mercoledì 18 gennaio 2012

Dicembre 2011. Venezia. La cena dell'ultimo dell'anno








Dicembre 2011. Venezia. La cena dell'ultimo dell'anno. Anche questa volta la mattina della vigilia siamo andati, tutti i convitati alla cena, a far la spesa; non nel bellissimo Rialto, ma nel magnifico mercato delle Erbe di Padova, con annesse ricche botteghe del Sottosalone. Si intendeva andare a spasso e iniziare a festeggiare; il mercato ci ha dato grandi radici di rafano, ruvide rape nere dalla polpa setosamente bianca piccantine e a me ignote, enormi fondi di carciofo scavati a barchetta, ottimi vini, formaggi, gelatine, mieli, un germano reale selvatico, una opulenta squisita bondiola, una lingua salmistrata annegata in erbe e spezie, e infine un'osteria vicina, Dal Capo, dove mangiare trippa di baccalà, soppressa e altre piacevolezze.

La cena, riuniti intorno alle nostre catture, dopo una pausa di cucina e di rimbellimenti, è stata questa: Crostini con mascarpone e mostarda veneta, congiunzione raccomandata dai droghieri veneziani; la mostarda veneta è a grana fine, con pezzi interi di frutta di quando in quando, un po' più piccante della più nota cremonese tutta a frutti interi. Piccole quiche in fondi di carciofo, così grandi e scavati a barchetta da essere usati come guscio di tortine. Sfogetti, o sogliolette in saor, provenienti non da Padova ma da Rialto; Artemisia le aveva trovate pulite e ammiccanti; cipolle di Tropea e aceto balsamico contribuivano a dar loro colori di rubino. Cucurbita aveva provveduto al Germano reale al forno, cotto a bassa temperatura (150° per tre ore coperto con carta alluminio, poi una mezz'ora a 180°, bagnato con vino bianco), tagliato in due dal macellaio di Sottosalone per facilitarne la cottura. Per accompagnarlo, Salsa peverada con il sugo del germano e Gratin di cardi cotti nel latte. Artemisia si era dedicata alla Bondiola con la lengua e al Radicchio tardivo bloody mary, stufato e condito con tabasco, worcester e un pizzico di zucchero, su cui adagiare la bondiola; tutto nel piatto esagerato di Macao. Pure di Cucurbita la Lingua salmistrata dalle tre cotture e la Salsa di rafano e mele. C'era poi l'Insalata di radicchio tardivo di Treviso (nella lucente ciotola celeste di una ceramista eccellentissima che operava anni fa nella campagna senese) con accanto una ciotolina con il Ramolaccio grattugiato; il ramolaccio, o rapa nera, è rapa bianchissima avvolta in ruvida sottile veste nerissima; sapore piccante, come un ravanello; vista per la prima volta da Artemisia al mercato di Padova e subito ritenuta indispensabile. A seguire graditi Formaggi italiani, un gorgonzola ottimo e due veneti, con Gelatine tra cui una squisita di ciliegie e pepe e Miele. Infine Mousse di castagne, cioccolato e mascarpone (cui Artemisia aveva aggiunto 40g di cioccolato fondente grattugiato finemente; schiaffata dentro una delle ciotole di lacca rossa di misura decrescente con cui Artemisia tornò mille anni fa da NY allibendo con tale dono la mamma), Uva bianca, Biscotti, tra cui quelli di Barbara (l'amica che ogni Natale ci rallegra; le ricette sono tutte in AAA; nella ciotola leonina del musée Jacquemart-André, riproduzione di un pezzo di uno dei servizi della folle coppia) e quelli di Bocca di Dama (in un lievissimo piatto di porcellana giapponese che ha impressi i commoventi segni della tela con cui è stato avvolto ancora umido), del Mandorlato veneto. Per alcuni Caffè, per altri Tisana di mele e pesche in vendita sfusa da Mascari a Rialto, che ci ha fatto compagnia in questa invernale a Venezia; per essa sono usciti dalla credenza l'immensa e sbilenca teiera celeste che ci seguì dalla boscosa Savonlinna all'Italia, con il beccuccio che sputa il liquido di lato, rendendo periglioso il versare, e le tazze giapponesi di Kimonoia, il negozio parigino che anni fa fu una delle mete della caccia alle cineserie di cui volevamo popolare la casa veneziana. Il numero di bottiglie vuote alla fine era considervole e vario; nelle foto potete sbirciare.

Crostini con mascarpone e mostarda veneta,

Piccole quiche in fondi di carciofo

Sfogetti, o sogliolette in saor

Germano reale al forno

Salsa peverada 

Gratin di cardi cotti nel latte

Lingua salmistrata bollita

Salsa di rafano e mele

Ramolaccio grattugiato

Bondiola col lengual

Radicchio tardivo bloody mary

Radicchio tardivo in insalata

Formaggi italiani con gelatine varie

Mousse di castagne, cioccolato e mascarpone

Biscotti varissimi

Uva bianca. 





















 

5 commenti:

Giuliana ha detto...

mi sono inebriata di profumi, sapori e di colori solo a leggerti....

bello tutto.

artemisia comina ha detto...

mi piacerebbe averti come ospite :)

isolina ha detto...

anche questo un percorso mirabolante...

Esmé ha detto...

Vaccis! Che cena maravigliosa, in tutti i sensi, non ultimo quello estetico. E anche per via del mercato delle Erbe, luogo favoloso di cui ricordo uno stocco indicibile e i famosi fondi di carciofo, che però so si trovano anche a Venezia perché mia mamma quando viene me li porta. Li vedo quindi solo una volta all'anno, se va bene. E sempre mi domando: ma se i fondi sono grandi come tazze, che carciofoni saranno mai?

Scusa, sto tempestando di commenti, ma mi sono innamorata di questo blog e me lo sto leggendo tutto.

artemisia comina ha detto...

ma che bellezza, una vera visita :) a Venezia sempre compero e cucino fondi, ma immensi come quelli di Padova non sono. Anch'io curiosa dei mostruosi carciofi.

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