sabato 29 gennaio 2011

COPENHAGEN. ECKHOUT. NATIONALMUSEET.









A un certo punto, nel Nationalmuseet di Copenhagen mi sono ritrovata circondata, in una piccola stanza, dai quadri di Eckhout e dagli intenti occhi dei loro protagonisti; si tratta del raro a vedersi pittore olandese che nella prima metà del XVII secolo seguì in Brasile, per documentare quegli esotici luoghi, quello che ne fu il governatore, Maurizio di Nassau.

Tra le figure, quella che allarma è l'india tapui che porta sulle spalle un canestro da cui spunta un piede, e che se ne va con una terza mano in mano come un mazzetto di fiori. Ciò che colpisce è come se ne stia tranquilla e domestica, senza quell'aria di crudeltà straniante con cui gli europei rappresentarono altre figure antropofaghe. Oltre a un indio tapui, ci sono degli schiavi negri, un mulatto, una mamelucca: tutto il vario mondo umano che andava mutando quei luoghi.

Le grandi figure di Eckhout rivestono un'intera stanza, nell'area dedicata ai Popoli della terra. Facevano parte della Kunst e Wunderkammer di Federico III, cui il governatore li regalò.

Eckhout aveva 26 anni quando andò in Brasile. Tanto di cappello sia a lui che al governatore, che per inciso quando, vecchio, stava per morire, fu preso da un'acuta nostalgia di quella giovinezza e di quei luoghi e richiese i quadri indietro, ma il re di Danimarca manco per niente (ne aveva dati dell'altro pittore al suo seguito, Post, anche a Luigi XIV, ma a quello non osò neppure rivolgersi). Tanto di cappello, perché saper raccontare è assai più raro di ciò che si desidera, e avremmo voluto che quelli che li potereno vedere ci dicessero molto di più di quei perduti mondi.

Come si capisce amo Eckhout e avendo perso il filo della sua storia (dove fossero finiti i suoi quadri, per dire), quando me lo sono ritrovata davanti non credevo ai miei occhi: ciò ha accresciuto il piacere dell'incontro. Aggiungo che le presentazioni del museo, nel loro stile cornucopia di tutto, non sottolineano niente e neppure questa presenza: sono fuori moda; considerato un tempo pittore di second'ordine, ora è più che recuperato all'attenzione.

E'una pittura eccezionale anche perchè quei momenti della storia furono poco documentati: non c'era Napoleone e il resto appresso. L'altro pittore olandese, sempre nella stessa spedizione fu, come dicevo, Franz Post, che ritrasse soprattutto grandi paesaggi dagli immensi orizzonti. I due venivano da un'eccellente contesto, la pittura olandese dell'epoca, appunto, nel suo cosidetto secolo d'oro. Quindi c'è tutto il fascino del frammento raro, dell'universo perduto anche per una mancanza di rappresentazione. Oggi per il Brasile Eckhout è importantissima memoria.

Dei quadri di Eckhout, che dipinse anche numerose nature morte con frutti incongniti (documentò, ad esempio, ogni passo della crescita di una banana) illustrano ricette esotiche in AAA: 1, 2, 3.

Dirò di più: Artè, ispirandosi agli arazzi di Gobelin ispirati a quel Brasile via re Sole, e chiamati gli arazzi delle Nuove Indie, ci ha fatto uno stencil.

Nationalmuseet - Albert Eckhout

Un commento sulla pittura di Eckhout e sulle malinconie del principe Maurizio.

1 commento:

isolina ha detto...

me li hai fatti rivivere. E i tuoi commenti sono come sempre illuminanti

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