sabato 10 febbraio 2018

Uccelletti di Sant'Antonio, le cillitte de Sand'Andonie



Artemisia vede su una pagina FB vispissima, chiamata Accademia della cucina teramana, certi dolcetti la cui forma oscilla tra l'uccellino e il drago, apprende che sono fatti in onore di quel Sant'Antonio compare del diavolo che andava in giro con il porcellino e a cui si affidavano gli animali della campagna (ricorda ancora la cerimonia della benedizione presso una chiesetta dedicata a quel santo, altrimenti diruta e abbandonata, come una scena mistica della sua vita) e decide di farsi teramana. I tentativi sono stati più d'uno, perciò tale ricetta va dritta sotto il tag Officina Riparazioni, dove raduno ricette provate più volte, tentativi, ricicli.

Faccio più prove, scegliendo tra varie ricette e riadattandole alle mie fantasie. Ci vogliono una pasta duttile e un ripieno a base di marmellata d'uva.
Faccio una pasta con il lievito, e una senza, sempre con olio e vino, per cui ho un debole di famiglia, poiché impasti duttili e profumati; le due versioni possono andare entrambe, la seconda seduce per semplicità e per tenere meglio la forma.
Mentre prendevo la mano con i cillitte, i primi sembravano ravioli con la frangia, i secondi pesci, i terzi erano fin troppo realistici (mi piacciono certi cillitte doc teramani, incroci tra uccelli, serpi, draghi). Il ripieno è sempre pressapoco lo stesso (pressapoco è importante, è bello abbandonarsi a variazioni aromatiche).

Pasta con il lievito. 700g farina, 40g olio d'oliva, 100g vino bianco, 70g latte, 1 bustina lievito per dolci, 1 bustina di vanillina, 1 buccia di limone, 2 uova, 200g zucchero (ne faccio metà quantità)

Pasta senza lievito. 500g di farina 150ml di olio extra vergine d'oliva 150ml di vino bianco 3 cucchiai di zucchero, sale.

Ripieno: 200g di marmellata d'uva, 75g di cioccolato amaro grattugiato, 75g di mandorle triturate, cannella (ne è avanzato quasi un terzo; la base imprescindiebile è la marmellata d'uva, che nel teramano è specifica e di gusto particolare a me ignoto; io usai una marmellata sopraffina fatta da produttori di buon vino di Olevano; le variazioni sono numerose: buccia di limone, goccio di rum, eccetera).

Forma: Per fare i cillitte ho adottato, tra i vari, questo metodo:

- Stendere la pasta, fare dei dischi di circa 10cm di diametro, 3/4mm di spessore, mettere un cucchiaio di ripieno, ripiegare in due, sigillare i bordi.

- Avvolgere il fagottino a spola (pancia gonfia, estremità affusolate) rotolandolo sul piano di lavoro.

- Allungare le estremità, manipolarle perché una faccia la testa e l'altra la coda, intervenire con le forbici perché la coda abbia piume, tirare per bene il becco, schiaffare un occhio fatto con un confettino tondo, sforbicare la pancia con la punta delle forbici per accennare a piume e ali.

Mettere i cillitte su una teglia coperta di carta da forno.

Forno a 180° per 30'.

Sul tavolo di  Gennaio 2018. Tre spuntini studiosi, uno dietro l'altro. 

Qui sotto la versione realistica, pasta senza lievito. Mangiati golosamente da me e da ospiti.







Versione raviolo con le frange, pasta lievitata; nota sull'occhio: quello con il confettino argentato è consono senz'altro, il seme di cordiandolo qui adottato produceva un effetto aromatico interessantissimo.


Terza versione, per una cena e per le colazioni successive. Decido che sono senz'altro amabili.

Pasta senza lievito.

Ripieno: un misto di biscotti, ganache di cioccolato, mandorle, marmellata di arance, tutto triturato e mescolato; un ripieno solido, anche se morbido; insomma, per nulla colante. Mi pare adatto a stare nelle trippe degli uccelletti. 500g in tutto.

Nel menu di Febbraio 2018. Nuovi uccelletti fragranti per una cena imprevedibilmente elegante.





3 commenti:

cat ha detto...

anche sul confine tra Veneto e Lombardia, dove vivevano i miei si festeggia S. Antonio chisüler (da chisoline= schiacciatine, focaccine cotte slla gratella)in particolare a Ponti sul Minco. In chiesa si benedice il sale grosso che poi viene mescolato al foraggio e al mangime. il fugasìn però, nonostante la semplice bontà, non può competere con la grazia di questi uccellini. La decorazoine in punta di forbice è simile a quella che faceva la mia nonna sarda sui panini di pasqua. Che bellezzabontà inscindibili.
Un saluto goloso, il cat

EvY Di Ber ha detto...

Un mondo di cucina e fantasia. Per non parlare dei disegni complimenti giganteschi. Prossimo S. Antonio sperimenti la ricetta antica originale. Ora io in estasi per tutte le varietà e varianti sulle sue proposte sono seriamente alla ricerca della ricetta della brioche russa, incuriosita tanto da quel video di quella strega, ho comunque impastato la ricetta che ha postato lei in questo blog. Non amo il lievito di birra per cui sto provando con il li.co.li. Le farò sapere. Un caro saluto teramano.

artemisia comina ha detto...

Grazie mille Evy - ci diamo il tu internet? che ne dici? - attendo risultati brioche! Io intano provo intrecci... E poi ho bisogno della ricetta originale cellitte!

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