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mercoledì 10 febbraio 2010

LAZIO, VALLE DI COMINO. LA MACCHINA DA CUCIRE SINGER.












Fatto sta che in quella casa pervasa di lentezza oggetti che altrove sono morti e sepolti, oppure trasformati in vezzose reliquie, ancora vivono un'utile vita tranquilla. Per esempio, una macchina da cucire Singer dal canto ritmico, che Raviola afferma essere da lei prediletta per la docile obbedienza al piede e alla mano, per la pronta consonanza al gesto umano. Sul suo nero corpo di lucido insetto ronzante rilucono sfingi dorate. Negli anni trenta del secolo scorso arrivò qui con una sposa dalla corta zazzera: lei, l'Artusi (ma anche gli appunti dell'amica che sapeva cucinare), bauli colmi di innumerevole biancheria (tra cui immense brache di finissimo percalle ricamate a roselline che prevedevano molti parti e che nonostante questi si verificassero, mai furono usate), alcune bambole (una da tasca), e un intero set di cannucce di varie, graduate dimensioni, con cui fare le bolle di sapone nei momenti di troppo intensa nostalgia.

lunedì 5 ottobre 2009

VITTORIO ACCORNERO, CHE DISEGNAVA FIABE E FOULARD.











E così gli capitò di essere amato nelle due vesti dalla medesima bambina.

Ho già pubblicato le immagini di Accornero per le novelle di Andersen. Ora propongo un primo foulard, fotografato a Venezia in una soleggiata giornata autunnale.

Da febbraio 2008 ad oggi Vittorio Accornero si è guadagnata una dettagliata biografia su Wikipedia (prima, poche o nulle le notizie); nel frattempo, c'è stata anche una mostra su i suoi foulard per Gucci.

La collaborazione tra l'artista (Casale Monferrato 1896 - Milano 1982) e Rodolfo Gucci andò dal 1860 fino al 1981; ma Gucci riedita anche oggi alcuni dei foulard di Accornero.

mercoledì 30 settembre 2009

BAULI. UN ABITO DA FARFALLA PER UNA DAMA DEL PRIMO NOVECENTO.











Maniche per volare, una seta leggera e suscettibile che ha lasciato il viola impregnare il caramello con delle macchie che sembrano fiori e ragnatele. A malapena la nuova modella si infila nell’esile guscio di una giacca con una coda da gazza, nemmeno ci pensa di provare il bustino sottile.

Sotto un nugolo profondo di pezze è comparsa, sul fondo del baule, la sottile seta ragnata che sembra potersi disfare al tocco.

BAULI. LA CARTA DA PARATI.







Sembra infinita la processione di oggetti che può venire fuori da bauli riempiti per cento anni. Oggetti a volte non più riconoscibili nella loro frammentarietà, giacche senza una manica, ricami non finiti, un pezzo di frangia dorata, frammenti di merletti, bustini dalle coppe straordinarie, resti di un velo da chiesa, cuscini spossati dall’uso, e un rotolo di carta da parati come quella che una volta stava in una stanza che intanto ha già cambiato altre due volte rivestimento, una carta che Mentuccia ha riconosciuto con gioia, un disegno con tutto il garbo vivace degli anni trenta, con cui tante volte bambina aveva giocato con la fantasia e di cui sentiva ancora la perdita.

BAULI. UN PICCOLO SOPRABITO DI SETA ANNI ’50.







Una valigia rivela il suo tesoro: uno sull’altro, piegati con cura da chi li ha consegnati al tempo e ad altre mani e stropicciati dalla fatica dagli anni, abiti di sartoria degli anni ’50. Questa volta la sua proprietaria è nota e ricordata, la piccola zia. Belle sete e memorie e l’arte del taglio, e un piccolo soprabito cangiante che trova una nuova padrona sulla quale si richiude come amichevole buccia. Abbandonerà i compagni e la stanza dei bauli, tornerà a passeggiare in una mutata città.

GIOCHIAMO A BAULI. LA GRAZIA DELLE PEZZE E DEGLI STRAPPI.







Nella casa di campagna di Mentuccia, in una stanza dimenticata da quasi cento anni, si sono rifugiati vecchi bauli e valige e una madia di legno di quelle in cui si conservava il grano dentro la quale potrebbero stare dieci bambini con i loro orsacchiotti, oggi piena di imbottite e coperte, nessuna di esse giustificata nella sua permanenza al mondo da una possibilità di ulteriore uso, visto il loro stato più che logoro e il loro peso plumbeo che restituisce calore minimo a chi lo sopporta, ma che chiedono diritto alla vita e un angolo in cui rifugiarsi tranquille grazie ai loro colori stinti e belli, alla grazia dei loro strappi e lacerazioni.

Resuscita una giacca di seta nera, immagine del decoro con cui si parava una signora verso gli anni venti del secolo scorso, se vedova, se in visita, se debitamente persuasa del suo ruolo. Nelle pieghe, nelle spiegazzature, resta l'anima della signora.

GIOCHIAMO A BAULI. LO SPOLVERINO.









Nella casa di campagna di Mentuccia ci sono così tanti bauli che non so farne il conto, ed alcuni continuano a rovesciare panni di cui nessuno sa più niente da anni e secoli, panni che la beata e rispettosa inerzia che caratterizza gli abitanti del luogo lascia giacere in una pace morbida e dimentica; ogni dieci anni, però, ogni venti, una mano intrusiva fruga tra le pezze e le fa resuscitare per un breve happening.

Raviola volteggia qui dentro uno spolverino di rigida e maschile stoffa nera, che profuma ancora di matrimoni, funerali e visite dal notaio per condividere, chiacchierando del governo Giolitti, un bicchierino di ratafià.

venerdì 5 settembre 2008

BAULI. RICAMI PER SIGNORINE.









In realtà il primo, il più antico – pensiamolo dell’inizio del ‘900 - non è da “signorina”, a meno che questa non fosse una dedita appassionata. Gli altri invece, più moderni – avanziamo negli anni, dai ’20 ai ’30 del secolo scorso - sono proprio loro. Ricami semplici, senza pretese. Come far perdere un po’ di tempo a una ragazza chiusa in una stanza. Se non mi sbaglio, il punto usato per quelle roselline in rilievo si chiama punto vapore. Il filo, fissato a una stoffa, si avvolge intorno all’ago rendendolo una specie di mummia, poi la punta dell’ago si punta sulla stoffa pressappoco all’altezza dalla quale è uscito prima di essere avvolto nel filo, si fa riattraversare la stoffa all’ago, si tira ed ecco che ci si ritrova con quella sorta di spirale avvolta intorno al filo che per passi successivi, una spirale dopo l’altra, creerà la rosa. L’ultimo, a punto piatto, è un perfetto art deco.

Questi ricami sono usciti da un baule che dormiva da almeno quarant’anni, forse di più.
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