lunedì 11 gennaio 2016

Dicembre 2015. La sera dell'ultimo dell'anno


Dicembre 2015. La sera dell'ultimo dell'anno. Dicembre, ma anche gennaio neonato. La faccenda inizia con un allestimento di una certa zuppa di cappone che si prolunga per tre giorni, ma che ci sfamerà in vari modi per sei. La sera della festa prima che arrivino gli ospiti indugio in mansarda, mentre nella cucina al piano di sotto s'ode il murmure operoso della coppia Polsonetta e Cornucopio che traffica accorta. Salgono profumi d'arancia e caramello, la zuppa fatta di capon stufa quatta nel forno, il piaton di formaggi di Nuchesto minaccia con la sua stazza, i vini escono a schiera dalle credenze, il brodo di capon chiarificato con millemila passaggi è tutto dorato. Gli ospiti arrivano con i loro pacchetti, e il menu si combina così: crostini di rigaglie brodettate e di bacalà mantecato, zuppa di cappone alla moda di Messisbugo, brodo di cappone, radicchio tardivo glassato al Grand Marnier, cardi gratinati, lemon meringue pie; Champagne Serge Mathieu, Chablis Domain Le Verger Alain Geoffrey, Amarone Monte Santoccio, Barbaresco produttori del Barbaresco, Lagavulin.

Crostini con le rigaglie brodettate, fatti da Polsonetta con le rigaglie dei due capponi, citando la madre e le sue raccomandazioni: togli le vene! Fai stufare!

Crostini con il baccalà mantecato portato da Ida e Alfredo. Se ve lo voleste fare, vedete qui.

Zuppa di cappone alla Messisbugo, antenata della sopa coada, ma con cannella e zucchero e coperchio di pasta sfoglia (quest'ultimo, per far festa); fatta da Artemisia.

Accompagnata da una tazza di brodo di cappone chiarificato, che farlo è un vero passatempo per serate invernali; credevo che nessuno lo volesse, poiché i contemporanei invece di pensare al dopoteatro, pensano che non stai bene, e invece grandi feste (scegliamo sempre gli ospiti giusti).

Cardi gratinati, portati da Cucurbita (tutti a dire oddio quanto ci vuole e pelare i cardi, mentre Nunchesto aveva le lacrime agli occhi poiché piatto d'infanzia).

Radicchio Tardivo glassato, al Grand Marnier fatto da Cornucopio: guardate quanto è bello.

Piattone di formaggi italiani procurati da una sortita di Nunchesto verso Campo San Barnaba dove c'è un gioielliere-droghiere che pare vada per malghe a procurarsi bontà: tutte capre di ogni tipo, tranne un par di mucche.

Con i formaggi, marmellata di arance amare e una chutney di mango, e una challah del forno Volpe, del Ghetto.

Lemon meringue pie, torta con crema al limone e meringa, di Ida: squisita, leggera, adatta a concludere una cena.

C'era poi un diluvietto di dolci che non potemmo toccare; ma già si profilava La Cena degli Avanzi.













2 commenti:

Silvia ha detto...

Vi adoro, così come le vostre pietanze, i colori, i profumi che sembrano reali...
Silvia

artemisia comina ha detto...

:)

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