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giovedì 3 aprile 2008

AUSTRIA. VIENNA. TRZESNIEWSKI E I SUOI IMPERDIBILI TRAMEZZINI.















Vienna è elegante. Quanti locali ci sono dove entreresti solo per il piacere di partecipare di una bella architettura, di uno spazio seducente? Non è bello il Trzesniewski di Dorotheergasse? Lo manchiamo mai? Nemmeno per sogno. Anche questa volta, di corsa lì. La volta scorsa, fuori neve e neve, e anche dentro cappotti e berretti. Questa volta, grande uso dei tavolini esterni, esposti ai primi spifferi primaverili. La fila scorre veloce. Preparatevi a non tentennare davanti alle gigantesche, feroci Agate che ammanniscono tartine, e alla cassa fatevi dare i talloncini di diversi colori che poi vi permetteranno di ritirare le vostre bevande, vino, birra o succhi di frutta. Io ho scelto un ottimo succo di carota e mela. Ricordo il precedente post, con qualche pettegolezzo Viennese, e aggiungo qualche commento pescato sul web.

Everyone in Vienna, from the most hurried office worker to the most elite hostess, knows about this spot. Franz Kafka lived next door and used to come here for sandwiches and beer. It's unlike any buffet you've seen, with six or seven cramped tables and a rapidly moving line of people, all jostling for space next to the glass counters. Indicate to the waitress the kind of sandwich you want (if you can't read German, just point). Most people hurriedly devour the delicious finger sandwiches, which come in 18 different combinations of cream cheese, egg, onion, salami, herring, tomatoes, lobster, and many other tasty ingredients. You can also order small glasses of fruit juice, beer, or wine with your snack. If you do order a drink, the cashier will give you a rubber token, which you'll present to the person at the far end of the counter.

Da frommers.com

Terribly tricky to pronounce for anyone not from Poland, Trzesniewski is an institution here in Vienna, often saluted as a city highlight in itself. The ingredients seem simple enough - miniature open sandwiches on dark brown bread. What's all the fuss? But no one made them quite like Mr. Trzesniewski, who came here from Cracow in 1902. The Austrian Empire folded soon afterwards, but Mr. T stayed on in Vienna where his business went from strength to strength. His daughter Maria finally passed over the reins in 1978, but locals say that the quality has not slipped. Order up a Pfiff of beer and savour a Viennese classic.

Da vienna.life

Trzesniewski
Dorotheergasse 1
Tel: 512 32 91

domenica 20 gennaio 2008

AUSTRIA. VIENNA SOTTO LA NEVE. A SPASSO.















Non credete che io abbia finito con l’Austria. Concluso il reportage sul viaggio estivo, ne ho uno da rifilarvi su un viaggio quanto mai invernale, sepolto di neve. Capodanno 2006.

La neve probabilmente non la troverete, non così tanta; così non ne cadeva da anni. Ma i cafè sono quelli, con variazioni minime; Hawelka, Haas & Haas, Museum, uno dei café del Museums Quartier, quello dell’Albertina, quello nella Gloriette a Schönbrunn, il ristorante Plachutta dove andiamo ogni volta che siamo a Vienna, come pure non manchiamo mai, per nessun motivo, le tartine di Trzesniewski. Mentre abbiamo scoperto, grazie a amici viennesi, Zu den 3 haken

Venezia – Vienna. Un viaggio molto bianco con i Daini, Cucurbita e Imothep. Il treno, da Tarvisio in su, ha attraversato, sotto ore di fiocchi cadenti, un paesaggio completamente innevato.

A Vienna, i posteggio delle biciclette di fronte al barocco palazzo Kinski, il Graben illuminato, i Fiaker, a spasso con i Daini sotto i fiocchi in un confronto serrato con i viennesi doc, come il signore con il cane.

Nei post sulla Vienna invernale le foto sono tanto di Nunchesto quanto di Artemisia.

venerdì 4 aprile 2008

AUSTRIA. VIENNA. LA SACHER DELL’HOTEL SACHER.







