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domenica 8 settembre 2019
Parigi. Porcellane cinesi in saldo
Parigi, luglio, rue Jacob. Porcellane cinesi in saldo, 3 euro l'una. Mi precipito. La prima cena di settembre sul terrazzo improvvisamente me le fa ricordare.
lunedì 1 maggio 2017
Credenze. La tazza della Faïencerie de Lunéville e Rue de l'Université
La prima volta che andai a Parigi? No, di quella ricordo cose da ricchi signori, di cui per caso ero ospite; poco della città, molto del loro mondo: il mio primo soufflé in un club privato (mai dimenticato, il capostipite di tutti imieie soufflé), il quadro con le scimmie musicanti di Bueghel sul camino (mai avrei pensato che una simile cosa fosse possibile a umani), il padre enorme, la madre minuta e petillante, la figlia solida e lenta che poi diventò cattolicissima, tutto ripudiando. No, fu la seconda, quella della baguette al pâté de campagne (altro ricordo indelebile) da un chiosco del Jardin du Luxembourg. Percorrendo - quello sì per la prima volta - Rue Jacob e poi la lunghissima Rue de l'Université, scoprendo a ogni passo meraviglie - come poi sempre accadde anche negli anni successivi: Comoglio, e dentro quel magnifico antro per fouineuses acharnées, Braquenié, la cui toile de youy Bolbec acquistai sconsideratamente - un piccolo pezzo - che ancora tengo caro; Madeleine Castaing (ancora viva, allora); una libreria antiquaria dove acquistai un libro sui ricami antichi; il piccolo Hotel a lungo frequentato... In un negozietto oggi sparito, comperai una tazza all'epoca per me costosissima (ancora ricordo lo spavento comunque superato), senza un motivo se non l'innamoramento, durato anche quello negli anni. Mi piacevano la forma gonfia, asimmetrica e volante, tanto vegetale quanto da gonna di seta, il disegno e il colore dei fiori, molto XVII secolo, molto gilé ricamato. Mi dissero che era porcellana di Parigi. Insomma, una mezza porcellana:
Une demi-porcelaine est une faïence qui, par sa finesse et sa couleur, se rapproche de la porcelaine. Sa pâte blanche généralement opaque est recouverte d'un vernis plombifère transparent. Elle se distingue des véritables porcelaines qui sont translucides et des faïences communes dont le vernis est un émail rendu opaque par l'addition d'étain. Elle s'appelle aussi faïence fine. meubliz.com
Il marchio dice Luneville. E' disegnato come lo fu dal 1920 al 1960 (su infofaience)
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lunedì 7 aprile 2014
Francia. Parigi. Ile St. Luis. Mon vieil ami, ristorante
Eravamo all'Ile Saint Louis, ancora una volta - altre tre volte, credo - il piacere del luogo circoscitto, dello scorrere intorno del fiume. Riflessioni e indagini ci avevano portato a sperare in un ristorante "sotto casa", sapendo che all'Ile ci si deve muovere con prudenza per non piombare nell'orrido. Quando avevo già prenotato scopro che lo chef è morto all'improvviso in data imprecisata ma successiva alle benevole recensioni. Oramai è fatta, si va; Antoine Westermann continua a essere il nume tutelare, fose non sarà pessimo.
Non è pessimo, ma inutile; fotografo, ma non mi interessa ricordare ciò che ci danno; ora che vedo le foto, ricordo dei piatti poco garbati ed eccessivi. Peccato. Lunghi tavoli, fianco a fianco. Coppie distratte ci fiancheggiavano; ragazza molto giovane, bella, ma senza pietà per questa bellezza, tutto, tutto, tutto il tempo sempre a parlare, con il tono di chi butta via le parole con odio per il loro significato e sprezzante dissennatezza, come cose vuote, senza respirare e senza mangiare; lui era tanto distratto da non essere neppure infastidito.
Mon Vieil Ami
69 rue Saint Louis en l'Île
Tél : +33 1 40 46 01 35
Michelin
La Fourchette
PS: luci natalizie; settimana prima di Natale. A Roma, a Trastevere, vicino Piazza Navona, molti ristoranti e negozi ancora non le tolgono; mi fa l'effetto di fine del mondo, di perdita di senso.
venerdì 14 marzo 2014
Francia. Parigi. Toraya, sala da tè giapponese.
Culture e territori, Estremo Oriente.
Parigi. Da Toraya, la sala da tè giapponese. Incantata da tè matcha, colore, spumosità, temperatura, tazza...e anche dal piccolo dolce, un wakana mochi, ricci di azuki bianchi resi verdi dal matcha e interno di azuki rossi.
wakana mochi
Autrefois, le 7e jour du 1er mois lunaire, les Japonais exorcisaient les mauvais esprits et partaient cueillir les premières pousses sauvages (wakana) pour concocter l’atsumono, bouillon qu’ils consommaient en priant bonne santé et longue vie. De nos jours, la tradition perdure sous la forme du nanakusa gayu, bouillie de riz agrémentée de sept variétés d’herbes aromatiques.
