cui ci si può sedere aggiungendo all'ombra (il bicchiere di vino) e ai cicchetti (piccoli stuzzichini caldi o freddi) dei veri e propri piatti (una zuppa di spezzati, una pasta alla busara); bacari antichi come La Vedova, ma anche nati da non molto, come Il Timon, che proprio di recente ha aggiunto tavoli e piatti più complessi.  Bacari la cui qualità spesso tiene nel tempo nonostante cambi di gestione su cui gli indigeni hanno avuto molto da ridire (una caratteristica degli indigeni è di avere sempre molto da ridire)  come Do Mori, o che non hanno retto alla pressione turistica perdendo ogni seduzione, come L'Antico Dolo.

Penso alla ricchezza di Rialto, il mercato fascinosa cornucopia con il suo padiglione neogotico dagli imperdibili capitelli ittici, ricco di pesci e di verdure e di carni spesso di alta qualità, dove fare la spesa è una festa di bellezza e varietà (qui gli indigeni maledicono i turisti, senza pensare che privi di quelli, Rialto non ci sarebbe più: i turisti sono necessari come i gabbiani che si buttano sui resti dei pesci); penso alla facilità con cui puoi aggiungere ai fondi di carciofo, alla tosta zucca barucca, al magnifico radicchio tardivo una ciotola di baccalà mantecato, di sarde in saor, di seppie col nero già pronti, del prosciutto di Sauris, del Montasio semistagionato, della mostarda veneta, e fare un pasto regale in casa con minimo sforzo aggiungendoci un po' di polenta bianca fumante.

La mia esperienza è annosa, i luoghi frequentati molti di più di quelli a cui ho dedicato un post; non parlo infatti di esperienze che precedono la nascita del blog nel 2007 o di cui non ho conservato traccia puntuale; ma tanto per dire, nel passato sono stata molte volte all'Harri's Bar, che ho trovato sempre piacevole, di cui ricordo la competenza del barman che mi ha dato delle cortesi dritte per fare il Bellini (lasciare la buccia alle pesche bianche), una ricchissima burrosità seducente e appena un po' stucchevole, il tavolo dedicato a basso prezzo ai locali in grado di fare colore. Parlerò invece dell'Harris Dolci, pure tanto frequentato in un passato un po' meno remoto - ecco l'immagine del maitre gentile che ci riservava le ali di pollo fritte, con i pantaloni tenuti da una molletta alle caviglie quel giorno di  acqua alta in cui periodicamente, mangiando sulle fondamenta, dovevamo tirare su i piedi mentre l'onda scorreva sul pavimento - dove però siamo tornati anche di recente. Un piccolo inciso: Harri's Dolci per il mezzogiorno sul canale della Giudecca che più di ogni cosa sa di mare a Venezia, sulle fondamenta ombrose, Rivetta (su cui non c'è post perché e tanto che non ci vado) sull'altra sponda per i rosseggianti tramonti  sulle stesse acque.


Di seguito troverete così un elenco alla spiccolata di tutti i post che AAA ha fatto sul cibo veneziano; ogni cibo. Dai bacari alle trattorie ai ristoranti ai mercati alle botteghe alle pasticcerie agli spuntini che è possibile fare in casa.

venerdì 30 marzo 2012

VENEZIA. BACARI. IL REFOLO DI VIA GARIBALDI.





Finalmente capitiamo a via Garibaldi nell'ora giusta per provare Il Refolo, il bacaro che ci tentava. Piccolo, bello, vivace, tavoli fuori, panini buoni.

Sestiere vivo, strada popolare e chiacchiereccia, bizzarra nel nome (via, a Venezia delle calli?) e nell'ampiezza e difatti napoleonica, quando all'imperatore venne l'uzzolo di percorrere Venezia a cavallo e iniziò a interrarne i canali (per fortuna si dovette poi fermare) che percorsa tutta porta nella zona antica silente e poco frequentata di San Pietro in Castello tutto bianco di pietra d'Istria sul prato verde del campo, dove  la cattedra dell'Apostolo usa per schienale una lapide funebre islamica.

Il Refolo
via Garibaldi - Castello1580
(andando da riva degli Schiavoni verso  San Pietro, sulla destra).

venerdì 23 marzo 2012

VENEZIA. DA ROMANO, IL RISOTTO CON IL GO.