Non so quando, l’Hotel Sacher si è deciso ad aprire una vezzosa boutique per la sua Sacher. L’ho vista solo da fuori, perdonatemi. Nonostante l’abnegazione dispiegata, non sono riuscita a infilarmi proprio dovunque e ad assaggiare proprio tutto.

Facciamo così ricorso ai ricordi. Molti anni fa, nella prima visita a Vienna, alloggiai al Sacher, di cui ricordo lunghi corridoi scuri pieni di vecchie stampe e quadri anneriti e andai ritualmente a mangiare due fette di torta Sacher, una nel Café del Sacher – anche questo scuro, rosso, vellutato, paludato, severo, vuoto, silenzioso – e una da Demel, già incasinato e vivace come poi sempre. Demel e Sacher erano ancora presi dall’annoso conflitto su di chi fosse la primogenitura della torta Sacher che poi si concluse con la vittoria del Sacher, la cui nuova boutique è infatti tutta una inno a tale primato, con scritte ovunque sulla vera, originale, autentica Sacher Torte.

Dunque del Sacher mi restava questa impressione di aristocrazia funebre e in dismissione che forse all’epoca spirava da Vienna tutta, e che poi la città e probabilmente anche l’albergo hanno perso, scollandosi ogni triste polvere di dosso se non ogni angoscia, e assumendo un’aria lucida brillante e viva davvero ammirevole, lasciandoci a bocca aperta sulla vispa sopravvivenza di una città così città in una così piccola nazione montagnosa e tradizionalista. Per inciso, mentre eravamo a Vienna c’è stato un corteo, prevalentemente di teste grigie, ma di consistente spessore, di persone che protestavano per l’appartenenza a un’unione europea equiparata a casino e mancanza di democrazia.

Tornando alla Sacher, tanto per saperlo: nella boutique la Sacher mignon costa 10 euro, nell’aeroporto 17, on line 19.

Hotel Sacher
Philharmonikerstrasse 4
tel. 01/514560

domenica 20 gennaio 2008

AUSTRIA. VIENNA. CAFÉ.

Visita a parecchi café, tutti salvifici e meritevoli.

Sbattendo i piedi per sgrullare la neve, scaldando i riconoscenti nasi che tornavano a palpitare di vita e gustando diversi caffé corretti con questo e con quello, ora con, ora senza panna montata.

Alla spicciolata: café Hawelka, Haas & Haas, Museum, quello del Museums Quartier o del Kunsthistorische Museum, o dell’Albertina in città, e infine il café nella Gloriette a Schönbrunn il primo gennaio, dopo la traversata del tutto bianco, ovattato parco, sotto un cielo grigio, luminescente di neve.

Tutti sono stati apprezzati, qualcuno sfiorato, altri gustati a fondo, tutti se meritevoli verranno evocati con qualche foto, alcuni con un post dedicato. Tranne il Café Museum, al quale un fedele restauro, che pare gli abbia restituito l’interno Loos – sapete che l’aveva perso da tempo, ed era rimasta solo la stimabile facciata – ha tolto ogni charme. E già. Quanto è difficile, rimettere le cose a posto. Ora è aspramente verdolino, con sedie Thonet aragosta e sbrilluccicanti apparati luminosi in ottone. Tormenti dell’architetto che era con noi. E’ stato tuttavia apprezzato un cameriere, la cui età rimanda all’ante restauro, dall’ironica andatura alcolica.

La prossima sequenza di foto illustra il Burggarten e il café Palmenahus, su cui scrivo due righe subito sotto. E così via.





Café Palmenhaus
Vienna sottopone il passante a una frustrazione. I caffé nei quali vorresti entrare, per godere dell’accoglienza promessa da ciò che morbidamente riluce dall’interno sono di più, molto di più di quanto non si possa fronteggiare. Siamo così passati davanti al Palmenhaus, il caffé creato all’interno delle serre del Burggarten, solo sbirciando, immaginando e sospirando.





