sabato 7 settembre 2013

Africa. Namibia. Marula. Amarula.



Immagine da gastrotraveling

Parlo qui della marula, un albero diffuso nell'Africa del sud e in quella occidentale. Si tratta di una di quelle piante stupefacenti per due motivi: per l'infinita quantità di usi a cui si prestano, e perchè le persone ancora li conoscono e li adottano. E' un altro universo, quello dell'uso di risorse "naturali", ovvero che non richiedono processi particolarmente complessi per il loro sfruttamento; conoscenze anche sofisticate, sì. Prodotto queste ultime, di 10.000 anni di meditate e trasmesse esperienze, per esempio.


Il prodotto principale della marula è il frutto, simile a una gialla prugna, mangiato da più di 10.000 anni, appunto. Se ne mangia la polpa, come i semi che si trovano nei tostissimi noccioli. Una fermentazione casaliniga del frutto produce una bevanda alcolica, una birra, che viene consumata così o distillata per ottenere un forte liquore. Quanto al succo, bollito e ristretto viene usato per insaporire e addolcire il porridge (in Africa si usano molto "polentine" fatte con miglio o mais). I semi vengono usati per fare torte o biscotti o messi nella minestra, l'olio che se ne può estrarre viene usato come conservante per la carne, per cuocere, per la cura della pelle. 

L' albero ha pure una forte valenza medicinale, in particolare corteccia, radici e foglie. Decotti o impiastri contenenti corteccia o foglie trattano infezioni, malattie parassitarie, problemi dell'apparato digerente, lesioni. Decotti di corteccia vengono somministrati per via orale o come clisteri per trattare diarrea e dissenteria. Sono utilizzati anche per il trattamento di disturbi di stomaco, febbre e ulcere. Le radici sono usate per trattare problemi agli occhi, la buccia del frutto per curare le vesciche causate da certi bruchi.

La marula produce un legno commercialmente
importante, specie in passato (Senegal, Sud Africa), sia per la sua  facilità di lavorazione che per il fatto che per queste zone aride è un albero di grandi dimensioni;  è noto e tradizionale il suo uso per fare piccoli attrezzi, ciotole, tamburi. E 'anche utilizzato come legna da ardere. In Sud Africa con la corteccia si preparare un colorante malva, rosa, marrone o rosso a seconda del metodo usato. Sciogliendo la gomma dalla corteccia in acqua e aggiungendo fuliggine si ottiene un inchiostro. 

Dai frutti di marula più zucchero e panna si ricava un liquore cremoso molto popolare, dal sapore di caramello, l'amarula, che qualche volta abbiamo bevuto a fine giornata; leggo che in Namibia piuttosto si farebbe, con i frutti appassiti invece che freschi, l'ombikè,  molto più forte. Di fatto quest'ultimo non l'ho sentito nonìminare. Il più commercializzato amarula imperava.

Che altro si vuole da un albero? Ma anche: quali miracoli di conoscenza produce un'economia di sussitenza e di risorse scarse?

Sento così con diffidenza di progetti di estendere l'uso dei prodotti della marula a un mercato ben più grande del locale: si tratta di sviluppo sostenibile o della profonda modificazione di culture non in grado di sopravvivere al cambiamento, incluso il patire la sottrazione di prodotti "naturali" fonte di sussistenza o comunque importante complemento di quest'ultima? Anche gli elefenti ne soffrirebbero, poiché amano il frutto a tal punto che la marula viene anche chiamata albero degli elefanti.


Sclerocarya birrea. wikipedia
 
Sclerocarya birrea. planzafrica
Marula. phytotrade.com


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