martedì 17 settembre 2013

Africa. Namibia. Minestre e vellutate.


Ristorante Utopia, Windhoek



Kulala Desert Lodge


L'abitudine di portare in tavola una vellutata di verdura si è rivelata una felice costante dei Lodge namibiani, ma l'ho vista come ineludibile anche nei due ristoranti dove c'era un buffet, quello cittadino di Windhoek e quello dentro l'Ethosa park. Darei per acquisito che i carnivori namibiani (in Namibia crescono molte più antilopi e mucche che biete) offrono all'ospite la preziosa verdura come soave regalo.

Mi soffermo sulla prima crema: quella arancione, di Windhoek, con accanto un piatto - per inciso - dove c'è del bobotie - squisita: zucca (ho visto la batternut celebrata, sempre a Windhoek, su enormi cartelloni pubblicitari), arancia, curcuma. Zucca e arancia è oramai un classico per me, ma l'aggiunta di curcuma è da provare al più presto.

Per la seconda crema, di lenticchie, dobbiamo invece andare verso il deserto di Namib, mettere intorno al Lodge dove ce l'hanno servita un bel po' di orizzonte, di rossi graniti affioranti dalla sabbia, di distese di erbe gialle, parecchi struzzi, molti orici dalle lunghe corna, pochi umani, e pensare che qualcuno gentilmente te la porta attingendo dalle scorte di quelle isole nel deserto che sono i Lodge namibiani.

Quasi tutte queste creme sono da immaginarsi così: un Lodge nel deserto,  una veranda che dà su un orizzonte infinito, una dispensa che ti difende dall'inedia e dalla sete.

Sotto altre creme: di funghi, di nuovo di lenticchie - saltate per ora quella dove c'è una sorta di isola gialla e quell'altra dove affiorano pezzi di pesce, poi vi dico - poi asparagi dentro una specie di calderoncino. Fermiamoci qui un momento.  Intanto il calderone: è un potjie miniaturizzato, una di quelle pentole da campo, con i piedini per porle sulle braci, che hanno accompagnato i coloni nei loro viaggi e che oggi sono usate dagli Himba come dai cittadini nostalgici. Qui è addomesticata, fa la ciotola per una crema di asparagi. Anche questi meritano un commento. Sono una delle rare verdure namibiane: pare che intorno a Swakopmund se ne coltivino un po'.

Proseguendo, una crema di mais con dentro alcune cime di broccolo. Tenere presente che il mais lì è in netta prevalenza bianco; la crema di mais mi sono già affrettata a rifarla, anche se senza broccolo e con mais giallo.

Dopo c'è una crema di verdure varie e infine una minestra di verdura con un po' di pasta dentro; pareva proprio un piatto molto domestico, di quelli che tutti abbiamo visto sul tavolo di casa, se non che c'erano spezie piccanti che lo hanno reso subito talmente bizzarro e diverso dalla familiare attesa che per la prima volta ho visto lasciare il piatto a metà dagli altrimenti sempre apprezzanti commensali.

Torno sui due piatti lasciati in sospeso, il terzo - una zuppa di cipolle - e il quarto, una zuppa di pesce. A differenza di tutti gli altri, sono cittadini, di Swakopmund. Swakopmund, oggi città di mare e turistica, luogo dove gli arroventati cittadini della vicina capitale vanno a cercare il fresco della corrente del Benguela quando Windhoek li rosola. Città bianca, linda e pinta, e - sospetto - non dimentica del razzismo. Sono due piatti diversi, per così dire più grevi. Forse con maggiore incidenza di quella cucina tedesca che a detta delle guide avrei trovato dovunque in Namibia e che in effetti ho trovato solo nella città di Swakopmund, se escludiamo la pur notevole eccezione della bakery di Solitaire.




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