martedì 10 novembre 2015

Pan dei morti, Lombardia



Artemisia fa una ricetta di Gliuliana, La gallina vintage

Ammorbidire 100g di uvetta in un goccio di acqua calda mista a poco vino bianco, unirvi 2 fichi secchi a pezzetti.
In una terrina: 200g di biscotti triturati, 120g di farina00, 150g di zucchero, 50g di mandorle tritate non troppo finemente, 50g di pinoli, 50g di ciliegie candite tritate grossolanamente, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, 3 cucchiai rasi di cacao amaro, 1 cucchiaio raso di cannella in polvere, 1 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere, mezzo cucchiaino di noce moscata grattugiata, un pizzico di sale, l'uvetta scolata e strizzata.
Aggiungere 1 albume e vino bianco o vinsanto q.b. versandolo poco alla volta; l'impasto deve essere abbastanza  compatto, facile da lavorare con le mani.
Creare dei salsicciotti di 6/7 cm di diametro, tagliarli in pezzi di circa 4 cm, appiattirli con le mani umide, ricavarne forme allungate ovoidali, alte poco meno di 1 cm.
Adagiarli in file sfalsate su una teglia foderata di carta da forno; un poco si gonfiano, distanziateli.
Cuocere in forno a 180° ventilato per 15’; si formeranno delle previste crepe. Abbassare a 160°, e passare a statico, tenendo un poco aperto lo sportello con un cucchiaio di legno; continuare la cottura per 20/ 25’.
Devono essere morbidi e fondenti all'interno.
Lasciar raffreddare e spolverare abbondantemente con zucchero a velo.

Vengono 12 biscottoni.


Halloween è una festa anglosassone; ma ha radici nel pre cristianesimo dell'Eurasia. Non stiamo a piangere che con noi non non c'entra: non c'entra con la Controriforma. Piuttosto, facciamo i dolci dei morti. E ricordiamoci che anche le nature morte nascono in età antica come offerte ai defunti e agli dei. 


Dopo aver letto Storia notturna di Ginzburg, ho smesso di non saperne nulla, ma basta scavare appena un po': 


Nel dopoguerra, nei quartieri popolari, si usava andare in giro con una cassetta di cartone a forma di bara, chiamata “o tavutiello“, vestiti di stracci e si gridava una proverbiale invocazione: “Fate bene ai Santi morti“. O anche una filastrocca: “Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte” (traduzione: Fammi del bene per i morti: in questo grembiule che ci porti? Uva passa e fichi secchi porti e fammi del bene, per i morti). In alcune zone della Campania interna, invece di “dolcetto o scherzetto“, i bambini usavano gridare: “Cicci muorti!“.

Da vesuvio.it

Isolina, dalla Toscana ci dice: la Morte Secca era una gran zucca che si intagliava a mo' di teschio e con una candela all'interno si metteva qua e là, la notte prima dei morti.  

Nel menu di Novembre 2015. La cena dei ritrovati amici è stato infilato in una coppetta di crema di cachi ghiacciata e cioccoalto bollente. 


3 commenti:

qbbq ha detto...

Attualmente purtroppo la maggior parte dei pan dei morti in vendita a milano e' quasi stucchevole: troppo dolce. Meglio farseli appunto in casa. Ne esistono di diversi tipi ovviamente, piu' o meno duri., il cuoco puo' molto improvvisare. Io ometto sempre ad sempio le ciliegie candite se la ricetta le prevede e preferisco fichi secchi. Quest'anno io li ho fatti spaccadenti e lasciati poi maturare per giorni e giorni: molto buoni. Studiando la cucina lombarda ci si rende conto della sua ricchezza e bonta': meno preziosa rispetto a quella piemontese e meno opulenta di quella emiliano-romagnola, nell'ambito delle cucine del nord, ma molto buona: io rcentente,ente fatto ad esempio un classicone: riso e latte, una minestra saporitissima che ben si apprezza di questi tempi, ricca di latte, burro, parmigiano e un sospetto di spezie + sarebbe poi anche quasi tempo di casoeula, piatto sublime....ecc...

artemisia comina ha detto...

casoeula, bono!

giulia pignatelli ha detto...

La ricetta fi giuliana lz conoscevo, ma non ancora fatta... graxie del consiglio libresco ;)

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