Un piccolo incontro AAA, così, quasi di punto in binco, poichè ci sono Isolina e Amedeo ospiti a Roma.
Poiché la mente andava vagando dalle parti di Napoli e dato che tra gli ospiti c'era un napoletano incallito su cui fare conto, si decise per un'aura campana. Artemisia si impegnò per
un timballo di maccheroni con ragù speziato, polpettine di fegato, ziti spezzati ( tre dita piùbasso di quello della ricetta);
una parigina appena scoperta come classico della rosticceria napoletana, base di pizza, coperchio di pasta sfoglia, farcia di pomodoro - prosciutto - mozzarella;
una sfogliatella gigante;
Alfredo l'incallito arrivò con 'o pere e 'o musso che era andato immantinenete a comperare a Napoli e una zuppa di soffritto che ci aveva già fatto mangiare ma che non mi ero accorta di quanto sia stupendamente buona poichè quella volta ci ero arrivata quasi sbaragliata dai precedenti piatti, dei fegatelli avvolti nella rete;
Ida si produsse in perfette sfogliatelle frolle ottenute dopo studio attento di ogni fonte;
Polsonetta e Cornucopio giunsero con lenticchie, scarola, polipetto come a Ventotene;
Antonella da Furore aveva inviato un Casone allo zafferano che troneggiava su molti formaggi tra cui due toscani - due pecorini di cui uno al tartufo - che testimoniavano della presenza di Isolina e Amedeo e del loro arrivo pieno di doni; alcuni francesi cui Nunchesto non aveva resisito si infilavano.
Isa e Amedeo erano anche offerenti una gigantesca ricotta da accompagnare con una composta di mosto; Amedeo in visita mattutina al mercato Esquilino avava individuato delle saporitissime olive; Pomaurea si era occupata di un'insalata indispensabile.
Nunchesto ci mise il vino; fummo conviviali ma non temerari: si arrivò fino in fondo godendo la tavola ma salvando la pelle.
Si allestisce la tavola, si cerca qualcosa di barocco, si opta per ricami e tovaglia, arrivano gli involti; si aspettano Polsonetta e Cornucopio che arriveranno un po' dopo, ci si trattiene ma non abbastanza, la mano corre alle olive, a 'o pede e 'o musso su cui va messo sale grossetto - un sorprendente iraniano viola - e uno spruzzo di limone, la ricotta comincia a cedere i suoi bastioni.
La cucina è ancora al lavoro, anche se l'allestimento della sfogliatella era oramai cosa della mattina; lo metto nelle foto a testimonianza dell'attività delle retrovie.
Il timaballo resiste ancora, la residua decenza ci tiene e almeno quello attende anche gli ultimi ospiti.
Eccoli infine con in regalo ombrelli da tempesta. Siamo stati a Venezia insieme in un giorno in cui le calli erano piene di ombrelli morti e anche i nostri erano stati rivoltati come calzini: ci attrezzano per il futuro; questi, olandesi dalla bizzarra forma, reggono venti furiossissimi.
Ci buttiamo su timballo, zuppa di soffritto, lenticchie e polipetti.
Fegatelli, parigina, focaccia alle erbe fatta lì per lì poichè si teme manchi qualcosa.
Infine sfogliatellona e sfogliatelline, e noi per niente pentiti.








7 commenti:
mamma mia che tripudio! Una delizia
immagini che conservo nel mio gruzzolo di ricordi consolatori. In questo momento molto, molto preziosi
Artemisia. oggi sono senza parole, anzi da ieri sera. ma ho tantissimo acquolina e tanta riconoscenza per la tua (vostra) arte!
Alessandra G.
Mamma mia che tavola ricca di cose meravigliose ed immagino gustose!
Mi piace vedere l'insieme dopo che ci hai torturati con gli assoli... :)
Deliziata dai contenuti e dai contenitori
che splendide ceramiche!
la caraffa con il pappagallo è
favolosa
l'insieme è un tripudio per gli occhi
prima che per la gola
complimenti
marzia
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