domenica 20 gennaio 2008

Gennaio. Una perfetta cena anni Cinquanta.





Gennaio 2008. Una perfetta cena anni Cinquanta. Ida e Alfredo ci invitano nella casa nuova dalle rosse pareti di cui sono diavolescamente soddisfatti. Pareti che fiammeggiando si rifletteranno in tutte le posate, le caffettiere e perfino negli occhi degli ospiti. La casa è tripudio di tradizioni ed evocazioni di tradizioni, ricreando ambienti di una volta pieni di divani e porcellane in ogni angolo che su quel rosso si adagiano assai bene. Tripudio con cui gli anfitrioni si sono evidentemente divertiti e di cui sono felici; di questa felicità fanno partecipi i convitati. Sempre si deve essere grati a chiunque si imbarchi con dedizione nell’avventura di ricevere e spupazzare ospiti; avventura ritenuta sempre più gravosa, cui pochi artisti si dedicano. Tanto più si devono dare riconoscimenti a chi nell’impresa riesce, dandogli anche uno stile e conducendola con successo in porto.

Per ciò, stupefatta e ammirata partecipo a una cena che dall’apparecchiatura al menu, dalla conduzione alle sequenze rievoca in me fantasie di una perfettissima cena anni ’50, quando i padroni di casa ci davano giù di buzzo buono perché tutto filasse a meraviglia e le signore arrivavano in tubino nero e collana di perle. Fantasie appena rinverdite, perché nella caccia di immagini sulla convivialità, avevo appena fatto un giro sul sito delle riviste Condè Nast (Vogue per intenderci, Hause & Garden e altr tutte arbitre di gusto in questo e quello). Avevo visto iconografie di conviti fitte di tovaglioli ricamati perfettamente stirati e bicchieri in parata, e posate messe giù dopo consultazioni di manuali che dicevano quanto deve distare il cucchiaio dal coltello, da che parte e con quale tipo di inchino si porge un piatto e da quale si tira via, dove si siedono i padroni di casa e così di seguito. Ammirate, per dire, Alfredo che piani su carta alla mano, assegna i posti agli ospiti. Una di quelle cene date solo dalle nostre zie più eleganti, quelle che portavano i tacchi a spillo e i cappellini a tamburello; quelle che quando invitavano gli amici si davano veramente da fare e provavano nuove ricette del Talismano della Felicità. Infatti, quando chiedo a Ida la ricetta delle arance soufflé, con malizioso lampo di brillanti sguardi azzurri dice: la trovi sul Talismano…La cena aveva un tale equilibrio, che siamo arrivati alla fine in perfetta forma, partecipando soddisfatti al rito fino in fondo. Chiacchiere parecchie e molto passarsi di piatti, cose che testimoniano, entrambe, la buona riuscita del convito.








Menù? Antipasti curati da Alfredo (si occuperà anche dei vini, a quelli delle foto aggiungete un Arneis di esordio e un Sauterne di conclusione) con Tartine al foie gras, Salame di due tipi, Olive, Noccioline. Gnocchi alla romana a forma di fiore finalmente buoni, un delicato Gulasch accompagnato da una corona di piacevoli e riposanti verdure: Broccoletti (che hanno provocato nel molto napoletano Alfredo un rimpianto sulla quasi totale assenza di friarelli a Roma, a meno che non si insegua un certo fantomatico camion che appare ora qua ora là), Chiodini, Puré di patate, anche questo fatto finalmente bene. Infine le belle Arance soufflé seguite da un diluvio di cioccolatini Gay Odin e Said, accompagnato strategicamente da Caffé, suggerito dalla padrona di casa come complemento consonante con il cioccolato.














1 commento:

papavero di campo ha detto...

un'aria viscontiana da gruppo di famiglia in un interno

una coreografia e mise en scene degna di un allestimento filmografico

molto bella e appagante l'esperienza di convivialità quando sono coniugate estetica e piacere dell'incontro. Non è tanto facile purtroppo mettere insieme bella gente e cose belle, sembra un 'impresa d'altri tempi, anche il lusso oggi di invitare in codesto modo è qualcosa di non realistico, fortunato invece chi lo fa e lo fa con stile! sono scelte mirate, ci vuole impegno, perseguire questa sorta di arte del vivere richiede disposizione e talento, non è un mettere in tavola genericamente, ci vuole testa oltre che cuore.

l'apparecchiatura, le stoviglie dal fascino di memoria, c'erano quei piatti con roselline tenerissime, ora di modernariato
e molto belli per la forma i bicchieri le cui trasparenze sono ben risaltate nelle foto senza flash e la fotografa che si rivela nella concavità del cuchiaio (oltre che nelle pupille feline)

molto interessanti trovo i tuoi reportages di incontri&menù perché sono conditi con quei rari ingredienti appunto di cui sopra!

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