Visualizzazione post con etichetta Viaggiare. Francia Normandia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viaggiare. Francia Normandia. Mostra tutti i post

mercoledì 13 ottobre 2010

NORMANDIA. LA FERME COLAZIONE








La mattina a colazione conosciamo madame la sognatrice, quella di cui ho visto le tracce in tutta la fattoria che ci ospita - nei fiocchi che legano gli asciugamani, nelle stampe con le damine, nelle papere di porcellana, nei cappelli di paglia disseminati sugli armadi, nelle stoffe fiorate, ma anche nell'assortimento di anatre nello stagno, nella capretta bicolore, nelle rose, nell'uso "fiabesco" che fa della fattoria tutta. Madame ci dice che sì, è vero, è un'appassionata fuineuse: va a caccia di piatti, brocche e pizzi nei mercatini.

Lo si vede nella bella stanza della fattoria settecentesca in cui facciamo colazione, con le grandi finestre sulle due facciate, un immenso camino e una quantità veramente impressionante di bricchi e piattini, e nel gusto del bibelot che non recede nemmeno di fronte al gatto di peluche acciambellato che sembra sinistramente impagliato e dorme sulla sedia accanto a noi. Per fortuna arriva il vivo Citrouille, il rosso di casa, che si attacca ora alla mia gamba ora a qualla di Nunchesto chiedendo imperiosamente attenzione immediata.

Fantastica marmellata maison di albicocche, che sospetto fortemente arricchita di calvados. Naturalmente, beviamo succo di mela. Tutto buono, assortimento ricco; si rimpiange che madame non cucini più per gli ospiti, come faceva una volta, nella grande cucina. La sbircio - due stanze luminose, un aiuto maschile aggirantesi - anch'essa piena di bibelots. Soggiorno pure bello e sbirciato, anch'esso colmo di sogni di madame.

Bell'incontro. Chambre d'hotes. Buttarcisi.

NORMANDIA. NOTRE DAME DE LIVAYE. AUX POMMIERS DE LIVAYE






















Nella nostra stanza della bella fattoria normanna del XVIII secolo che ci accoglie nel viaggio verso nord, tutte le fantasie di romanticismo campestre che possano venire in mente a una madame vengono spese a piene mani. Fiocchi, damine in cornice, lumi sorretti da putti, stoffe fiorite profuse in tende, cuscini, piumini e perfino una statua di Venere in un angolo.

Ma le rose che sono ai lati della porta con le loro teste gonfie e argentee orlate di porpora sono commoventi davvero, bello è il ragno crudele giallo limone che sta mangiando una vespa e preannuncia sogni, belli la coppia di cavalli nei lontani prati cintati, il ronzino scuro, il pony rosso, l'asinello striato vicini alla casa e tormentati dalle mosche e - gli ultimi due - molto amanti delle mele e dell'essere salutati.

Belle le bianche mucche diffidenti sugli ampi prati ancora luminosi alle nove di sera, belle le anatre di ogni taglia e foggia nel loro stagno, in compagnia di una capretta guardiana tagliata in due e poi ricomposta come la fanciulla dell'illusionista con una metà bruna e una metà bianca.

Bello il tranquillo meleto che fa rotolare sull'erba piccole e toste mele verdi, belli gli altissimi alberi che fanno scudo alla fattoria e fanno pensare ai veloci venti dell'inverno, la lunga via rosa che porta fino alla casa, fiancheggiata dalla steccionata bianca che riluce nella sera, il giardino pieno di fiori che vanno sfiorendo, le alte margherite prone tenute su da soccorrevoli sedie azzurre.

Auz Pommiers de Livaye, Agriturismo
Notre-Dame-de-Livaye, Calvados.

Foto di Artemisia e Nunchesto

martedì 12 ottobre 2010

NORMANDIA. I TRE COMPARI











La fattoria normanna in cui ci siamo fermati andando verso nord era ricca di animali; tra gli altri, un ronzino scuro, un pony rosso e un asino striato che stavano sempre insieme. Mi sono chiesta (c'era un meleto, piccole mele verdi, quelle con cui vengono tanto bene il sidro o il calvados, ma anche le creme di mele asprigne con cui farcire una torta) piaceranno loro le mele? Sì, piacevano loro le mele, parecchio (ho raccolto quelle cadute) e forse ancora di più amavano essere salutati e che gli venissero offerte (il pony e l'asino; il ronzino ostentava una dignità da cavallo che non corre dietro a ciò che possono volere due sciamannati).

NORMANDIA. LA POMME PRESSÉE.








Eccoci in Normandia. Si sta in una fattoria con cavalli e meleti e si mangia in un ristorante vicino, di quelli che vedi passando in un paese dove non ti fermeresti mai - case povere, "nulla", negozietti, inesorabile traffico pensante - e un unico ristorante sulla strada.

Ce lo consiglia il fattore: "Si mangia bene, davvero, e non si spende molto". Sorpresa: è vero quel tanto che basta. Siamo nella zona dei meleti, del calvados, del sidro. Il ristorante si chiama La pomme pressée.

Prendo un croustillant di camembert (bisogna pur celebrare la Normandia ricca di formaggi, di cui il famoso puzzolente è il re) e arriva un pezzetto di camebert avvolto in pasta fillo, una chèvre salade, bevo sidro. Assaggiamo formaggi locali: camambert (ancora), livarot, pavé d'Auge; si aggiunge un comtè dello Jura. Nunchesto prende un pesce san pietro con melanzane e non rinucia a una nostalgia di Borgogna: lumache.

