domenica 13 settembre 2009

TURCHIA. MUSEO DI EFESO. GIULIA PAOLA, MOGLIE DI CARACALLA, CHE MANGIAVA TALLONI DI CAMMELLO.





Mi imbatto in questo volto di tenera pietra, un sorrisetto all’angolo della bocca, una faccia timida e sconsiderata di chi non ha nulla a cui pensare. Eppure se questa è, come pare, la prima moglie di Eliogabalo, l’ha scampata bella; il ritratto le fu probabilmente fatto nel corso delle grandi celebrazioni che si fecero del matrimonio, che segnava l’esordio del disgraziato ragazzetto come imperatore romano, quindi avrebbe già dovuto avere un’altra espressione, che so, stare un po’ più in campana.

L’ha scampata, dico, perché lui la ripudia subito per sposare una vestale: sacerdote come si sentiva del sole, voleva sposare una sacerdotessa. E lei, Giulia Paola, dicono le cronache, si ritira a vita privata, perse tutte le prerogative che avrebbe avuto come Augusta, ma anche sottratta ai rischi di morte violenta che le imperatrici spesso avevano, quella morte che dopo poco avrà il suo ex sposo. Era di famiglia molto ricca e nobile, chissà cosa restava di tutto questo dopo il veloce passaggio di Eliogabalo sul trono di Roma. Avrà passato il resto della vita filando e chiacchierando di quando era stata imperatrice, raccontando e raccontando ancora ai nipoti del marito quattordicenne, ancora più bambino di lei, vestito di sete orientali, che si nutriva di talloni di cammello, creste strappate a galli vivi, lingue di pavoni e usignoli, interiora di triglie, cervella di fenicottero e di tordo, uova di pernice, teste di pappagalli, pavoni e fagiani, mentre dal soffitto del triclinio faceva cadere petali di fiori in tale quantità che alcuni convitati morivano soffocati, e faceva balzare leoni e leopardi sui letti per terrorizzare i sopravvissuti. Ma la cosa che è più strana è che l’esotico imperatorello siriano dava da mangiare uva di Apamea ai suoi cavalli.

In occasione delle preannunciate nozze si produssero molte monete con i profili dei promessi, e probabilmente anche statue di lei da spedire qua e là nell’Impero; così sarà arrivata ad Efeso questa testa che è appunto del secondo secolo, quello dello sposalizio, sfuggita poi in qualche modo all’ordine di occultare la fanciulla quando venne ripudiata.

Tutti i pettegolezzi sui banchetti di Eliogabalo, che del resto non faceva che seguire i precetti di Apicio, li troviamo nella Historia Augusta, e sono attribuiti a un tal Aelius Lampridius.

5 commenti:

MarinaV ha detto...

Eh, le ragazze di una volta, non erano preparate come quelle di oggi! ;)

manu' ha detto...

si e' quel che si mangia!!

marzia ha detto...

grazie per questi bei racconti storici!
chissà che, presentando così la storia a scuola, farcita di creste di gallo ed acini d'uva... non la si possa imparare meglio???

papavero di campo ha detto...

il naso mi colpisce il naso! sembra rifatto da un chirurgo estetico! ha qualcosa d'artefatto,
e il ricciolo quel ricciolo tirabaci voglio pensare che abbia attirato altri baci di altre bocche.. dopo esser stata una perla tirata ad un porcellino folle!

artemisia comina ha detto...

@ marina, meno male che non ci è capitato un imperatore tra capo e collo!

@ manu, allaramnte considerazione, pensando alle lingue di pappagallo.

@ marzia, in quanti modi interessanti si può raccontare la storia, e pansare che a noi ce l'hanno propinata così barbosamente...

@ pap, non si può non immaginare, pensare cosa fece poi Giulia Paola. Magari fu matrona, con dodici figliuoli al collo e un marito pacioso che faceva collezione di papiri, oppure zia zitella chiusa nel gineceo a farsi venire le rughe dalla rabbia, oppure venne rapita da un nubiano alto due metri che la rivestì di pelli di leopardo, oppure...

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