giovedì 21 febbraio 2008

Strudel di fondi di carciofo




Artemisia Comina lo pensò e lo fece in un we veneziano, poiché se non siete in Veneto, e in particolare a Venezia, difficilmente vedrete fondi di carciofo; se ci siete, dovrete dire solo la parola "fondi" e sarà chiaro che parlate del carciofo spigato, al quale tutto si tolse tranne i fondi, appunto. Ogni verduraio ne ha sempre, galleggianti in vaschette piene d'acqua e limone; si fanno stufare in padella e si servono; ad esempio nei bacari, insieme ad altri cicchetti.

Sono stati acquistati sei fondi belli grandi, quindi sono stati affettati abbastanza sottilmente, accompagnati con uno spicchio d'aglio e stufati con l'olio d'oliva finché non sono diventati assai teneri (pensiero fisso di chi fa uno strudel: ripieno morbido, o buca la pasta).

E' stata affettata fine una bella cipollotta bianca per essere subito ficcata nel microonde insieme a un chiodo di garofano e una stella di anice stellato, quindi è stata lasciata lì per 10'.

Tolti stella e chiodo, la cipolla è stata aggiunta ai fondi, con cui ha stufato per 5'. Sale e pepe nero macinato al momento.

Ricapitoliamo: abbiamo dei fondi affettati e stufati ai quali è stata aggiunta una cipolla; basta con il fuoco, e si aggiunge una manciata di prezzemolo triturato. Il ripieno è pronto.

Per la pasta, usare 150g di farina00, tre cucchiai di burro fuso, mezzo uovo battuto (su questo mezzo uovo le facce di Leccardo, presente, sono state infinite; ma Artemisia insiste per il mezzo uovo), mezzo cucchiaio di zucchero, e acqua calda quanto basta.

Far riposare la pasta 10' sotto una pentola calda, poi stenderla su uno strofinaccio infarinatissimo prima con il mattarello, quindi con le mani, infilandole sotto la pasta e tirandola con i pugni chiusi, lato nocche e non unghie, pena lacerazioni. Quando sarà molto sottile e avrà coperto tutto lo strofinaccio, è pronta.

Sulla pasta stesa va prima spennellato altro burro fuso, poi adagiato il ripieno nei primi due terzi dell'ovale di pasta.

Dopo aver messo il ripieno, lo strudel si arrotola aiutandosi con lo strofinaccio, che va man mano sollevato in modo che l’involto si arrotoli ricadendo su se stesso. Quindi si sigilla alle estremità rifilando la pasta in eccesso e, sempre aiutandosi con lo strofinaccio, lo si scodella nella teglia foderata con la carta da forno, che sarà poi essenziale per tirarlo fuori.

L'altro mezzo uovo va spennellato sul fagotto, e sul tutto vanno cosparsi dei bei pizzicotti abbondanti di semi di finocchio. Grazie al loro aroma, il placido fondo leverà un lieto trillo.

Forno a 200° per 30', non un minuto di più, o l'involucro creperà, con disdetta del cuoco.

Se si vuole, lo strudel si può surgelare crudo; si potrà poi passarlo dal congelatore al forno e basterà farlo cuocere 10' di più.

Per la procedura, vedi anche come fare uno strudel.

Venezia, laguna nord, febbraio 2008. 










12 commenti:

dede ha detto...

ho molto apprezzato i fondi di carciofo già puliti, peccato si trovino solo a Venezia

Anonimo ha detto...

al mercato di testaccio (che, giuro, di veneziano ha nulla) in qualche banco si trovano....
pomaurea

Artemisia Comina ha detto...

poma', verrò a vedere, anzi, a comperare.

Anonimo ha detto...

te li compro io (appena tornata da rialto...), promesso. in cambio di una fetta di strudel; il salame duja è arrivato no?
pomaurea

Anonimo ha detto...

Anche da noi esistono. Si chiamano Ofo.
PS Ho in programma una cena con antipasto di Fideghina. che sarebbe mortadella di fegato cruda. Molto popolare qui. Avrei piacere lei potesse assaggiarla.
Saluti

AV

papavero di campo ha detto...

To Anonimo Vercellinese:
mi spiace di una mancata risposta ad un suo gentile commento su un mio dolce allo Strega, chiedo venia con un haiku:

la fedeghina!
rifugge la beghina
fegato ci vuol!

saluti!

ps.: Artemisia ho colto questa opportunità, pardon e grazie

Esther ha detto...

Anch'io comprai fondi, stamane a rialto. Fatti molto semplicemente: 2 spicchi di aglio, olio, poca acqua, sale e due gambi di prezzemolo. Dieci erano: cotti e spariti in un lampo.
Che bello tornare a casa e vedere che le amiche hanno lavorato alacremente sui loro blog. Lo speravi mentre il treno ciu ciuf ti riportava in laguna.

E che magnifica e calda casa quella di P.A. e Alberto e stupende le cineserie, le scatole, le porte e le maniglie.
Mi è venuta voglia di casa di campagna, dove il dentro e il fuori non sono confini, dove le cose vecchie che hai modo di tenere, non sono lì per caso o per riempire mensole, ma sono spazi di e per la memoria.
s

Artemisia Comina ha detto...

gentili commentatori tutti, metto subito un tavolo, qualche sedia, qualche poltrona, servo un tè (ho appena fatto una torta cioccolato e manodrole che sembra buona) e si conversa :)

ora andrò a vedere su san web OFO e FIDEGHINA (grazie dell'assaggio).

Esther, ho capito subito che eri tu!!!!! ho un'amica che si chiama proprio così, indovina perché, e io una volta le ho dato da mangiare del maiale con dentro dei pezzi di gres (chiedi a pomaurea, che c'era...) racconterò tutto appena posterò l'argomento DISASTRI.

Anonimo ha detto...

c'ero c'ero, e testimonio... il maiale era rosa e il gress azzurro.
e anche quella volta dell'elastico verde nel verde sformato di cavolfiore.
bé, anche nei disastri, artemisia ha uno stile superbo....
pom.

dede ha detto...

d'altra parte, perchè lasciare le cose a metà? se DISASTRI han da essere, DISASTRI siano fino in fondo

Anonimo ha detto...

Ehm....Artemisia, mi sa che devo scusarmi per l'orrido gioco di parole....OFO, fondo di carci-OFO...

AV

Artemisia Comina ha detto...

ehm..ne avevo avuta una certa idea quando su web non ho trovato traccia di Ofo a Vercelli :DD

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