giovedì 26 luglio 2007

Marmellata di more





Da Mentuccia Fibrena

Che nostalgie, che infanzie che arrivano al galoppo, che mangiate di ragni (amarognoli) insieme con le more acchiappate dal rovo e ficcate in bocca alla cieca. Una delle mie prime prove in cucina. Tutti quei cespugli pieni, le braccia graffiate, i cestini. Spencolarsi, uncini, tuffi nei rovi. L'estate. Il passaverdure, le fatiche, gli schiacciamenti. Tutto viola. Le dita, per sempre. Rivoli, quasi neri nella cremosa densità centrale, rosso sangue, rosso rubino nella trasparenza degli orli. Quindi una dolce marmellata molto profumata, molto fluida, pronta a correrti in bocca e dovunque.
Marmellata che colava in goccioloni pesanti, sui vestiti, sui piedi, dai larghi buchi delle fette di pagnotta. Marmellata che coronava le ottime ricottine di pecora. Non il giorno stesso della loro nascita, che qualunque connubio sarebbe stato sacrilego, ma quando e se giungevano al giorno appresso, un po' rifatte... Ottima anche dentro una piccola omelette.
  
Non c'è molto da dire: un chilo di more, 800g di zucchero, gli spicchi pelati di un piccolo limone.

Cuocere, passare al passaverdure.









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