domenica 16 marzo 2008

Quasi torta Barozzi 1. Da La Cucina Italiana.


Si tratta di una ricetta protetta da segreto, che cuochi volonterosi cercano di riprodurre. La versione originale è della pasticceria Gollini di Vignola, Modena. Questa versione provata da Artemisia proviene da un vecchio numero della Cucina Italiana (notare la parola "torlo": il linguaggio è essenzialmente quello della rivista; le intrusioni artemisiesche più rilevanti sono state messe tra parentesi). E' una torta al cioccolato che si presenta come un basso disco essenziale ed elegante, dall’esterno assai lievemente caramellato, che procedendo verso l’interno diventa friabile, per concludere con un cuore fondente.

Imburrate (assai: tende a caramellare leggermente, quindi ad attaccarsi) una tortiera del diametro di circa 26cm., poi infarinatela e scuotetela per far cadere l' eccedenza (oppure: disco di carta da forno).

Grattugiate 100g di cioccolato fondente.

Mettete 130g di burro in una ciotola, un poco ammorbidito e a pezzetti; lavoratelo con un cucchiaio di legno fino a ottenere una crema.

A quel punto unitevi, poco per volta e alternandoli tra loro, 200g di zucchero, 3 torli d'uovo, 30g di fecola, 30g di cacao, il cioccolato grattugiato e due cucchiaini di caffé macinato finissimo. (Tutte queste manovre, se non avete ancora un bel mixer; se l'avete, e sarebbe ora, sbatteteci dentro il cioccolato a pezzetti - niente grattugia - lo zucchero, girate, e quando il cioccolato sarà ben triturato, tutto il resto e via).

Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati, accendere il forno portandolo a 180°.

Montate a neve sodissima gli albumi, quindi amalgamateli con il composto.

Versatelo nella tortiera preparata (vi sembrerà di avere poco impasto: procedere senza timori: si distenderà, gonfierà) livellatelo - dovrà avere un' altezza di circa 3 cm.- ponetelo nel forno già caldo e lasciatelo cuocere per circa 40' (cominciate a controllare dopo 30’: se il composto è rassodato, fatela finita: la torta deve restare fondente).

A cottura ultimata, la torta va lasciata raffreddare sopra la gratella e servita spolverizzata di zucchero a velo.

Fatta per l'invito di Marzo 2008. Da Chiara e Roberto. La cena del pianoforte che suona da solo. 


Ho eluso lo zucchero a velo e aggiunto un cuore di scaglie di cioccolato dorate applicando al centro della torta uno stampino a cuore, spennellando la superficie così circoscritta con gelatina di arance, spolverandola di scaglie dorate, sollevando con delicatezza lo stampino.

5 commenti:

Stefano Caffarri ha detto...

ho avuto in casa la versione originale, scatola compresa, acquistata in loco in occasione di una gita con la mia principessa piccola allo spettacolare castello di vignola.
ne volevo fare un articolo, poi gli eventi mi subissarono.
ma ne vale la pena.

Artemisia Comina ha detto...

mi piacerebbe avere un racconto caffarresco di consistenze e cedevolezze dell'originale.

bucanero ha detto...

Wuaooo, da provare!!!!
Scusa il commento stile bloggarole...ma m'è venuto così... ;-)
Davvero, da provare assolutamente, appena sto un pochino meglio mi industrio...e se poi la facesse anche Caffarri...andremmo di confronto...

Artemisia Comina ha detto...

non è male per niente.

mi sento di consigliare anche la recentemente postata cioccolato 70% e nocciole, pure con il caffè.

bucanero ha detto...

Letto!!!
Sei una fonte inesauribile!

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