lunedì 27 gennaio 2014

Pizza rossa della Signora Clelia



Mentuccia Fibrena ricorda bene la signora, alta, bella, la crocchia bianca, vestita di nero, con un'ombra di baffi (niente più critiche dopo quelli della pricipessa Maria in Guerra e Pace, o quelli di Frida): eccola su in alto, sorridente ma lontana, in cima alle scale della casa accanto, vedova da sempre di un misterioso personaggio che non era proprio del paese e che anche da morto restava straniero; circondata da figlie e nipoti che formavano una comunità invidiata ma non abbastanza dalla solitaria Mentuccia. Da una casa all'altra ogni tanto volava un dono, una ricetta.

Artemisia esegue.

Ammassare (così dice la signora Clelia) in una terrina 1 kg di farina rossa (sarebbe quella di mais) con un cucchiaio colmo di sugna (strutto, per chi non lo sapesse);

Aggiungere l'acqua (bollente!) che occorre, fino a ottenere un impasto un po' meno che liquido.

Aggiungere sale, pepe, sfrizzoli (ho usato del guanciale rosolato), uvetta 

Ungere una teglia - ho usato olio d'oliva - e stendervi la pasta, alta due dita.

Forno molto caldo (250°), per circa 20/30'.



Nota: la mia versione era fatta con mezzo kg di farina, teglia di circa 30cm di diametro. E' buona bollente. Attenzione e non farla seccare, col mio nuovo forno vigoroso (220°) già 20' sembrano troppi. All'uvetta ho aggiunto prugne secche a dadini e pinoli; poco meno di una cup di ogni cosa. Servita con stracchino, che ci sta benissimo.

Ne avevo fatta una veramente molto simile, con la polenta istantanea a grana grossa, chiamandola polenta pasticciata alla Cellini perchè era stata fatta alle soglie dell'estate buttandoci dentro un po' tutto quello che andava sbrigato via. Sospetto che ricordassi questa senza ricordarla. 

Era uno spuntino di lavoro; quindi lei la pizza rossa, una torta di mele e cocco (qui sotto), un parrozzo.

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