Amo i ristoranti con i camerieri vecchio stile, giacca, farfallina, aria di chi la sa lunga, controparte accudente e sorniona di clienti sprovveduti; mi riempio di bella nostalgia, mi ritrovo piccina, rivivo un mondo perduto; se poi mi danno un buon piatto, come mi piacciono! A Venezia vi ho già indicato La Madonna, in città; eccone un altro, a Burano. Gomito a gomito con il nuovissimo, attuale, contemporaneo Venissa.

Anche qui abbiamo mangiato il risotto con il go; ottimo come quello di Venissa, e gloria di Romano da anni, uno dei piatti della tradizione veneziana. Maffioli nel suo imperdibile libro sulla cucina veneziana ci fa tutto un poema, dilungandosi sui modi della caccia al ghiozzo di laguna, con le mani, appostati all'imboccatura della tana. La mattina ne avevamo viste guizzanti e polpute cassette a Rialto, come pure avevamo visto sacchi e sacchi di capelonghe, che pure ci sono state offerte.

Candido il risotto, e all'onda come si deve - i go invernali, mi dice il cameriere, sono meno riccamente nutriti degli estivi, e quindi più chiari per il freddo digiuno e forse un filo meno saporiti - e poi annerito da una nuvola di essenziale aromatico pepe, all'onda anche grazie a un tocco di burro e cremoso pure in virtù di un pugnetto di parmigiano (ve lo ridico: a Venezia nel risotto di pesce si mette burro e parmigiano); mi faccio raccontare: mettete il ghiozzo sventrato e per il resto intero - deve essere viscido, dice il cameriere, vuol dire che è fresco, e poi la pelle viscida contribuisce al mantecare - in pentola con acqua, sedano, carota, cipolla; fate cuocere fino a che non si disfa, mettete nel cinese, raccogliete il brodo che cola, usatelo per il risotto, aggiungete in fine burro e parmigiano. Mio nonno - racconta sempre il cameriere - se li mangiava fritti, con tutte le spine, più grossi di questi - haimé non ci sono più - ed è campato cent'anni.

Ci sono anche le moeche fritte, e le capelonghe alla piastra. Un amico prende i folpetti - polipetti il loro brodo, e mi ci fa fare la zuppetta.

Burano fuori risplende dei suoi colori, raddensati dal bel bigio del cielo, che ti fanno venir voglia di pittare anche tu la tua casa, ed eravamo lì a scegliere di colore le volessimo.

Qui si propone una ricetta di risotto con il go di Romano.

Un'altra gita di AAA a Burano, mangiando Al gatto nero.

giovedì 9 febbraio 2012

VENISSA. UN NUOVO RISTORANTE A VENEZIA, CON LOCANDA.











Siamo stati da Venissa, inaugurata nel giugno del 2010, a settembre; sarà ora che ne parli.

Venissa sta a Mazzorbo, l'isoletta attaccata alla più famosa Burano con un ponte che quando lo abbiamo attraversato era infiocchettato di bianco per festeggiare un matrimonio. Ancora qualcuno si sposa qui, ci saranno bambini, alcuni ne abbiamo visti nelle calli di Burano dove siamo andati a perdere tempo nell'attesa che il risorante aprisse, anche se le vecchiette sono tante di più. Forse non sono più che altrove, ma si vedono, perchè invece di starsene rinchiuse possono ciacolare a grappoli sul bordo della porta, chi seduta dentro chi fuori, mentre i turisti sciamano via restituendo l'isola al silenzio e i trespoli con i merletti vengono riposti nei negozi che si chiudono come teatrini che smontano la scena.

Siamo venuti con la luce per vedere l'orto, la vigna murata, la peschiera, il campanile ultimo resto dell'antico convento, si può entrare, guardare, attraversare, ma il personale è indaffarato e  non chiediamo quell'aperitivo che avevevamo pensato di poter prendere nel giardino, sotto la veranda.

Venissa è un ristorante e una locanda, è tutta nuova ed è un bel progetto. C'è da rimanerci secchi quando a un bando pubblico rispondono agenzie pubbliche e private che lo utilizzeranno al meglio; non ci si crede, si vuole toccare con mano.  Siamo sul luogo di un orto murato, vigna, peschiera, ortaggi, annessi rustici e casa padronale con il tradizionale camino sporgente dei casoni di laguna, di quelli in cui la cappa allargandosi sporge dalla casa come un abside, quelli che nell'umido freddo lagunare accoglievano una corona di persone intorno alla fiamma.

