martedì 15 maggio 2007

Riso al cioccolato di casa mia. Napoli.

Da  sherryfans.blogspot.it. An Italian fan of about 1725 with a painted leaf of chicken skin showing the eruption of Vesuvius and a group of Neapolitan fishermen watching the spectacle. The sticks of carved or fretted bone or ivory, displaying a large central vignette when unfolded. These vignettes were hand-painted.

Siamo in una raccolta di dolci al cucchiaio. Prima di tutto Con la frutta, Zuppette, Cioccolato, Di tutto un po'. Poi le le creme e i budini medio orientali: Balouza, Muhallabia, Gelo. Poi la famiglia delle Zuppe inglesi: Zuppa inglese, Trifle, Tipsy Cake, Charlotte, Bizcocho Borracho, Ambroisie. Quindi i Crumble e le Pie. Ciliegie e albicocche hanno un post loro: Dolci al cucchiaio. Ciliegie e Albicocche.

Da Adele Nunziante Cesaro

Adele dice: cara Artemisia, le mie origini sono vesuviane, nel senso che sono nata e cresciuta a Napoli, ma la famiglia di mio padre è originaria di Torre Annunziata, alle pendici del Vesuvio. Famiglia di proprietari terrieri e professori d'università. Se dovessi fissare le mie radici ideali, forse le metterei in un punto impreciso al largo dell'isola dei Galli (di fronte a Positano), guardando verso Napoli, direzione Vesuvio.
Nota di Artemisia: sarà, che Adele cresce all'ombra del Vesuvio, ma secondo me sotto il letto ha due pantofoline di seta ricamata con la punta molto ricurva. Apprezzo le ricette di casa non solo per la loro originalità - corona che questa, così orientale, regale e insieme napoletana, merita in pieno di cingere - ma anche perchè le considero sentimentalmente dense - di storia e affetti.
Ringraziamo, apprezziamo, proveremo.

Lavare 140g di riso per dolci (originario).

Mettere a cuocere insieme 1l. di latte, il riso, 150g di zucchero e e cannella in polvere a piacere.

Triturare 250g di cioccolato fondente (consiglio quello della Novi) e fonderlo a bagno maria.

A metà cottura del riso, aggiungere il cioccolato fuso.

A fine cottura (io faccio "a occhio"), spento il tutto, aggiungere canditi triturati.

Versare il riso in un piatto largo e piano, cospargerlo di cannella e ornarlo, se è possibile, con fiori di gelsomino.

Mettere in frigo: si serve freddo, ma non gelato.

 
Da anca.aste.it
Scuola napoletana, prima metà  del XX secolo 

Dolci napoletani con il riso

Cerco sul web notizie su dolci napoletani di riso. Mi possino se ne trovo una. Tranne ciò, qui: in un manoscritto del 1524 - conservato nella biblioteca Nazionale di Napoli - di un certo Antonio Camuria, cuoco originario di Lagonegro, che fu al servizio della famiglia patrizia napoletana dei Carafa, c'è anche un dolce di riso. Tenere presente che nella cucina di corte è ben difficile parlare di territorio...

Torta di riso di Antonio Camuria, cuoco dei Carafa
Prendete il riso e mettetelo a cuocere in una pentola con il latte di capra. Aggiungetevi del caciocavallo, della ricotta, del cacio fresco, dello zucchero, del cardamomo, dei pistacchi, dello zafferano, dei rossi d’uova e della cannella. Formare una torta foderando un testo con un impasto composto da: farina, uova, burro e sale. Farcirla con il riso precedentemente cotto e condito. Cuocere in forno e spolverare con zucchero e cannella prima di servire.

La ricetta di Adele, così inturbantata, speziata, orientale, fa tornare l'interrogativo: che ci fa il riso a Napoli?


Da  marciano.arte
Anonimo 
Napoli, Sec. XIX Eruzione del 1847. I Gouache su carta.
Anno: 1850 ca.

