lunedì 31 dicembre 2012

PRAGA. LA RAGAZZA DELLE BOLLE DI SAPONE


In Piazza della Città Vecchia, insieme al mercatino e all'albero stava una instancabile ragazza, che immergendo in una bacinella di acqua saponata degli spessi fili i cui capi erano legati all'estremità di due bastoncelli, andava facendo grandissime bolle che i bambini si divertivano a inseguire e rompere.



Foto di Artemisia e Nunchesto.

domenica 30 dicembre 2012

Dicembre. Una cena di castagne e arance





Dicembre 2012. Una cena di castagne e arance. Sono sempre più grata a chi cucina per offrire ciò che cucina. Ai fantasiosi, generosi, impavidi cuochi e anfitrioni che ammanniscono cibo per gli ospiti. Cibo vivente, per ospiti viventi. Con tutti i palpiti della fatica, dell'immaginazione, della regia, della realizzazione, dell'aleggiar di disastri di ogni tipo nel segreto della cucina e sulla pubblica piazza della tavola. Quei palpiti che oggi pare vengano meritati e vissuti solo dai ristoranti. Preambolo, per dire: grazie Ida, grazie Alfredo.  C'è sempre tutto, quanto a immaginazione e regia - di disastri non so - e la precisione esigente dei due mi fa supporre che siano abbastanza sotto controllo. Questa è una cena con tante castagne sulla tavola e negli gnocchi (colpo di genio: rosolare frammenti di castagna e grattarceli su: effetto pancetta croccante, da non credere). Menu: Crostini con fette di melanzane, con su mozzarella e pomodori secchi, grigliate; Gnocchi di castagne, Arrosto all'arancia, Ratatouille (con verdure tagliate alla julienne), e infine i Babà, prova d'amore di Ida ligure per Alfredo napoletano (e per noi, certo, che ne approfittammo assai).

Crostini con fette di melanzane, con su mozzarella e pomodori secchi, grigliate

Gnocchi di castagne

Arrosto all'arancia

Ratatouille 

Babà















venerdì 28 dicembre 2012

PRAGA. TEATRO NERO.



Buon segno? Cattivo segno?

Mentre guardavo lo spettacolo - Alice - continuavo a pensare a cosa si poteva fare con quel tipo di opportunità: una scena tutta nera, buio totale tranne le luci, per lo più ultraviolette, che fanno vedere solo ciò che si decide di rendere visibile, mentre gli attori - abbastanza bravi, non ben utilizzati - vestiti di velluto nero spariscono nell'oscurità. Solo musica e suoni, niente parole.

Ero molto attratta dalla possibilità di comunicazione senza linguaggio parlato, da quella del disegno luminoso sul fondo buio. Penso che tutte le città multilingue dovrebbero avere un teatro senza parola. Ma il regista e lo sceneggiatore si annoiavano, erano stracchi e trascinavano. Penso che  a fare una cosa intelligente e creativa ci vuole tanta fatica e tempo quanto ce ne vogliono per farne una noiosa (forse meno). Ovvero, niente scuse.

In altri temini, quando lavoro tanto di fantasia sento che l'occasione è buona, ma che resta parecchio da fare.

Nove teatri neri a Praga; buon segno questo di sicuro, la prossima ne proveremo un altro, forse Image.



PRAGA. CAFE IMPERIAL

 

Sono entusiasta di Praga alla moda.  Non parlo dell'attuale, ma di quella dell'inizio del secolo passato: la città era allora spasmodicamente, scervellatamente alla moda: ancora è piena di edifici e in alcuni casi di arredi totali, dalla maniglia alla lampada, che testimoniano di quella follia; secese (la secession locale), modernismo, liberty, neorinascimento, neogotico (quello che ha riempito Praga delle indispensabili guglie), cubismo, modernismo, funzionalismo, tutto si rincorre e si accavalca, niente suscitava timore, in tutto ci si buttava con foga. Tra quella città e l'attuale, tra molte città che Praga è stata e l'attuale c'è una frattura, un taglio, un abisso; o forse no, ma non so capire; certo ora noi ma anche mi pare i cittadini ci aggiriamo da stranieri tra questi resti.

Inaudite ricchezze profuse quando ancora le abilitá che diciamo artigiane scorrevano abbondantissime da cornucopia forgiata nei millenni, prima che le mani venissero tagliate dalle macchine. Eccone uno maestoso, sfarzoso, rutilante di ceramiche di raffinata fattura piene di animali, civette, dei, orologi, decori persiani, colonne fronzute: il Cafè Imperial dell'Hotel Imperial, Na Poříčí n.15, costruito tra il 1913 e il 1914 da Jan Benedict. Pareti di lucenti mioliche memori dei Della Robbia al servizio di signori di cui non oso pensare le fonti di benessere (armi?). Non la finivo più di girare la testa da tutte le parti.

Le foto sono scattate alle nove di sera, orario molto notturno per una Praga nevosa: alle cinque il cafè era stracolmo di gente, traffico e vita, credo sia uno dei molto frequentati; il menu è ben considerato, calibrato sul popolare non costoso; certo non rapisce: guardate un patè di anatra, degli gnocconi di zucca, una cotoletta viennese, un purè di patate, una crema di formaggio al rafano.

Verrebbe una voglia, una voglia di immaginare come potrebbe essere seducente di cibi: la migliore anatra arrosto della mitteleuropa? Una česneková polévka o zuppa d'aglio da svenimento? Bagels da strapperseli di mano? Un prosciutto cotto da pellegrinaggio? Delle palačinky (crepes) da rotalarsi per terra? Qualcosa andrebbe inventato.

