venerdì 25 novembre 2011

Fegato matto, o fegato finto, per chi non ama il fegato




Di Isolina, detta Brassica Illirica

Quando uno imbocca il viale dei ricordi... Matto nel senso di finto, per quelli che disdegnano il fegato. Anche questa volta, la prima cosa rivista con gli occhi del ricordo è il gesto ripetuto e paziente della mia prima suocera, che "affina" la carne e le dà forma. Un piatto che deve tutto alla pazienza e alla delicatezza. Non ha altro, ma il risultato è sorprendente. I bambini ne andavano matti e così certi grandini. Come mia madre, anche lei era una cuoca riluttante, ma bravissima, e certi suoi piatti, poveri come le patate in tecia, o ricchi come il pasticcio di maccheroni natalizio, erano la perfezione assoluta.



Carne di manzo o vitello, fatta tritare due volte, perchè deve essere finissima.

Pepe e sale, e si incomincia a impastare con le mani.

 Poi pazientemente si porziona, e con un coltello a lama larga si continua a impastare e lisciare fino a formare delle compatte losanghe.

Una velatura di pangrattato (non ricordo se questa impanatura ci fosse, io la metto) e via in padella con olio d'oliva e burro.

Voltare una o due volte e poi sfumare con abbandante succo di limone.


2 commenti:

sabina ha detto...

Mi piacciono tanto le ricette della tradizione, quelle famigliari che sanno di casa, di storia, di radici. Pensavo che fossero fettine di carne finissime e invece no. Complimenti. Ricetta da provare assolutamente la prossima volta che acquisto il macinato. Mia figlia ne andrà matta!
Baci

Esmé ha detto...

Mi piace. Penso che questo andrà per stasera, che non ho niente in casa se non del macinato di vitello. Che rimacinerò. E poi pazientemente... etc etc
A occhio direi già che troverà posto nel mio mangiare semplice, poi con gli anni diventerà un ricordo magari e si spargerà, chissà.

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