venerdì 16 settembre 2011

GRECIA. DODECANESO. PSÉRIMOS CAPROSA.













Il caicco la sera cerca una baia come un gatto il cuscino, il pulcino un’ala; quando il capitano parla, pensa alle baie. Una baia, due baie, tre baie: il dito corre sulla carta nautica, la rete del cammino si forma; penso ai portolani: la mente del capitano è un portolano, un ricamo di baie.

Andiamo verso il tramonto con il nostro barcone turco la cui bandiera così bene rosseggia, la greca isoletta di Psérimos ancora luminosa ci accoglie tra Kos e Kalimnos - evitiamo il porto, cerchiamo la baia -  tra rocce increstate di rotondi ciuffi di cuscini spinosi, certo c'è il profumato timo. Poi la notte cala viola e intensa, il mare silente.

L’isola è brulla, e come vedremo al mattino è molto caprosa, con capre tinta su tinta: color roccia le capre, color capra le rocce. A riva c’è solo un casotto nel mare dei vivai per i pesci: un convento per le spigole fiittamente radunate in un recinto. Il ricoverare molte barche ha spazzato il fondale della piccola baia, raschiato dalle ancore; dentro l’acqua, un pesce che viene dal Mar Rosso si incontra faccia a faccia con uno di noi: Che ci fai qui? Domanda simmetrica. Sul tavolo arriva la colazione turca, e con essa una ciotolina di fichi caramellati.

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