Forse l'ultimo orto murato riportato alla vita dal bando, cui ha risposto un gruppo giudato dalla Famiglia Bisol, che qui ha piantato lo storico vitigno veneziano Dorona, il "vino di Venezia amato dai Dogi", di cui già è possibile prenotare la prima esclusiva produzione di 4880 bottiglie.

Il ristorante è illuminato da una giovane cuoca bellunese che ha già un curriculum di prestigio, allieva di Gualtiero Marchesi e di Michel Roux, Paola Budel, con un affilato profilo da condottiero e i gesti determinati di chi lavora sodo puntando all'eccellenza. Eccola di là dal vetro che ci divide dalla cucina, rapida e precisa come un guerriero addestrato, il cui occhio ironico, curioso e accogliente incrocia il mio, più curioso ancora, per un attimo. E' in guerra, ma è anche un gioco.
Il personale è giovane e l'entusiasmo forse si sempererà in competenza sotto la guida di Profilo Affilato. 

Pane al kamut, ai multicereali, allo strutto, focaccia con patate e pomodorini.

Chardonnay Rutters Puiatti.

Sarda della laguna, cipollotto, capperi di Pantelleria, giuggiole, erbe secche.

Capelonghe scottate sulla piastra.

Risotto con il go limone e rosmarino.

Anguilla fritta (mi pare ai tre broccoli e crema di acciughe).

Crostatina chantilly e frutti di bosco.

Grappa Tosolini

Tutto nitido e perfetto. Perfette, per dire, le capelonghe, per le quali l'intervento del cuoco apparentemente è nullo (ovvero, tra i piatti difficili). Raccomandato il risotto con il go, che sarebbe il ghiozzo, di lunga tradizione veneziana e attualmente raro a trovarsi.  La sarda era un promemoria delle sarde in saor, dove le giuggiole dell'orto sostiuvano l'uvetta.

Eppoi per esempio? (non mangiati, ma letti) anguilla croccante con crema di acciughe aglio e broccoli, sgombero candito con zucca e salicornia, caciotta al tartufo nero gamberi laguna piattoni,
fusilli cacio e pepe e cozze....



La laguna come microcosmo autosufficiente. L’orto come coerenza con il suolo e il clima. Broli si chiamavano i frutteti. Tracce ne restano a sant’Erasmo, e qui, alla vigna murata di Mazzorbo. Cosa si coltivava e in parte si coltiva qui, nella murata quasi museo? Pomodori, cetrioli, asparagi, melanzane, peperoni, fagiolini, carciofi, radicchio, carote, cipolle, porro, sedano, zucchine, patate, cavolfiore, bietola, lattuga. Acquacoltura: migrazione in valle dei pesci adulti, ma anche alghe, branzini, orate, cefali, anguille, passere, moeche, gamberi, schie. Vongole filippine, cultura recente.

La tenuta si chiama Scarpa Volo, prima orto conventuale, poi vigna domestica. La cantina all’inizio del 900 produceva vino per sé, per l’isola e per altre tenute della laguna nord. Prima c'era la cantina più piccola, poi Scarpa enologo, dopo la I guerra mondiale, la rileva e costruisce la cantina attuale, la principale. Oltre le due cantine ci sono edifici del 1500, la casa padronale con camino sporgente alla vallesana, il porticato che era per pulizia ortaggi e gli attrezzi, due stalle, una con su un fienile. 30.000 mq di terreno coltivabile; enorme, qui. Soprattutto vigneti, e peschiera e campanile della chiesa di Sant’Angelo. Mura antiche, ricostruite nel 1727 (ricordi delle vigne murate di Borgogna, dei clos dei benedettini vengono alla mente).


Immagine da www.gsamasternews.it


La foto di Paola Budel da www.italiasquisita.net, dove le paroledella chef dicono giusto della sua cucina.