Café del Kunsthistorische Museum
Come non evocare questo magnifico caffé, i cui strudel con ogni tipo di frutta non sono forse ottimi, ma che consola con la sua monumentale nerobianca accoglienza?




Café MQ MuseumsQuartier.
Entro l’immenso spazio delle vecchie scuderie alle spalle della Maria-Theresia Platz, spazio meritevolmente trasformato in contesto museale, espositivo, teatrale. Sulle volte del café dalle ampie vetrate assediate dalla neve, uno dei vari qui situati, piastrelle islamiche dai racemi verdi e blu, ad eterna memoria degli stretti rapporti, insieme ai cornetti e al caffé.



Café Central
Herrengasse 14. Foto rapida alla statua del poeta Peter Altenberg, che commemorando un meritevole ex cliente abituale, tacita se ne sta tra i viventi. Un Maria Theresia ottimo: caffé, liquore d’arancia, panna montata.



American Bar
Kärtnerstrasse 10. Piccolo com’è, si fa presto a occuparlo tutto. Andate a vederlo, tuttavia. Adolf Loos ne ha fatto un luogo di suggestione massima e totale cura di forma e materia, dentro come fuori.




La dolce faccia di Haas & Haas
Stephanplatz 4. Quanto al dotato di comode poltrone café Haas & Haas, che affianca il ricco negozio di tè e caffé e cioccolate proprio alle spalle dello Stephandom, ecco la sua squisita faccia dolce, fatta con un disco di frolla speziata (pensatelo abbastanza grande: 10 cm) spalmato con un leggero strato di lemon curd, sul quale fette di pera, alchechengi, kiwi, fragole, uva, sorridono beffarde e alquanto storto, sotto la spolverata di zucchero a velo.




Demel
Questa volta, solo le vetrine. Con il ricordo dei fantastici dolcetti e biscotti e scatole jugendstil che si trovano nel periodo dell’Avvento, prima di Natale. Dei quali qualcosa, ancora, è rimasto.

Se volete andare a Vienna nel periodo invernale e prevedete di andare soprattutto a spasso, a meno di non avere la fortuna del capodanno più innevato da vent’anni in qua, preferite senz’altro l’Avvento, in particolare la settimana prima di Natale; Vienna è piena di viennesi e di lebkuchen, gli uni più belli degli altri, e tutta la città è aperta, anche nei negozi in festa, e viva fino alla sera tardi del sabato, eccezionalmente.

martedì 1 aprile 2008

AUSTRIA. VIENNA. DEMEL, PASTICCERIA E CAFFÈ.






















Insomma, ci andiamo o non ci andiamo da Demel? Affrontiamo il flusso di clienti e turisti che in ogni stagione e ora lo affollano, o no? Affrontiamolo. Per le confezioni, le più belle. Per i dolci, poiché memorabile resta una fetta a strati, il cui nome haimé mi sfuggì, che presi in conflitto tra perplessità e curiosità non amando le creme al burro, e si rivelò squisita. E anche perché attraverso una grande vetrata si può sbirciare l’attività dei pasticceri, con i maestri che aggiungono gli ultimi delicati pinnacoli a palazzi di marzapane sotto gli occhi attenti, apprensivi e deliziati degli apprendisti, mentre operose pasticcere dalle guance di zucchero tra un baluginare di bianchi cappelli armeggiano consone intorno a schiere di obbedienti leccornie in allestimento.

Demel non riposa sugli allori; ricordo la recente sede di Salisburgo, grondante glamour e design e al tempo stesso autentica confortevolezza a piene mani. Rincontro la Princessin Praline, dolce Diana efesina di confetti e zucchero piantata su una torta di quella vetrina, anche in questa di Vienna. Deve essere la loro attuale star.



Ku.K (Imperial and Royal) Court Confectionary Bakery
Ch. Demel’s Sons Ltd.
Kohlmarkt 14
A-1010 Vienna
Tel: +43/1/535 17 17 -0
Open daily from 10 am – 7 pm
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