giovedì 2 giugno 2016

Campania. Pasta e piselli come a Furore.




Da Antonella

Siamo a Furore, siamo fortunati. Maggio gonfio di fiori e di foglie tutte nuove soffia, graffia e spruzza poggia. Adosso, ogni sciarpa. Siamo nel conforto di una cucina appesa alla costa e circondata di orti che sbuffa caldi vapori aromatici. Bauci fa la pasta coi piselli allevati da Filemone. 

Io: "La pasta la cuoci a parte?". Antonella: "No no no" (che stai a dicere) "Olio, cipolla, piselli, pancetta, acqua poca, quando è il momento la pasta, e vicino un pentolino se non basta".

Piselli ottimi, colti dal ramo.  Sgusciati.

Olio d'oliva del podere, cipolla pure, affettata, pancetta dei monti Lattari a dadolini. Stufare, calare i piselli, aggiungere un po' acqua, quanto basta per cuocere i tubetti di Gragnano; tenere accanto un pentolino con altra acqua calda se dovesse servire. Sale poco - c'è la pancetta e i piselli sanno tanto di piselli.

Finale brodoso appena.

Aggiungere pepe nero

Squisita, se ci siete riusciti (sapete com'è con i piatti semplici, sono difficili). 
  
Sul tavolo di  Campania. Furore. 2016. Un maggio furioso a Furore, e una dolce compagnia














In altre parole possiamo dire che il panorama è percezione dei segni del paesaggio, frutto di uno straordinario compromesso, organico ed equilibrato, tra artificio e natura, tra opera dell’uomo storicamente stratificata e reazione della natura che ne mette in crisi l’equilibrio e la consistenza. E questa dialettica molto spesso prende l’evidenza di una lotta drammatica, proprio come nel caso di Furore, come vedremo più innanzi. Ricci, p. 9

l banco roccioso della penisola sorrentino-amalfitana è stato ricoperto, nel corso dell’ avvicendamento delle ere geologiche, da un manto di frammenti e di polveri piroclastiche provenienti dalle eruzioni del vicino Vesuvio. Il manto piroclastico, una volta depositatosi, laddove la pendenza della roccia sottostante lo ha permesso, è stato reso fertile dalla lenta azione degli agenti atmosferici, dalle acque piovane e dalla macerazione degli elementi vegetali. Ed è a questo punto che, durante il corso della storia, è intervenuta, lenta ma costante nel tempo, l’azione modificatrice della mano dell’uomo. Il manto piroclastico fertile è stato come “addomesticato”, per così dire, dall’azione umana e predisposto per l’agricoltura. A seconda della pendenza della roccia, laddove possibile, gli antichi abitanti della costiera hanno costruito un ingegnoso quanto semplice sistema di sfruttamento razionale del suolo a disposizione, basato sulla realizzazione dei cosiddetti “terrazzamenti” o macere, un espediente costruttivo basato sulla realizzazione di muri a secco che individuavano una sorta di “vasche”, comprese tra la rupe e la macera stessa, nelle quali immettere, alle varie quote, il terreno portato dal fondo valle. Il terrazzamento si è adattato alle varie situazioni locali e, a seconda della pendenza iniziale, ricorrendo anche alla sagomatura della parete rocciosa per adattarne alla meglio il declivio naturale, ha permesso la costruzione di un suolo agricolo interamente “artificiale”, fatto “ad arte”, insomma, che potesse dar luogo alla costituzione di aree pianeggianti da utilizzare per l’agricoltura. Naturalmente, dati i limiti propri delle tecniche di costruzione disponibili, ognuno di questi terrazzi artificiali non ha, di solito, superato uno spessore di sei, sette metri, con dei muri a secco di contenimento della massa di terra, le macere, per l’appunto, non più alti di tre, tre metri e mezzo. Ricci p.12-13

Giacomo Ricci. La costruzione del paesaggio. Studio preliminare dell’Immagine Panoramica di Furore per la costruzione del piano del paesaggio delle città costiere, Archigrafica 4 . 2016 http://www.archigrafica.org/pianofurore.pdf



1 commento:

isolina ha detto...

un incnto vero e tanto di capello a chi questo incanto mantiene.

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