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sabato 31 dicembre 2016

Stoccolma. Skansen. Santa Lucia.









Stoccolma, dicembre 2013. Facemmo un giro - infreddolito - a Skansen, come mancare il più antico museo all'aperto, io che che li amo sopra ogni cosa?

Appena ci accorgemmo che sarebbe apparsa Santa Lucia, ci precipitammo a far la coda, e fummo premiati da un teatrino di legno dipinto, una schiera di angeli e una Santa sulle cui guance tenere al momento di spegnerle le candele in testa cadde un marchio di fuoco, ma lei dopo brevissimo contorcersi risorse più bella e luminosa che pria.

Su quel gruppetto di angeli vegliava un certo numero di Agate, pure addette a farci pagare un economico biglietto, tenerci buoni e rintuzzarci nelle sedie, oltre che intente a covare con gli occhi ogni gesto degli esordienti  attori.


venerdì 30 dicembre 2016

Stoccolma. Grand Hotel. Christmas smorgasbord.






Stoccolma, dicembre 2013. Se sei a Stoccolma nel periodo di Natale, pare tu non debba mancare il Christmas smorgasbord del Grand Hotel, che si ripete tutti i giorni, ma la domenica assurge ai vertici; non vi dico se è il 23 dicembre; in quel periodo si chiamerebbe in realtà julbord, smorgasbord di Natale. Vedere e ispirarsi: sarebbe divertente tentare di riprodurre una tavola così.

Noi eravamo ospiti dell'Hotel, ma se non avete avuto l'intelligenza di prenotare, non avete vantaggi su chi viene da fuori; già ci avevano privato del ristorante stella Michelin perchè strapieno, correvamo anche il rischio di niente smorgasbord della domenica - tutti gli altri non ce li siamo fatti mancare - dove l'abbondanza già vasta si moltiplica, e le pentole verdi Le Creuset sul tavolo del buffet vengono cambiate con le rosse, così come amarillis rossi stanno in vasi rossi, fiocchi rossi si legano qua e là e non c'è un solo ospite che arrivi senza una cosa rossa addosso. Insomma, dopo qualche nostro tremore, una giovinetta in divisa compulsando appunti ha cambiato faccia e da occhio vacuo che era - la faccia semidisgustata del dove li metto questi - improvisamente ci ha come visto per la prima volta, si è illuminata come se di botto gli piacessimo un sacco, e ci ha fatto strada verso un magnifico tavolo per due nella Veranda con vista sulla città e sul mare.

Hansel e Gretel nella casa della strega non erano più incantati: cibo da tutte le parti, non restava che farne piramidi nei piatti e così fu. L'abbuffarsi non ci impedì di impicciarci: famiglie e famigliole danesi si assiepavano ai nostri lati, tutte eleganti, vestite a festa, dai centenari ai poppanti, era tutto un fervere. Del resto abbiamo capito che il Grand Hotel per gli abitanti di Stoccolma è una sorta di piazza, di chiesa. Vi si riversano sovente, numerosi, rumorosi, salutanti l'un l'altro; dicevo del ristorante: poveri scemi (noi) a pensare di potervi mettere piede, credo che in quel periodo si prenoti da un anno all'altro; il sabato sera è arrivata a ondate una folla che non ci stava, una voliera di voci; abbiamo anche pensato che forse era interessantissimo vedere ancor più da vicino quella fauna, ma non so se avremmo retto la babele del ristorante. Quanto è differente Stoccolma da Copenaghen - ce l'avevamo in mente, c'eravamo stati l'anno prima - Stoccolma rumoreggia, Copenaghen parla piano.

Nota finale su un fatto che a me ha dato sollucchero ogni giorno: il Grand Hotel di Stoccolma è elegante; non ha nulla di nulla della cassa da morto di lusso delle grandi catene americane il cui stile devasta i grandi alberghi. Arrivo così al punto di proporre anche una foto delle toilette.















sabato 24 dicembre 2016

Un pranzo di Natale a Stoccolma, nel secolo scorso. Skansen.


Dicembre 2013. Stoccolma. Skansen. Una ricca fattoria, tre edifici intorno a una corte. Profumo e scricchiolii di legni, rami di pino all'entrata per sgrullare la neve dagli stivali, stanze dipinte - perché perché non abbiamo più stanze dipinte? - ricordi di un freddo fronteggiato dal prudente fuoco e dall'abbondante lana, un laboratorio per moltiplicare le costose candele candide dei giorni di festa, il buio delle stanze dalle parche finestre che avvolge come uno scialle scuro, il rilucere intenso dei candelieri tridente, la tavola delle feste custodita da un vecchio signore di bellezza ineguagliabile, nero e rosso, che maneggiava uno strano ammennicolo d'oro, da tavola, come un turibolo che lempeggiasse nell'oscurità, mentre ci sommergeva di ondate di dolce danese, senza vedere le nostre facce attonite, poichè lui era in un altro mondo, parallelo al nostro e questo si capiva benissimo, benissimo; il monumento al giallo burro, il porco trafitto di chiodi di garofano, il baccalà avvolto nel pepe, il dolce di - segale? - benedetto da una stella di cannella, la pioggia di ricche spezie, il cacio, il boccale della birra, i pani sacri pieni di simboli pagani (di nuovo le serpi, gli occhi di Santa Lucia?). Nel cortile, un elfo gigantesco ed elegantissimo - perchè, perchè non siamo più elegantissimi? - con un tronco faceva fiammiferi.

Buona Vigilia.



























La fattoria Delsbo faceva parte di una grande e prospera azienda agricola della regione della Dalecarlia.
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