venerdì 20 dicembre 2013

Melanzane a fegatello, milinciàni a ficatiéddu, Sicilia



Da Artemisia

Quando mi sono strascinata dietro da Catania quel malloppone pesantissimo e costosissimo che è il libro di Giuseppe Coria, Profumi di Sicilia, mi chiedevo se mai avrei smesso di pentirmi dei passi che facendomi attraversare una piazza piena di una inverosimile luce - quella con il famoso elefantino - mi avevano fatto infilare in una libreria che haimé lo aveva. L'Autore è palesemente uno di quegli uomini che probabilmente senza cucinare mai, si piccano di essere buongustai e messe le donne ai fornelli, ne giudicano i piatti severamente mentre discettano dell'etimologia dei nomi e delle provenienze storiche di questo e di quello; glissa quindi sulle quantità che le sue informatrici non gli hanno detto e che lui non è stato capace di estorcere, e ogni tanto toppa, come quando mette uova nel riso degli arancini, però, però...  Però ti fa immaginare, ti fa fantasticare, avendo raccolto informazioni qua e là, su una lunga teoria di piatti seducenti.

E poi è da lui che acquisisco questa meravigliosa ricetta di melenzane in fegatello (ipotizzo cucinate come si fa con i fegatelli, chissà); tornata dalla Sicilia, infatti, non ho potuto rinunciare alle melanzane e nonostante l'inverno che avanzava, ne ho trovate di provenienti da lì - così mi dissero i miei spacciatori di verdura - per una cena siciliana che andavo preparando.



Allora: per prima cosa si fa 1kg di melanzane a dadini e si frigge in olio d'oliva. Le mie melanzane erano una melanzana, emorme, viola, allungata, compatta, senza semi.  

Nel frattempo 300g di pelati con un piccolo pizzico di sale sono stati messi a cuocere in padella con 200g di olio d'oliva (1/2 bicchiere, dice quello) tre alici dissalate, del basilico e tre spicchi d'aglio che dopo 15' toglierete.

Inoltre, dell'ottima mollica rafferma di pane fatto in casa con un misto di farine e qualche seme (in verità ho usato anche la sottile crosta, e mentre quello dice due cucchiai io ne ho messo una cup, 250g) è stata sbriciolata e tostata in padella secca.

Adesso aggiungete al sugo i dadini di melanzana fritta e un ciuffetto di foglie di menta.
 
Qui si aprono due vie, a scelta, per concludere il piatto:

In una fate cuocere altri 15' sul fuoco, quindi aggiungete la mollica tostata. 

In un'altra - come ho preferito fare io - si mettono sugo, dadini, menta e mollica in una teglia da forno e si fa gratinare 15' in forno a 180°.




Nota: il famoso 1/2 bicchiere lo misi, ma poi ne ho tirato via un bel po' (e mi è servito per ammorbidire la farcia di un timballo di riso; ne abbiamo tirato via, dovrei dire, visto che le robuste braccia sono dell'oramai noto Teo).



Sono così tanto buone (fritte, lo so). E' straordinario questo uso di mollica di pane che fa il sud. Accanto a loro, la teglia con le sarde a beccafico con cui sono andate in tavola.


3 commenti:

qbbq ha detto...

grazie, ti stavo appunto chiedendo cosa fossero.

questo libro è effettivamente costosissimo... strana questa cosa, che molti dei nostri libri siano stati scritti da uomini che non cucinavano... ma la mia è una osservazione più generale: molti di questi libri sono molto belli da leggere, ma spesso poco cucinabili: cioè ormai inadeguati quanto a metodologie, ingredienti, quantità (vedi quel tuo olio poi rimosso): anche io ne ho alcuni che ho di fatto relegato all'ultimo scaffale.
Un libro che è entrambe cose, ben scritto e cucinabile, è di mary taylor simeti. ma mi parlano anche bene dei libri di Lanza Tasca.
stefano

isolina ha detto...

Il libro... Lo possiedo anch'io e appunto fa sognare più che altro. Ma queste melanzane a fegatello mi artirano irresistibilmente e me le noto per la prossima stagione

artemisia comina ha detto...

io un po' sogno e un po' cucino, seguiranno due piatti monumentali tratti uno da questo e uno da libro di analogo autore (uomo, autorevole etc), sempre siciliano: un timballo di anellini e un risu 'o furnu entrambi ottimissimi (frequentavano le donne giuste).

mi piace leggerli i libroni, e ogni tanto anche esplorare questo modo vicino che si avvia lesto a diventare antico.