sabato 9 luglio 2016

Le patate in padella di ferro di Maria



Da Mentuccia Fibrena

Sbucciare delle patate, preferibilmente novelle - oppure fare in tre o quattro pezzi corposi normali patate - e metterle a rosolare, in poco olio d'oliva ottimo come sempre in Val di Comino, in padella di ferro. Cottura lenta. Sarà tutto un sorvegliare, girare, coprire e scoprire fino a che non le vedrete ben dorate e cotte.  Salate.

Tra i doni della vita metto le patate che Maria di tanto in tanto ci portava. Maria La Longa, la vicina allampanata (che però alla sua bellezza teneva), parlante un puro dialetto spesso incomprensibile e sempre suggestivo, emergeva di quando in quando attraversando corridoi, cortili e porte che separavano la grande casa tagliata in due con un piatto fumante coperto da un tovagliolo e un sorrisetto negli occhi.  Si faceva precedere da uno squillante: Signo'! Signo'! annunciante l'imminente sorpresa, che per prima intensamente godeva.

Bianca, quella per cui Maria cucinava ogni giorno, mia zia, mai metteva piede in cucina se non per accostarsi al camino. Maria grande e scura e Bianca piccina e bianca. La cucina dove cucinava Maria si moltiplicava in un par d'antri; il piccolo, con una sola luce alta che dava su un cortile interno pieno di rondini, era il preferito; con un fornello, un lavandino, pentole del tempo che fu, un misterioso sovrapporsi di tracce - un pozzo in funzione fino a una generazione prima, un frammento di facciata di casa in cui si affacciavano due forni, perché un vecchio vicolo era stato inglobato.

Nel disegno scappò un gatto. Gatti, se mai ce ne furono, nutriti a cipolle, presto abbandonarono il luogo; rondini ce n'erano, ogni primavera molto attese, con molteplici nidi nel cortile su cui si affacciava la finestra senza sole. La cucina grande, subito accanto, più luminosa, con una porta finestra dava su un piccolo giardino a terrazza dove la zia Bianca d'estate si abbruniva al sole come una noce; sempre su quel giardino dava una grande stanza da pranzo con un tavolo che allungato ospitava ventiquattro, sempre allestito con metà tovaglia per una, che mangiava minestrina.

Nel menu di Maggio 2011. La cena del porcetto, tutta sarda e di tutto riposo



AAA ha un ritratto di Maria, del suo timido sorriso, della sua cucina, con un'altra sua ricetta - dono, le patate ripiene

4 commenti:

la belle auberge ha detto...

I disegni di Artè sono meravigliosi.Falle i complimenti ;-)

la belle auberge ha detto...

Vedendo la data del primo post su Maria pongo sommessamente una domanda: è ancora tra noi questa affascinante e misteriosa signora?

artemisia comina ha detto...

haimé quell'estate fu una delle ultime che vide tutte le foglie, chi gialla, chi verde, chi gemma, attaccate allo stesso albero.

la belle auberge ha detto...

E' il corso della vita, ma quanta nostalgia per quei visi cari e quei gesti pieni di attenzione e affetto...

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