E’ possibile pernottare, ma non nella stagione invernale, per tutte le informazioni vedi il sito di Venissa.






domenica 15 gennaio 2012

VENEZIA. IL CAFFE' FLORIAN



Quante volte siamo andati nel Caffè Florian? Innumerevoli, spesso a soffrire sui suoi duri strapuntini, sempre ad ammirarne le tempere e i dipinti, una volta a sentire perfino l'orchestrina viennese estiva, un'altra ad contemplare le maschere eleganti che lo affollano a carnevale per mettersi in vetrina, spesso a contrariarci degli antiestetici turisti che lo affollano; ma se volete fare come fanno gli snob, attraverserete l'ingresso e senza guardare né a destra né a sinistra andrete dritti al banco, sul dietro, e chiederete lì un aperitivo, cercando posto sulla piccola panca proprio di fronte; si può sempre avere lo spritz, ma d'inverno berrete il tintoretto, succo di melagrana e prosecco.

mercoledì 15 giugno 2011

VENEZIA. RISTORANTE DA FIORE




In questi ultimi tempi l'appuntamento con Fiore sta diventando abituale; sempre a mezzogiorno; la sera è assai più difficile trovare posto, e poi ci piace la tranquillità diurna e anche la luce, che questa volta, visto che eravamo accanto al balcone che dà sul canale, mi ha permesso foto meno ombrose.

Di nuovo i piccoli menu a 50 euro (le sette portate del menu degustazione della coppia accanto a noi non avrei potuto sostenerle senza spavento; del resto avevano tutta l'aria dell'ora o mai più).

Di nuovo, anche, i buonissimi bigoli in salsa, e poi l'aereo fritto misto; in fine, i tre dolcetti della tradizione: tiramisù, zabaione, e la torta con le mandorle che ha sostituito l'invernale pinza.Per il Nunche invece il sorbetto limone - liquirizia.

All'inzio ci è stata data una ciotolina di gaspacho fragole-pomodorini con un frammento di piovra che non ho dimenticato. E una volta tornata a Roma, mi sono data alle congiunzioni fragole-pomodori.

AAA da Fiore.

venerdì 10 giugno 2011

VENEZIA. IL REFOLO, RISTORANTE E PIZZERIA



Arriviamo a Venezia come due sprovveduti: c'è la Biennale, la città è piena di gente. Solo dopo molti no troviamo posto a Il Rèfolo, che del resto volevamo provare: è tenuto dal figlio dei ristoratori di Da Fiore, si spera che si mangi bene. E dopo aver mangiato seppie con il nero, sarde in saor, crema di zucchine, pollo al curry, pensiamo che in effetti la scuola della cucina di mamma deve entrarci qualcosa. Io apprezzo molto un pollo dove il curry finalmente non è sbiadito, un po' meno la crema di zucchine che non ha un vero perchè, il Nunche si gusta sarde e seppie. Il Rèfolo sarebbe una pizzeria più ancora che un ristorante, ma la mia diffidenza meridionale mi fa evitare questa pizza nordica, che sbircio e mi pare troppo sommersa dai condimenti, senza respiro per la pasta, ma forse il pregiudizio mi acceca. Fornita la cantina.

Il campo è bello, il Campiello del Piovan, tutto occupato dai tavoli sparsi de Il Refolo, che è piccino al chiuso e grande all'aperto, e per ciò assai popolare d'estate e amato da chi arriva in barca: c'è un canalee e sulle sue acque si riflette una di quelle teste pensose, quasi ingrugnate, e barbute e auliche che così spesso coronano le porte veneziane e che AAA tanto ama.

Piovan: da piova, pioggia, ovverosia il guardiano dei pozzi, cioè il prete. Così dice venessia.com


Che qui ci fosse un prete ce lo dice un bizantino campanile severo di una delle chiese più antiche di Venezia, che svetta su di noi e conserva nelle mura alte e chiuse una certa aria militare, da soldato avvolto nel mantello fino agli occhi, così rara in città. Siamo alle spalle di un altro campo, grande e bello, molto popolare tra i veneziani, un campo per la sosta sotto gli alberi, anch'essa qui rara. E anche per questo pieno di mamme e bambini e vecchi signori. Il campo prende il nome dalla chiesa, San Giacomo all'Orio.


ll Refolo
Santa Croce, 1459
tel. 0415240016

domenica 29 maggio 2011

VENEZIA. ALLA VEDOVA, BACARO.



