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sabato 13 settembre 2014

Venezia; testa in Campo San Giovanni Nuovo.




Due cose certe: è una pietra erratica - sembra avere l'rriverenza romanica -  e fa la linguaccia; il resto è mistero; cercherò sul libro sulle Pietre esterne che ho a Venezia, ma sopetto mi darà poca soddisfazione. Sul muro di una casa in campo San Giovanni Nuovo.



martedì 7 dicembre 2010

VENEZIA. TESTA IN FONDAMENTA DE LE SECHERE.


Hai! Ho perso il naso. Che offesa, che ferita. Anche se partecipata con tanti altri nobili compagni di pietra - sì lo so, dicono che siano più importanti di me - non ci si rassegna. Il mio era curvo, nobile, grande, imperativo, indispensabile.

Papavero:

fosche visioni
per ovviare all'olfatto
ho gli occhi grandi

VENEZIA. RIO DE LE MUNEGHETE. FANCIULLA



Poco lontano dalla Compagnia di rivista, una solitaria fanciulla dalle guance pesanti, di quelle che sarebbero piaciute a Proust. E infatti nei suoi allineati boccoli pare ottocentesca, mi chiedo se è una delle ultime teste di pietra ad aver avuto l'onore di popolare con la loro vivida presenza le facciate delle case veneziane.

Papavero:

ricordo i balli
passeggiate in carrozza
vita felice!

VENEZIA. TESTE IN RIO DE LE MUNEGHETE. UNA COMPAGNIA DI RIVISTA.







Il capofamiglia, la madre nobile, le due zitelle da maritare, il giovane erede in preda ai turbamenti della giovinezza (all'epoca, l'adolescenza non l'avevano ancora inventata, con vantaggio dei giovani) . Sulla facciata di questa casa con i piedi in Rio de le Muneghete, San Polo, c'è tutta una compagnia di rivista pronta a recitare la sua vita.

Direi che si tratta di pietre erratiche, quelle sculture che una volta perso il luogo per cui erano nate si spostavano su altri edifici che davano loro un ricovero. Quando le ho viste per la prima volta in questo loro pittoresco raduno, mi parvero rondini che si poggiano su un filo prima di riprendere il volo. Ecco, mi piacerebbe abitare con loro, anche se immagino la cosa impegnativa: ogni sera, una commedia nuova.

Papavero:

marmo a simbolo
teste piene mai vuote!
l'idea resiste

martedì 19 ottobre 2010

VENEZIA. VENEZIANI 37. SAN BENETO.



Dalle parti di palazzo Fortuny. Un uomo insulso viene premiato da una ricco serto di capelli, barba e baffi, e un giovane essere paffuto di sesso incerto viene a sua volta coronato di ricci. Fianco a fianco da secoli senza guardarsi mai, senza sapere perchè sono lì.

VENEZIA. VENEZIANI 36. SANTA GIUSTINA.







Come rinunciare, quando si appende una testa a una porta, a un profluvio di ricci e barbe? Qui si aggiungono autorevole senetudine e severità. Però già ci si perde negli imbarazzi della vecchiaia: le labbra cadono, gli occhi si appendono e un po' si perdono.

domenica 17 ottobre 2010

VENEZIA. VENEZIANI 35. PONTE DEL CRISTO.



L'importanza del naso.

Cannaregio. Parrocchia di San Canziano. Ponte del Cristo.

VENEZIA. VENEZIANI 34. SOTOPORTEGO SORANZO.



Il volto come piega, come tortello, come maschera di gomma. A queste manipolazioni resiste la luce degli occhi, che continua a interpellarci. Le volute barocche lavorano guance, bocca, orecchie come irrequieta e volubile plastilina, la pioggia e il sole macchiandole di nero e bianco trasformano questo volto in una nube tempestosa e occhiuta.

VENEZIA. VENEZIANI. 33



Un giovinetto addetto alle barche - se no, che ci fa su una porta d'acqua? - privo di qualsiasi bellezza dell'asino, le guance già cascanti, le borse sotto gli occhi. Eppure troverà una fidanzata. Brutta con brutto, quelle copiette che sfidano il mondo.

Dalle parti di Santa Maria dei Miracoli.

sabato 16 ottobre 2010

VENEZIA. CHIESA DEI GRECI. VENEZIANI. 32




Assente ogni riconoscibile retorica, da queste teste veneziane. Non é la bellezza, né la nobiltà, né la saggezza, né l'autorevolezza, né qualsiasi altra idealizzata virtù possa saltarti in mente a giustificare i lapidei volti appesi ai palazzi.

Essi sono mutevoli, imprevedibili, molteplici; percorrono tutta la gamma delle età, dei sessi, delle espressioni, dei sentimenti, delle intelligenze. Questo li fa irresisitibili.

Ecco una stolida dama dallo strabismo assorto in qualche banalità di pensiero - dove sono i miei zuccherini allo zenzero, vorrei proprio che una volta tanto si ricordino di chiudere bene le mie finestre, speriamo che stasera la mia zuppa di latte, pollo e miele sia bella calda - incoronata dall'autunno e dalla sera della più bella corona sanguigna, del più bel chiarore di pietra d'Istria, del più bel rosa di sole morente.

Chiesa cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, detta anche, sinteticamente, i Greci.

sabato 11 settembre 2010

VENEZIA. VENEZIANI. 30. CANALE SAN FELICE.






A Venezia ci sono teste con cui mi incontro occasionalmente, altre che vedo una volta e poi non più, altre che sono oramai vecchie conoscenze con cui ci si saluta quasi ogni volta che si esce o si entra di casa; tutte quelle di canale San Felice, per esempio (tra le quali, questo lanzichenecco).

Tra queste, un certo bimbo dalle guance rotonde che si affaccia su una porta d’acqua, di quelle dalle quali si tira su la barca. Oggi se ne sta in una bella casetta rossa; nel 2007 lo avevo fotografato con il vecchio vestito grigio che andava certamente rappezzato.



Vicino c’è l’ultimo ponte senza parapetti di Venezia, il ponte Chiodo (per inciso, i ponti erano molti di meno e tutti senza parapetti; li hanno costruiti gli austriaci, ponti e parapetti: Venezia non era una città di piedi e di scarpe, era una città di remi e di barche).

venerdì 10 settembre 2010

VENEZIA. TESTE DI PIETRA 29. CAMPO SANTA MARGHERITA.

















Il realtà non su quel campo, ma per capire dove sta, facciamoci riferimento. La casa si appoggia sul fianco della Chiesa di Santa Margherita sul versante opposto al campo; si trova lì dove c’è il canale che sull’altra riva ha Campo San Pantalon.

Quindi in mezzo c’è la chiesa con il suo campanile, dalla parte del campo c’è la casa rossa, dall’altra questa.

Tutte queste faccette su cui poggia il tetto sono formidabili. Spiegazzate, mollicce, con le borse, le occhiaie, il grugno, quella bella piega di disgusto che è la prova di una vita passata non proprio nel migliore dei modi. Ma ce l’avevano o no una bella ironia questi scultori?
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