Note descrittive: (da “Gouaches napoletane nelle collezioni private” di Lucio Fino; Grimaldi Ed.) […] Con le guerre napoleoniche i connotati del Viaggio in Italia subirono progressivamente tutta una serie di cambiamenti, e ciò valse, ovviamente, anche per Napoli e per i suoi dintorni. Fino alla restaurazione, infatti, i soli viaggiatori che vennero a Napoli, salvo rare eccezioni, furono quelli francesi, perché per ovvi motivi gli Inglesi e i Tedeschi si tennero ben lontani dalla nostra Città. Solo quando il Regno borbonico fu liberato dal dominio francese per mezzo del massiccio intervento della flotta inglese, si ebbe finalmente l’arrivo dei nuovi viaggiatori romantici, provenienti da ogni parte d’Europa. A quel momento, dunque, bisogna far risalire l’inizio di quella fortuna turistica che insieme a Napoli interessò finalmente anche Sorrento, Amalfi e le Isole, pur se essa non fu soltanto determinata dal crollo dell’Impero napoleonico o dal manifestarsi della nuova sensibilità romantica, bensì anche dal coinvolgimento della grande e media borghesia nel fenomeno del Grand Tour e dalla realizzazione di una prima serie di servizi utili per rendere più comodi i trasferimenti e i soggiorni. […] Napoli, in particolare, a partire dalla restaurazione borbonica divenne un teatro privilegiato dell’immaginario romantico e le gouaches di quell’epoca, viste oggi, sembrano quasi costituire una sorta di catalogo dei temi prediletti dai Viaggiatori di quel tempo, il Vesuvio, Posillipo, Mergellina, la Villa reale, la grotta di Pozzuoli, S. Lucia, il Chiatamone, il molo con l’Immacolatella, le strade nuove di Capodimonte o di Capodichino; e con Napoli lo furono Capri, Procida, Ischia, Sorrento, Pompei e Paestum, tutti luoghi che per la loro struggente bellezza ben presto divennero addirittura simboli del paesaggio romantico. Nel guardarle ben si comprende come i Viaggiatori - scrittori ed i Vedutisti degli anni Venti non si limitarono a osservare le nostre spiagge, le rovine archeologiche, i monumenti o i costumi e a rifletterli come uno specchio, bensì li investirono della luce mutevole dei propri stati d’animo e delle proprie malinconie, affermando costantemente il primato del sentimento sullo specchio della mente, di quel sentimento che solo può consentire di cogliere il genius loci, la identità segreta di un luogo o di una civiltà. [...] Il protagonista assoluto delle gouaches degli anni dopo la Restaurazione fu comunque ancora il Vesuvio, sia per numero che per varietà di rappresentazioni, ripreso da Camillo De Vito, da Salvatore Luigi Gentile, e da altri ancora più e più volte, di giorno e di notte, al chiaro di luna o tra fiamme altissime ed incandescenti. Questa volta fu un’altra memorabile eruzione a fornire spunti e immagini, quella iniziata il 22 ottobre 1822 e durata nella fase acuta circa dodici giorni: la quantità di cenere eruttata fu tale da oscurare di giorno completamente il cielo delle località più prossime al vulcano, così come enorme fu la quantità d’acqua bollente precipitata per la condensazione dei vapori, al punto da inondare quasi completamente i villaggi di Somma e S. Sebastiano.




Da libreriaperini.com
Pietro Fabris View of an eruption of Mount Vesuvius wich began the 23d of December 1760 (tav. XII). Napoli,1776 - 1779

Incisione in rame, foglio: mm. 330x460, battuta: mm. 215x395. Acquerellata d’epoca. Ottime condizioni. Tratta da: HAMILTON WILLIAM. Napoli, Pietro Fabris, 1776-1779. Campi phlegraei. Observations on the volcanos of the two Sicilies… Supplement to the Campi Phlegraei being an account to the grat eruption of the mount Vesuvius in the month of August 1779… L’opera costituisce un caso unico nella storia del libro illustrato settecentesco, in quanto riunisce un testo di grande interesse scientifico a una serie di 54 tavole di grande valore artistico disegnate dal vero, eseguite all’acquaforte su lastra di rame e dipinte all’acquerello dal grande vedutista Pietro Fabris (attivo tra 1763 e 1779). Il trattato, fu pubblicato nel 1776 con testo francese e inglese e fu indirizzato alla Royal Society di Londra. L’autore, Sir William Hamilton (1730-1803), fu a Napoli tra il 1764 e il 1800 come ambasciatore d’Inghilterra; durante tale permanenza poté raccogliere molto materiale relativo alla vulcanologia, in particolar modo riguardante il Vesuvio e i Campi Flegrei, ma anche riguardanti l’Etna e altre località siciliane. Di Fabris invece non si sa molto, ma, di certo, con le tavole dei Campi Phlegarei si pose a modello per le vedute al guazzo di tutti i maestri napoletani successivi, da Alessandro D’Anna a Saverio Della Gatta. Le incisioni acquerellate del Fabris, in accordo con il gusto dell’epoca per l’alternanza di idillico e sublime, presentano scenari ameni e terribili eruzioni vulcaniche, ma anche campioni di minerali prelevati nelle varie località descritte da Hamilton, i quali vengono illustrati in maniera assolutamente realistica, pur mantendo sempre un alta qualità artistica. Gouaches napoletane…, cat. Della mostra, Napoli 1985, pagg. 224-225; G. Pane – V. Valerio, La città di Napoli tra vedutismo e cartografia…, cat. Della mostra, Napoli, 1988, pp. 309-311.

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