domenica 21 febbraio 2016

Zeppole della zia Clelia



Da Mentuccia Fibrena

In una casseruola col manico: un litro d'acqua; tre cucchiai d'olio d'oliva; due cucchiaini di sale; un rametto di rosmarino; un po' di buccia di limone.

Far bollire; togliere dal fuoco e versare nella casseruola, mescolando, mezzo chilo di farina00; continuare a mescolare rimettendo la casseruola sul fuoco fino a quando la farina non é ben amalgamata.

Mettere dell'olio d'oliva sul tavolo e versarvi sopra la pasta; schiaffeggiarla un po'.

Fare tubicini di pasta e legarli a cravattina; friggere in olio d'oliva molto caldo.

Passare nello zucchero condito con un po' di cannella.

 
Prezioso ricordo infantile: Clelia, la vicina di casa, alta, bianca, tutta vestita di nero, bella, con un accenno di baffi che la rendeva sorprendente, mite, vedova di un uomo bizzarro e cupo la cui legenda mi faceva paura, piena di nipotine, "zia" non so più per quale giro lontano di parentele che la campagna rispetta, un giorno scese le scale con una profumata ciotola di zeppole, me ne regalò una: giramenti di testa, bontà divina!
Scavo nel ricordo: sento una voce angelica che dice, come una tromba lieta: Clelia ha fatto le zeppole! La voce attraversa il Cortiletto, ovvero il cortile scavato nel cuore della grande casa, quello che divideva la casa della zia dalla nostra, il cortile sempre ombroso, così misericordioso in estate, pieno di rondini, dove qualche volta le donne si incontravano sedute sui gradini, in chiacchiere e sferruzzamenti (non la zia Bianca, raramente tipo da gradino e chiacchera, ma la zia Evelina in visita da lei, e mia madre); il cortile su cui affacciava l'antro di Maria La Longa, quello dove cucinava le patate in padella di ferro, con una finestra così alta che non si vedeva che luce indovinando il cielo, quello dove si allungava un terrazzino dove (lì sì) la zia Bianca sferruzzava in solitudine, la solitudine cui aveva dovuto avvezzarsi fino a identificarcisi, il terrazzino che scorreva lungo la quarta parete del cortile, in alto, separando il cortile dalla strada, parete su cui si apriva una finestra la più folle, una finestra tra due cieli: il cielo interno alla casa, quello del cortile, e il cielo del vicolo su cui dava.
La voce attraversò il cortile, mi raggiunse - ero in casa della zia, forse in visita alla nonna Bice, ancora viva, che abitava con lei. Era un invito, andai nel vicolo, la zia Clelia scese le scale. Qualche dio mi disse di chiedere ricetta.




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