martedì 14 aprile 2009

IL PIACENTINO, OVVERO IL GRANA PADANO, PRESSO LA SUBLIME PORTA DI ISTANBUL.

…il re, le sultane e tutti li grandi, mangiano volentieri il piacentino, e domesticamente si servono del bailo di Venezia, e ne vogliono aver sempre buona provvigione dentro, perché ne mangiano assai con gran gusto, massime quando vanno alla caccia e a’ piaceri.

Ottaviano Bon, Il serraglio del Gransignore, Salerno ed., Roma 2002.

Ottaviano Bon fu ambasciatore, ovvero Bailo veneziano presso la corte turca dal 1604 al 1609. Salerno ha pubblicato, a cura di Bruno Basile, la relazione che Bon fece per il governo veneziano al suo ritorno. Dalle parole di Bon deduciamo che nel momento in cui volessimo produrci in un pasto ottomano, potremmo introdurre in modo filologicamente corretto un bel tocco di grana. Tale amore per questo formaggio è tanto più da notare, se si nota che i latticini venivano consumati ben poco.

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Gentile Bellini
Seated Scribe, 1479–81
Pen in brown ink, with watercolour and gold, on paper, 18.2 x 14 cm
Isabella Stewart Gardner Museum, Boston


Persian (Safavid)
Seated Artist, about 1600
Watercolor with gold on paper, 20 x 14.4 cm
Kuwait National Museum


Giannizzero e Donna seduta, entrambi di Bellini.

Venice as we know it is inconceivable without the “East” – the myriad of cultures which bordered on the eastern Mediterranean Sea and provided gateways to Asia and Africa beyond. This exhibition focuses on just one episode in this millennium-long exchange: Gentile Bellini’s response to the east in the late fifteenth century. In his lifetime, Gentile was Venice’s most prestigious painter and in 1479 he was sent by the Venetian Senate to work for Sultan Mehmed II in Constantinople. But Gentile also responded to other aspects of the east, including the Byzantine Greek Empire as well as Venice’s other trading partners in North Africa and the Levant.

The second half of the fifteenth century, the time frame of this exhibition, witnessed a decisive power shift in the Mediterranean basin. 1453 saw the fall of Constantinople (later to be known as Istanbul), capital of the once mighty Byzantine Empire, to the Ottoman army led by Mehmed the Conqueror. Successive Ottoman military campaigns threatened Europe, particularly the Italian states and their domains, and by 1500 much of the Balkan peninsula and many of the former Greek islands were in Turkish hands. Their only serious military and territorial challenger was Venice.


Dalla mostra Gentile Bellini and the East, tenutasi presso l’ Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, 14 dicembre 2005 – 26 marzo 2006.

6 commenti:

Annamaria ha detto...

Perchè padano e non parmigiano?!

Artemisia Comina ha detto...

seguo la "traduzione" di Basile; Bon dice piacentino, ovvero formaggio prodotto nella zona di Piacenza.

Artemisia Comina ha detto...

aggiungo che quando faremo la cena ottomana, penso che potremo anche usare parmigiano ;)

Zizola ha detto...

Artemisia, il formaggio piacentino è un formaggio pecorino fresco col pepe e lo zafferano che si produce in provincia di Enna.
Che ci sia una qualche relazione tra il piacentino, i miei antenati arabi e i golosi sovrani ottomani?

Artemisia Comina ha detto...

Zizola! il piacentino di Enna - pepe e zafferano, evviva la Sicilia - deve essere da svenimento.

parentele, chi lo sa...

comunque, il piacentino di cui parla Bon è il grana padano dell'epoca, che dal medioevo al '500 fu probabilmente il più famoso formaggio italiano, creato dai cistercensi, con zone di produzione soprattutto in Piacenza e poi in Lodi, da quel che ho capito.

Artemisia Comina ha detto...

anzi, sai che ti dico, che nella cena ottomana ci ficchiamo pure il piacentino dei Enna, pronte a sostenere la correttezza della sua presenza (basterebbe lo zafferano).

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