Visualizzazione post con etichetta Viaggiare. Roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viaggiare. Roma. Mostra tutti i post

venerdì 22 marzo 2019

Flan rosso con vongole e uvetta


Siamo in Sformati e terrine di formaggio, polente pasticciate, soufflé, Sformati e terrine di formaggio.

Di Artemisia

Orto Botanico (melo cotogno, porcellino di Sant'Antonio che sugge, rana che nuota) e altri giretti molto primaverili (i narcisi sono delle monache di Santa Cecilia) intorno alla casa. Un curioso flan di bel colore, dolce e piccante. Il flan venne in mente poiché si mangiarono questi: Spaghetti di Natale con vongole e uvetta; volendo, anche con anguilla.

400g di vongole: farle aprire in padella secca, coperte.

Fare un sugo di pomodoro con 250g di passata, aglio in camicia (poi tolto), olio d'oliva, peperoncino; sale moderato; cottura, 20'.

Fuori dal fuoco buttare nel sugo le vongole sgusciate, insieme a una bella manciata di uvetta; aggiungere il sugo di vongole filtrato.

Mescolarvi 250g di yogurt greco intero.

Mescolarvi 3 uova prima battute con la frusta con vigore.

Versare tutto in una teglia da forno da un litro, ben imburrata, bordi bassi.

Forno a 180° per 30/35'.

Mangiare seduta stante con fresca insalatina e Champagne.















lunedì 18 febbraio 2019

Crespelle di farina di ceci


 
Crespelle di farina di ceci da Artemisia

Prima avevamo fatto un giro a Palazzo Valentini, Provincia; foto dall'uscita dal bunker costruito nei sotterranei nel periodo fascista. Piove che dio la manda. Dopo, crespelle di ceci facendo di necessità virtù. Essì, è capitato anche a me: il glutine mi fa venire il mal di testa, dice l'amica. Mi faccio santa e cerco qualcosa di adatto, scoprendo, grazie a lei, codeste buone crespelle (bontà premiata). Nel menu di Febbraio 2019. Un'amica, un camino, una gatta.

270d di acqua fredda, 120g di farina di ceci, 1 pizzico sale, 1 cucchiaio di olio d'oliva: mescolare nel frullatore, così di grumi non se ne parla, e mettere a riposare al fresco per mezz'ora.

Per crespelle di 22cm, in padellino crepiera, un mestolo colmo.

Grasso usato per ungere il padellino: burro o strutto, a velo. 

Si scaldano abbastanza bene nel MO.

Crespelle di farina di ceci con uovo

di Isolina

Mi produco nelle crespelle di farina di ceci. La mia ricetta, con uovo e crespelle a tagliatelle per accompagnare verdure: Carciofi, piselli & crespelle di farina di ceci.
 
Farina di ceci mescolata ad acqua, poi un uovo.

Ho ben amalgamato con una frusta, ho controllato la consistenza (da normale crespella), poi ho aggiunto sale e piuttosto abbondante pepe nero.

Ho lasciato riposare la pastella e ho fatto delle crespelle che poi ho tagliato a strisce larghe.
   






 

giovedì 14 febbraio 2019

Minestra con la roveja



In un bel giorno nuvoloso e invernale romano - ancora è gennaio - facciamo un giro dalle parti di via di San Teodoro, puntando alla Fondazione Alda Fendi ristrutturata da Jean Nouvel, dove è in mostra un certo giovine di marmo di Michelangelo in prestito dall'Ermitage. Scorriamo accanto ai Fori, incontriamo una curiosa bottega di Mirabilia, ci imbattiamo nel per noi imprevisto Mercato dei Contadini. Ci infiliamo, ovvio. Vedo un banco di granaglie, e una certa misteriosa roveja. Acquisto immantinente. Ci fo una buona minestra, e mi riprometto di tornare dalla signora.

La roveja secca è stata ammollo per almeno 12 ore,  poi fatta bollire per 50'.

Metà è stata frullata.

Poi è stato aggiunto un soffritto di aglio, carota, sedano, cipolla, sale e pepe in olio d’oliva.


La roveja è un piccolo legume simile al pisello, dal seme colorato che va dal verde scuro al marrone, grigio. Nei secoli passati era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui Monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate: la roveja è resistente anche alle basse temperature, si coltiva in primavera-estate e non ha bisogno di molta acqua. Cresce anche in forma spontanea, lungo le scarpate e nei prati, ma nei secoli passati era protagonista dell’alimentazione dei pastori e contadini dei Sibillini con altri legumi poveri quali lenticchie, cicerchie, fave. Proprio perché cresce da sempre anche selvatico alcuni ricercatori sostengono che si tratti di un progenitore del pisello comune. Secondo altri invece è una vera e propria specie (Pisum arvense) differente da quella del pisello (Pisum sativum), in ogni caso la classificazione botanica è ancora indefinita. Esiste invece un totale accordo sulla sua valenza nutritiva: è molto proteica, in particolare se consumata secca, ha un altro contenuto di carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi. Oggi è stata pressochè abbandonata ovunque e resistono solo pochi agricoltori nella val Nerina, in particolare a Cascia dove, in una località chiamata Preci, c’è una fonte detta dei rovegliari. In questa vallata la roveja si semina a marzo a un’altitudine che va dai 600 ai 1200 metri e si raccoglie tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. La battitura è simile a quella della lenticchia: quando la metà delle foglie è ingiallita e i semi sono diventati cerosi, si sfalciano gli steli e si lasciano sul prato ad essiccare. Quando l’essicamento è completato si portano sull’aia e si trebbiano. Si deve poi liberare la granella dalle impurità con una ventilazione che avviene con setacci. La roveja, detta anche roveglia, rubiglio, pisello dei campi, corbello, si può mangiare fresca oppure essiccata, in questo caso diventa un ottimo ingrediente per minestre, zuppe. Macinata a pietra, si trasforma in una farina dal lieve retrogusto amarognolo che serve per fare la farecchiata o pesata: una polenta tradizionalmente condita con un battuto di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva, buona anche il giorno successivo, affettata e abbrustolita in padella.
 














mercoledì 26 giugno 2013

Roma. Il chiostro di San Giovanni Battista dei Genovesi



Trastevere. Per caso spingo un portone. Un chiostro rinascimentale, uno dei più belli di Roma, opera di Baccio Pontelli.

mercoledì 27 febbraio 2013

Mercato Esquilino. Le belle ignote






Low upo? Oupo? Strani vegetali seducono, ogni ricerca è vana, altri tacciono del tutto il loro nome, le brune bocche dicono strane parole con la voce riottosa e incerta di chi è sicuro di non essere inteso, i neri occhi diffidano delle tue serie intenzioni, la questione è aperta.

E ove io comprenda di che si tratta, fiori di banano, che fo di voi? Una volta li ho comperati, ma la fine fu miserevole. Ora ho un'idea di cosa ci si possa fare.


Vasto mondo, come sei attraente e tosto da masticare.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...