Sembra siano apprezzabili le sue uova alla Benedict, un mezzo muffin su cui si poggia un uovo in camicia, quindi pancetta rosalata e una colata di salsa olandese, e più in generale i suoi breakfast, per altro serviti da mane a sera.


giovedì 27 dicembre 2012

PRAGA. ACCHIAPPAR FARFALLE


Il più piccolo, un bicchierino infinitesimo, ricordo di una Praga che non c'è più, quella che aveva a ogni angolo seducenti botteghe di cose vecchie e antiche uscite dalle case liberate dal comunismo.

Quanto all'acchiappafarfalle che corre dentro di esso, ha un universale fascino su cui soffermarsi: il senso comune gli dà un tono di inutilità, di vacuità, ma pensandoci c'è molto di più: afferrare la vita e sapere che è impossibile farlo.

Sbirciando in questo post, si vedrà una mensola con dei bicchieri, e tra quelli, piccino, lui. 

Praga. Cristalli. Bicchieri Jungle Baroque set di Artel.


Bicchieri Jungle Baroque set di Artel.

Non avrei mai minimamente desiderato di possedere alcun cristallo di Boemia se non avessi visto bicchieri come questi; nel nostro ultimo viaggio a Praga avevo fatto appena in tempo a vedere di sguincio un seducente negozio, Artel, e a ripromettermi fermamente di tornarvi. Lo abbiamo fatto, e dopo attente considerazioni abbiamo scelto un rinoceronte e un'iguana.











***

Qualche riflessione sulle fonti. 

Edward Topsell

Nel XVII secolo c'era ancora una felice confusione tra sogno e realtà: gli studiosi descrivevano e classificavano insieme sirene e pesci senza fare una piega, e non è detto non si avvicinassero così a una verità che poi gli sfuggì di mano.

Tra loro tale Edward Topsell, ispiratore dell'incisione del rinoceronte e dell'iguana, parte di una ricca serie di bicchieri con varie bestie di una bella verità inventata. I bicchieri, in cristallo di Boemia, sono moderni, ma le immagini ispiratrici vengono da antichi bestiari, in particolare uno di Topsell, appunto.

Edward Topsell (1658) The History of Four-Footed Beastes and Serpents Describing at Large Their True and Lively Figure, their Several names, Conditions, Kinds, Virtues.

Le pagine di cui sotto vengono da questo libro, e le ho trovate in viajesconmitia.com

Topsell era un chierico inglese che discettava di morale come di serpenti (notoriamente in rapporto tra loro) e che per la parte naturalistica faceva riferimento al molto più di lui erudito Conrad Gessner. Due righe su quest'ultimo, che mi pare così vicino a noi e alle nostre angosce: uno svizzero animato dal timore di perdere tutta la cultura alla quale apparteneva per via dell'incombente minaccia turca, preso dal compito di radunare a salvare tutto lo scibile in un'unica opera somma, come Noè fece con gli animali nell'Arca.

Altre incisioni di Topsell, che consiglio di vedere a tutti i dotati di fantasia,  in longstreet.typepad e in digital.lib.uh.edu





Il rinoceronte di Durer


Quanto al rinoceronte, deriva dal più famoso della storia dei rinoceronti:  il prototipo del rinoceronte per secoli, e al tempo stesso un rinoceronte mezzo inventato. Nello specifico da Durer: la povera bestia veniva dall'India e arrivata a Lisbona subito ripartì per essere regalata a un papa; nel viaggio affondò e morì, ma prima fu disegnata da qualcuno, il disegno capitò in mano a Durer che lo interpretò a modo suo (famoso il cornetto aggiunto sul dorso) e inventò un rinoceronte così bello, così corazzato, così magnificamente armato, che nessuno volle per un bel pezzo vedere come erano effettivamente fatti quelli veri.

L'immagine che propongo è di Gessner, che traduce Durer in una incisione poi ripresa da Topsell per  approdare infine sul mio bicchiere; da nytimes.

***

Artel, Praga


I bicchieri sono disegnati, fabbricati e venduti da Artel, Praga.

Praga non è piena di tentazioni per quanto concerne gli acquisti, e questa potrebbe essere virtù, se non che  c'è un certo gusto nel vedere cose nuove e belle e curiose. Artel ti dona in pieno centro una sosta di divertimento entro una sequenza di negozi veramente poco seducenti.

La rotondetta e ingannevolmente casalinga d'aspetto Karen Feldman - se non fosse per un certo lampeggìo dello sguardo - è venuta da NY (praghesi, che vi possino) a resuscitare l'arte del cristallo, non appena il comunismo s'è dileguato, con snobismo, eleganza e ironia, avendo il meritato successo.

Artel - che oggi ha due sedi, tutte e due centralissime - vende i suoi cristalli ma anche vari oggetti cercati con lo stesso spirito metropolitano (in primo piano la riprodotta scatola cubista di Pavel Janak, che è in vendita anche in uno degli altri pochi shop divertenti di Praga di mia conoscenza, quello del museo del cubismo).





Nella foto che segue la sede sotto Ponte Carlo; noi abbiamo fatto acquisti in  Celetná.


Dal sito di Artel

Karen Feldman
Originally from New York, Feldman moved to Prague in 1994 and launched ARTĚL in 1998 with only $2,500 of her own savings, zero experience in the glass industry, and (due to the socioeconomic conditions of a newly post-Communist Prague at that time) no telephone or fax machine for the first year! The company has grown significantly since those humble beginnings, and now enjoys a global reputation for the highest quality products and client roster that includes Rolls-Royce, Asprey, Manolo Blahnik, Bergdorf Goodman, and Gucci.

E me.



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