lunedì 15 agosto 2011

Agosto. Pic nic d'estate per gli amici di AAA. Topi di campagna


Di Mentuccia Fibrena.
Per un pic nic in campagna la parola passa a me. Ne so qualcosa, conosco il caldo della campagna, le cicale incessanti che sapevo catturare sentendone il delicato vibrante palpitare del corpo, le puntute delicate zampette premere ritmiche nel palmo della mano, piccole fisarmoniche viventi e spaventate, so tutto del vento che soffia bollente che attraversandoti ti asciuga le ossa, del desiderio nostalgico, intenso, arabo di ombra e di fresca acqua che scorre limpida, della luce che inonda e confonde scintillando la terra con il cielo, dei gomitoli di insetti in preda a dionisiaca follia intorno a un lume che piccolo brilla nel vasto buio, delle palpitanti fatate ondate di sfuggenti lucciole, della valle profonda e distesa che si riempie di azzurro più azzurro, dell'apparire delle stelle e qualche volta della tonda ammiccante luna e del suo chiarore che illumina da un capo all'altro dell'orizzonte, e so perfino dei campi di grano quando ancora tra le spighe appariva un papavero, un giglio (mi abbagliò per sempre, purpureo e nobile), e c'erano due lenti, alti e bianchi buoi a lavorare con i contadini, e la quercia immensa ombreggiava e faceva sognare pic nic sotto il suo abbraccio da Madonna della Misericordia. Lì non se ne fecero mai, ma si andava sui monti, nel prossimo Abruzzo, sotto i faggi magnifici nel loro macchiare di luce il sottobosco, nella coltre di foglie morbide, di Forca D'Acero; pieni di cestini, seduti qua e là sulle puntute rocce. Qui vi offro il pic nic mai fatto, tra le spighe.

Penso che potrebbe bastare per 15, inutile esagerare, meglio sedurre con un filo conduttore, una fantasia che metta tutto insieme. Questa volta è la Valle di Comino, la mia valle.

Prima di tutto l'eterna, ottima, magnifica pizza di zucchine, pasta olio e vino bianco, farcia che recupera e celebra le cocozze, le zucchine napoletane grandi, scure, lisce, adattissime a rosolare in padella con olio d'oliva (più che buono nella valle) e aglio, ad adornarsi di uvetta, pinoli, olive nere, acciughe, prezzemolo, basilico. La pizza di zucchine, fresca, estiva, antica, più buona il giorno dopo del giorno prima, regina del pic nic, adatta al grande ruoto, ampio di diametro e alto di bordi.

Poi le frittatine con la ricotta, per l'occasione tali che ognuna sia solboccone: un velo di frittata intorno a un fiocco di ricottina di pecora. A parte sugo di pomodoro e basilico in cui intingerle.

Poi ricottine di pecora tal quali, da deliquio, per le quali vale un viaggio nella valle. Freschissime.

Insieme a quelle la focaccia di Sora, alta e soffice, e un po' di pane di campagna, lì ancora squisito, una grande pagnotta meridionale dalla mollica densa a saporitissima. In campagna il pane è ancora il centro del pasto, senza sembrerebbe che non ci sia nulla.

Poi pollo con i peperoni,  un piatto "moderno" per la valle - quando si sposarono Margherita (o addirittura fu Elena?) e il re, si servì pollo come piatto ricco, prelibato e raro - piatto attecchito felicemente in questa campagna, dove il pennuto sposalizio con la ricchezza morbida e vellutata dei peperoni riesce benissimo.

Basta, passiamo ai dolci.

Propongo la supercrostata di ricotta, il dolce che sempre faceva mia madre e di cui ricordo vividamente il profumo che iniziava a invadere la casa il giorno prima, mentre lei se ne andava tra cucina e giardino battendo zucchero e uova nella scodella.

Da accompagnare alla ratafià, le ciambellette al vino, piccole da entrare in quattro nel palmo di una mano e da fare arrotolando la pasta intorno alla punta del mignolo, che scrocchino di zucchero e che si mangino come ciliegie.

Berremo Cabernet della Valle di Comino provando i vari produttori di questo rosso che arrivò con il suo vitigno dalla Francia nel secolo passato e che dà buona prova nella valle, e per rito anche del bianco di casa, che se non si fa viaggiare in qualche annata riesce; non ultima acqua fresca, ottima da queste parti, e infine la ratafià della zia Bianca, di cui ricordo i bottiglioni panciuti e scuri messi al sole sul terrazzino più alto e più segreto di casa, cui si arrivava spuntando alti sui tetti in vista del paese e della chiesa, percorrendo stanze e stanze, le ultime abbandonate da un secolo ma ancora memori di 'Gnor Giuseppe, l'ultimo abitante, un prozio dai lunghi baffi in gioventù speperatore, che scoprì a tarda età il conforto delle mutande di lana e l'arte di raccontare al nipotino racconti di lepre, di volpe o di tasso riemergenti da un passato di cacciatore.

7 commenti:

papavero di campo ha detto...

meraviglia e delizia, ci sto bene, son piena di collane in nuances del verde e ci faccio la mia figura, voglio abbordare quello col pizzetto a metà tra un conte franscese e un saggio taoista, e quante belle donne, sembrano altrove, stanno con sé, tacite assorte nel loro gioco di rappresentare un'idea di se stesse e poi voglio dar noia a quell'artè, c'è c'è s'è acquattata dietro una frondosa quercia e osserva tutto quanto, ora le vado alle spalle e le faccio buuuuhhh per farla trasalire ma no s'è girata mi ha vista è furba la signorina..è così geniale che io l'adoro

ps: non ci casco, mentuccia è lei, è artè l'eclettica elementare watson stesso eloquio!!

papavero di campo ha detto...

un papavero
appare tra le spighe
un miracolo!


ps: artèmentuccia quando racconti così mi fai cadere stecchita, stecchita e felice)

simoff ha detto...

in fondo, basta leggere...e con appena un pizzico di fantasia...ecco sono li a godere di questo ben di dio...e della fantastica compagnia.Buon ferragosto !

Puddin ha detto...

Buon Ferragosto al gruppo del picnic da un ponente dove questo tipo di party è molto popolare...ma mai con la grazia dei dipinti qui! da ponente P

isolina ha detto...

Senza dubbo alcuno può vincere il premio per il migliore di tutti picnic di ferragosto

Glu.fri ha detto...

Sono tornata bambina....affabulata...Grazie !! Baci, Simonetta

artemisia comina ha detto...

ogni tanto torno con voi a questo pic nic. ci sto bene.

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