Davanti alle finestre corrono camion enormi facendo tremare vetri e bicchieri. "E' la fortuna di trovarsi sulla nazionale" dice con disappunto mortificato la fanciullina alta e sottile che ci serve; c'è tutto il grido della giovane anima che patisce la campagna, la marginalità. Ma anche, che qui trilla e rallegra chi sta e chi passa.

La campagna è quella vera, con le mosche che nella fattoria si nutrono dell'asino, delle mucche, e che qui si avventano sugli umani. Prima della sala in cui si cena, c'è un ingresso con un bar e un gruppetto di locali che chiacchiera e beve, tutte le età e i sessi mescolati. Al tuo passaggio guardano di sguincio, sperando avidamente di alimentare le chiacchiere da bar che presto riprendono. Impressione di piombare in un bacaro normanno.

Con noi c'è una famigliola: la nonna, la coppia, il bambino. La mamma ha le tempie imbiancate, il papà dei calzini tristi, la rosea nonna è avvolta in una grande vecchiezza soavemente rimbambita. Centralità della creatura che fa gioisi capricci esplorativi subito esauditi da quel trio di anziani spaventati dalla sua estrema giovinezza. La fanciulla, vispo uccellino, va cantando tra bar e sala mentre le finestre tremano al passaggio di mostri agricoli dalle enormi ruote che portano alte cataste di fieno arrotolato. Presto la ragazzetta si affilia alla famigliola (che scopriremo essere ospite nella nostra stessa fattoria) trastulla il bimbo, bacia la nonna che si congeda.

La Pomme Pressée
2, Route de Paris 14340
Crevecoeur En Auge

venerdì 8 ottobre 2010

CITROUILLE, GATTO DI FATTORIA.






Appena arrivati nella ferme normanna in cui avevamo preso una stanza nel nostro viaggio verso nord, fummo accolti da una quantità di animali. Tra gli altri, ci venne incontro Citrouille, coda all'aria come una rossa bandiera piumosa. Il mattino dopo lo ritrovammo a colazione, ad aggrapparsi alle nostre gambe e alla nostra sedia. Molto morbido.

giovedì 7 ottobre 2010

NORMANDIA. IL RAGNO E LE ROSE.








Dopo la visita al castello di Bussy-Rabutin lasciamo la Borgogna e ci fermiamo in piena campagna tra cavalli e meleti verso nord, in Normandia, in una ferme del Calvados. La camera da letto è in una dipendenza della fattoria, e sull'ingresso dipinto di azzurro ciondolano pesanti teste di rose rosa che la sera va inargentando. Su una di esse un ragno di un mirabolante color verde limone sta divorando una vespa. Mi fermo tra orrore e fascino a rimirarlo e tallono il ragno con la macchina fotografica cercando di catturarne la luce verdolina che splende nell'annottare.

La notte faccio un sogno: entro in una bottega di anticaglie, un antro pieno di oggetti promettenti e sparsi con il solito animo di chi esplorando spera di attraversare lo specchio, ma ecco che subito e innavvedutamente butto a terra qualcosa; mi accorgo che è un anello fatto di perline verde limone (to', l'anello è come il mio, ma il colore è un altro, è sputato quello del ragno); pare che nella caduta l'anello si sia un po' scomposto, forse qualche perla si è sfilata; spunta un proprietario che restando in una sfuggente mezz'ombra esclama: CHI ROMPE PAGA! Queste parole risuonano nitide, come disegnate su un cartiglio, suonate da una tromba. Vengo a sapere che l'oggetto costerebbe 2000 euro, ma mi viene proposto uno sconto a 800, forse quanto l'ha pagato il proprietario. Non è chiaro come la prendo, il sogno finisce.

Non posso fare a meno di ricordare gli emblemi e i motti di Bussy-Rabutin. Tra l'altro, "chi rompe paga" si adatta benissimo a Roger: fu esiliato dalla corte di Luigi XIV perchè punito per i suoi sarcasmi e le sue provocazioni - insomma, rompeva - e non smise neppure in esilio. Per quanto riguardava me, la sera prima del sogno avevo vissuto un sentimento di indiscrezione nel tallonare il ragno cui non avevo potuto evitare di rompere le scatole. Insomma avevo "rotto" il ragno, ma poi il ragno ero io stessa, identificata dall'anello. Quanto alla bottega di brocante, non solo è una mia costante attrazione, ma nel villaggio di Bussy ce n'è una, proprio accanto al castello, e quando ci andammo la prima volta anni fa, trovandolo chiuso, fu la proprietaria a riceverci e a darci qualche ragguaglio, insomma ad accoglierci e consolarci della privazione della visita. Quindi grande attesa, rottura, costo, consolazione, sconto. Man mano, sfogliando il sogno, lo associavo al bagaglio troppo ingombrante che non avevo saputo evitare e che non faceva che "rompere" nell'essere trascinato dietro, al fatto che il bagaglio piccolo indica la facilità e la felicità del viaggio che così venivano a mancare, e infine arrivai all'essere partita con troppi pensieri che avrei fatto meglio a lasciare.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...