giovedì 18 luglio 2013

La minestra di pane toscana, come a Rigomagno.




Da Isolina.

Alla Rigomagnese. Non ribollita come erroneamente alcuni la chiamano, ribollita semmai è dopo, quando appunto si fanno ribollire eventuali avanzi. Minestra cara al mio cuore e che varia a seconda delle stagioni, cioè in base a quello che offre l'orto, da aggiungere ai fagioli.

La base sono ovviamente i fagioli cannellini. Messi in ammollo la sera prima e poi cotti con abbondante acqua, niente sale, salvia, aglio, chiodo di garofano (questa è una mia cosa, non proprio rigomagnese). Importante mettere la pentola a fuoco bassissimo perchè non bolla tumultuosamente la qual cosa sciuperebbe i fagioli (sembra).

Le verdure: bietola, cavolo cappuccio, zucchine. Cioè quello che l'orto offre in questa stagione quando il classico cavolo nero è latitante.

In una capace pentola soffritto di pancetta (loc.detto rigatino), abbondante sedano e cipolla, una carota, prezzemolo, aglio.

Quando tutto è ben arrosellato si aggiungono le verdure tagliate sottili e si fanno appassire rimestando a lungo, si sala. Dopo di che si aggiunge passata di pomodoro, altrimenti  pelati o pomodori freschi. Quindi si aggiunge una mestolata di acqua dei fagioli e si fa cuocere lentamente per una trentina di minuti.

A questo punto si uniscono i fagioli che si vuol lasciare interi, si frullano quelli che si vogliono ridurre in purea e si mette tutto nella pentola con le verdure. Un'altra mezz'ora, ma anche un' ora di cottura. A questo punto io dò una frullatina perchè da queste parti la minestra piace cremosa.

In una zuppiera, possibilmente tonda, si fa uno strato di pane raffermo (almeno tre giorni) affettato sottilmente, si copre con una o due mestolata di minestra, altro strato, altra minestra, forse un terzo strato e si finisce con altra minestra. La qualità del pane è essenziale... bisogna darsi da fare
Si lascia riposare a lungo, il tutto si lega e diventa zuppa non brodosa, tenerissima, sapida.

Sui piatti giro di olio d'oliva e bella macinata di pepe.



Nota di Artemisia che era lì.

Lieve, elegante Isolina che taglia, affetta, rimesta come se niente fosse nell'ombreggiata cucina ariosa assemblando piatti insieme fattucchiereschi e limpidi, misteriosi ed elementari. Amedeo folletto è dovunque, ora con gatto ora senza, e stappa vini pregiati per la gioia di Nunchesto e nostra. L'insalata d'olive è sua.




Nota di Artemisia bis: ho provato a rifare questa minestra per Giugno. La cena delle tartine di Nunchesto

5 commenti:

artemisia comina ha detto...

Squisitissima bella stagionale. Metteró foto appena osso.

artemisia comina ha detto...

Ehm....posso.

giulia pignatelli ha detto...

dev'essere molto buona...buona giornata!

artemisia comina ha detto...

fatta! :)

elena petulia ha detto...

Che meraviglia, come sempre ogni cosa vostra: piccola e grandissima.

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