Truffe ronde, ébouriffée de vermicelles vert tendre en pâte d’azuki blancs parfumée au thé vert Matcha, fourrée à la pâte d’azuki rouges en purée contenant une fine de riz gyûhi, le Wakana mochi est un véritable gâteau de jouvence pour tous ceux qui le dégustent…
Da aubarona.
Una pasticceria vecchia di cinque secoli, la diciassettesima generazione di pasticceri, sempre la medesima famiglia.
Menu Avokani. Riso profumato al sesamo bianco con zenzero marinato gari, alghe nori, granchio, avocado, uova di pesce, cerfoglio, vinaigrette “alla giapponese” agli agrumi. Servito con cahwam-mushi (consommé con uova al vapore),una zuppa di miso, un tè Bancha. Dolci di stagione e tè Matcha o Sencha.
Menu Sekihan. Sekihan, ovvero riso glutinoso cotto a vapore, con azuki. Servito con cahwam-mushi (consommé con uova al vapore), piccoli legumi salati, una zuppa di miso, un tè Bancha. Dolci di stagione e tè Matcha o Sencha.
A caro prezzo con un bicchiere di Yquem, modico con Les Arums De Lagrange 2011.
Circa Toraya
toraya-group
nippon.com
henokiens.com
venerdì 10 gennaio 2014
Parigi. Marais. Breizh Cafe, crêpe, gallette e volendo ostriche di Cancale.
mercoledì 20 novembre 2013
Francia. Parigi. L'Atelier di Joel Robuchon
Parigi piovosa e bella, mi sembri per la prima volta città di un altro pianeta, il tuo; speriamo che tu ti accorga il più tardi possibile che l'epoca su cui metti i piedi va disfandosi.
E così eri ancora là, e noi siamo tornati al vecchio albergo di rue Jacob e poi andando giù giù per la lunga rue de l'Université siamo arrivati a rue du Bac e abbiamo fatto la rituale visita da Conran che vedemmo nascere - io giocando a scegliere i mobili per una casa parigina chenonsisamai - e andavo notando che la distanza che ho visto accorciarsi tra Roma e Parigi quanto a negozi divertenti, tenuti da signore e signori sufficientemente curiosi del mondo e bizzarri che anni fa vidi accorciarsi, ora ecco che torna a esserci man mano che a Roma chiudono tutti, quei signori esaurendosi e altri non comparendo alla ribalta.
E poi siamo capitati davanti all'Atelier dove tentammo di entrare quando era troppo di moda, appena aperto e ancora senza le due stelle, ma forse a esse destinato visto il patronato di Joel Robuchon.
Anzi, a proposito di stelle prima di infilarci dentro in questa nuova visita non ne sapevamo, forse chissà mi avrebbero messo soggezione, per fortuna non ne avevo idea, le ho notate poi andando a leggere del locale, quando gliele avrei date io, anzi gliene dò una delle mie.
Quindi piove, che voglia di accoglienza, siamo lì davanti, è mezzogiorno, entriamo? Sì entriamo, eccoci subito al banco - c'è un lungo banco, ci si siede lì, con gli altri, e si sta benissimo, non rimpiangi il tuo tavolo - e quella, l'accoglienza, non manca, anzi eccola che corre verso di noi calorosamente e ci accompagna fino alla fine.
Conclusione: amo l'Atelier.
Fois gras entrambi ed egli riz de veaux più buono del fois e un purè di patate da sballo - Robuchon, no? - di cui mi portano una terrinetta per non lasciarmi a guardare e certo pane che lèvati (ma davvero).
E poi basta, non ho potuto assaggiare altro che ancora avevo da dimenticare una pinta di cioccolata calda cui avevo ceduto a colazione, ma il carpaccio di pesce che ho visto passare, l'arrostino di non mi ricordo che, avevano certe facce magnifiche.
Lui, il Nunche, due bicchieri (che bella idea quella di dare il vino a bicchieri) uno per il fois bianco, profumato, un Gewürztraminer, e uno rosso per il riz (ignoto al Nunche, consigliato, apprezzato, della zona di Bordeaux che ci ricordava due estati fa, non ho visto bene).
Quindi bella idea dei bicchieri, ottimo cibo, un servizio amichevole ed elegante e perfino degli avventori resi belli dalla contentezza di stare lì (magari anche noi lo eravamo, chissà).
Bello buono elegante simpatico (quante volte lo dico; lo lascio, va').
Atelier di Joel Robuchon
venerdì 26 febbraio 2010
PARIGI. LES MILLE FEUILLES. TRA CASA E GIARDINO, TRA GROTTA E BOUTIQUE.














Les Mille Feuillues, Marais. Tappa irrinunciabile nelle passeggiate parigine, il negozio più simile a una stanza della meraviglie, a una wunderkammer, che io conosca. Oggetti disparati, ma tutti evocanti i giardini e le grotte barocche, dove trovare un corno di rinoceronte in resina, leggerissimi bicchieri di vetro soffiato, farfalle, orientalismi, retour d'Egypte, animali marini, angeli, ali di angeli (noi ne acquistammo, una volta, due), fiori di smalto, tutto l'essenziale dell'inutile che nutre il cuore.
Les Mille Feuilles
2 rue Rambuteau Paris 3e
Tel : 01 42 78 32 93
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