lunedì 2 aprile 2007

Friarielli







da Ester.

Dunque, cosa sono questi friarelli di cui tanto si sente parlare fuori Napoli senza capire un accidente, a volte confondendoli con i friggitelli, a volte non sapendo proprio di che si parla?

Sono le cime dei broccoletti. Ma proprio cime, sennò sono tignosi.

Per fare friarelli per dodici, due cuoche sul sentiero di guerra, Ester e Antonella, ne hanno capati 13 mazzi. Antonella ha fatto in tempo a sentirsi tutta la Tosca mentre cimava con cura e puntiglio questa abbondanza di mazzi, togliendo anche le fibre alle foglie ritenute degne di essere cucinate.

Una volta ottenuto il prezioso mucchio di cime sopravvissuto alla strage, così com'è, bello grondante dell'acqua in cui è stato lavato, va sbattuto e pigiato entro una pentola a fondo spesso in cui stanno andando olio extra vergine di oliva, abbondante, diciamo mezzo cm - friarelli vuol dire fritti - spicchi d'aglio, peperoncino. Sale. Il tutto va incoperchiato con cura e con un peso su, che sigilli la pentola, e la verdura va lasciata lì, mescolando di quando in quando, finchè non smolla e fonde. Diciamo mezz'ora.

Alcuni dicono che la morte loro, dei friarelli, sia accompagnare salsicce. Ricordo che una volta Nepitella Vesuviana ci offrì delle minipizze salsicce e friarelli. Per minipizze si intendeva piccole torte che stavano nel palmo della mano, fatte con la pasta della pizza e imbottite appunto di salsiccia e friarelli.

Dietro i friarielli occhieggia il sugo genovese. Tutto sul tavolo di  Aprile 2007. Napoli. Cena per dodici con tovaglia ricamata.
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