mercoledì 9 maggio 2012

Frittele di grano saraceno con fiori di acacia e borragine



Di Isolina 

Tutto deriva dal fatto che le acacie sono in fiore. Mi riportano indietro nel tempo, lungo i sentieri dell'Adda quando le mangiavo crude, golosa. In Lombardia si chiamavano robinie. Si scatena la memoria, percorre sentieri zigzaganti... gli sciatt (sciatt = rospo) della Valtellina mi portano a questi rospetti.

In una ciotola che poi possa contenere tutti gli elementi faccio una pastella molto consistente con farina di grano saraceno, un pizzichino di pepe, acqua e un poco di lievito. La metto a riposare. 

Al momento di friggere metto nella ciotola i fiori di acacia delicatamente staccati dai loro grappoli, i fiori di borragine, le foglie di melissa tritate e una tenera zucchina tagliata a corto fiammifero.

Mescolo bene il tutto e aiutandomi con due cucchiaini verso man mano nella pentola dei fritti, dove subito si gonfiano e rospeggiano nell'olio d'oliva caldo a 170°.

In tavola con fleur de sel.

Piccolo antipasto divertente, o stuzzichino o...

2 commenti:

Cristina ha detto...

Bella l'idea della pastella con il grano saraceno! Quando vedo ricette con i fiori di acacia penso subito al consiglio di Enzo Raspolli, che per non uccidere l'aerea leggerezza dei fiori anziché immergerli suggerisce di spruzzarli con la pastella; ma qui sono proprio frittelle (mi piace l'idea che "rospeggino!).
Acacia e robinia non sono la stessa cosa, ed in effetti quella di cui usiamo i fiori è la robinia (robinia pseudoacacia, una fagacea); le acacie, invece, sono favacee o mimosacee.

isolina ha detto...

Grazie per la spiegazione Cristina. Sempre molto attenta tu!

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