Sono riuscita a far tornare Nunchesto da Alla Vedova dopo parecchio tempo. Ci andavamo spesso, è sulla strada di casa, andando dritti dalla fermata del vaporino Ca D'Oro, è proprio di fronte, attraversata la Strada Nova; si vede rilucere, quando è aperta, l'insegna. Quando è aperto, che Alla Vedova è sempre stata ondivaga nel suo aprire e chiudere, un po' del tipo vediamo se gli va. Lì ho mangiato con gran piacere la prima verde, calda zuppa di spezzati, ovvero di piselli secchi, in una freddissima serata invernale, lì la prima bùsara, ovvero pasta con gamberi e pomodoro. Famose le sue polpette di carne, ritenute le più buone polpette di bàcaro (ovvero presenti al banco tra i cicheti, gli stuzzichini, da mangiare con un ombra, un bicchiere di vino) di Venezia. Tornando, ho avuto la sorpresa di vederle assurgere a "specialità" e tutto era alquanto più tirato a lucido.

Sappiate che Alla Vedova vanta un ambiente autenticamente antico; il cibo non è male, ma il Nunche trova che il vino non meriti e così dopo un po' è diventato più difficile tirarcelo dentro.

Questa volta bigoli in salsa, le celebrate polpette e seppie con il nero. E poi basta, che di nuovo era solo una breve sosta sulla via di casa.

Ca d'Oro detta Alla Vedova
Calle del Pistor, Cannaregio.
Tel. 041/5285324.

sabato 28 maggio 2011

VENEZIA. RISTORANTE ANICE STELLATO


Checchè se ne dica, non scrivo per i cinque minuti del blog ma per l'eternità. Così capita che metta oggi, mentre chiudo le persiane davanti all'invadenza del sole, foto in cui siamo con la sciarpa e andiamo dall'Anice Stellato percorrendo le nere fondamenta dell'inverno veneziano, appena punteggiate di luci.

Dall'Anice si va per il piatto di fritto di pesce e verdure, ma c'è un menù abbastanza lungo e pieno di sfizi. Aggiungiamo al fritto sagne con capesante e carciofi, gamberi tandoori su verdurelle, un misto di cicheti di pesce. Tutto abbastanza buono, così come abbastanza buona è la cantina, moderati i prezzi, simpatico l'ambiente. Ciò fa sì che l'Anice sia parecchio amato anche dai locali.

AAA è già andata all'Anice e ne ha parlato qui, dove trovate anche l'indirizzo.

venerdì 27 maggio 2011

VENEZIA. DA FIORE




Dopo molti anni siamo tornati da Fiore e ve ne abbiamo parlato qua: AAA torna da Fiore.

Ci siamo tornati ancora. Ancora a mezzogiorno, ancora un menu da 50 euro (quello con le sardine, in verità, 40; i menu a scelta erano quattro, uno più seducente dell'altro). La sera si paga tre volte tanto. Confermo piacevolezza a tutto tondo, dall'ambiente alla cortesia ai sapori. Per saperne di più di questa ottima cucina, andate al link di sopra.

Ecco i menu, uno per me e uno per Nunchesto.

Zuppa di farro, fagioli cannellini, calamari, mazzancolle e verdure; sardine aperte, impanate e fritte; tre dolci della tradizione. pinza, zabaione e tiramisù.
Insalata di mare; frittura dell'Adriatico; sorbetto di arance sanguinelle e basilico.

I menu sono invernali, come si vede anche dai galani serviti con il caffé: eravamo a febbraio. Ho rtitrovato queste foto mettendo ordine, e mi fa piacere farne un piccolo appunto da mettere qui sul blog.

venerdì 20 maggio 2011

VENEZIA. VIZIO E VIRTU' APRE UNA PASTICCERIA E PROPONE MACARON SULLO STILE DI HERME'. .








Abbiamo già segnalato la cioccolateria veneziana Vizi e Virtù, meritevolissima, elegante, ottima. Le signore hanno avuto la magnifica idea di aprire a quattro passi - in Calle del Campaniel detta Civran; ma caso mai andate in casa madre e fatevi indirizzare - una nuova sede dove proporre dolci. In particolare, ci siamo buttati sui macaron, che - così ci dicava la dama - derivano da un apprendimento fatto presso Pierre Hermé. Squisitissimi.

Assaggiati: liquirizia, olio d'oliva, pistacchio, frutto della passione, violetta, rosa.

Precedenti post sulla cioccolateria: 1 e 2

Vizi e Virtù

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Aggiornamento 2914: la pasticceria chiude, la cioccolateria resta e continua a meritare.
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