martedì 13 maggio 2014

Maggio. La cena uzbeka con il plov degli sposi.


Maggio 2014. La cena uzbeka con il plov degli sposi. Con l'Uzbekistan nella testa esploriamo la sua cucina. L'Uzbekistan è audace, anche quello stanziale ha ancora in testa la festa armonica, policroma e sorprendente dell'interno di una yurta, che piazzata in territori dove spazi monocromi e luminosi dilatano per ogni dove e sembra non vi sia altro oggetto, si configura come un universo che esaurisce tutti i colori immaginabili. Allora, allestiamo questa tavola; a lei è dedicato questo post. Sul tavolo c'è quasi tutto, come pare sia per le feste uzbeche, tutto intorno al piatto principale e per certi versi unico, il loro pilaf, lì detto plov. L'impegnativo plov fatto di riso, carne, cipolla, carote, spezie che si accompagna con piattini di verdure, cose fresche, cose piccole. Andando dietro alla memoria di quanto mangiato in Uzbekistan, fantasticando da uzbeka, ricordando il bazar di Samarcanda, così fu il menu: Insalata di rape rosse e patate, Uova di quaglia e molograno, Carote e ravanelli con semi di coriandolo, Chebureki, ravioli fritti con patate e menta, Agretti all'uzbeka, Cime di cavolfiore fritte, Pane uzbekiggiante, Plov degli sposi, Strudel di noci con salsa di yogurt e marmellata di arance.

Insalata di rape rosse e patate, lessate separatamente e tagliate a dadolini, condite con coriandolo fresco, cipollina, olio d'oliva, sale, pepe. Spesso mangiata lì.

Uova di quaglia; questa sorta di insalata non la mangiammo, ma vidi così tante uova di quaglia nel bazar di Samarcanda che certo in qualche modo vengono usate, che spero sia abbastanza uzbeka; vidi anche pile di melograni; ho messo insieme le une e gli altri con pepe rosa e cipollina fresca.

Carote e ravanelli con semi di coriandolo non ci fu quasi mai antipasto privo di carote sbollentate e tagliate a julienne, e nel mercato ce n'erano piramidi, così come c'erano sacchi di ravanelli. Con semi di coriandolo risultò congiunzione squisita.

Chebureki, ravioli fritti con patate; pare sia un piatto russo, si tratta di ravioli molto piatti, fritti, di sottile pasta - ne ho provato un tipo che prevede un uovo, ne proverò un altro senza - ripieni di carne il più delle volte, ma anche - ottimi - con la stessa farcia delle samosa vegetali, patate e coriandolo e cumino; samosa indiane che poi sono le locali, tatare samsa arrivate in India attraverso la via della seta o forse tramite i Timuridi: siamo a un incrocio che fa girare la testa.

Agretti all'uzbeka; questi davvero non sono uzbeki, è una verdura di litorale marino, figurati; ma un qui pro quo li ha portati in casa, e furono acconciati all'uzbeka con l'onnipresente coriandolo, che ci sta benissimo.

Cime di cavolfiore sbollentate, immerse in una semplice pastella, fritte. Queste ci sono state offerte molto spesso.

Fu fatto un pane uzbekiggiante, rotondo, pressato al centro, stampato con gli stampi ad aghi di Khiva, spennellato di uovo battuto; fatto un po' avventurosamente; la seccatura è che è venuto buonissimo e che non sapremo mai più rifarlo.

Infine lui, il plov nella versione che ci ha mostrato la signora di Samarcanda, che ho scoperto essere quella che spesso si fa in occasione di matrimoni, in calderoni enormi e quantità che possono arrivare a 1000, 1550 persone; un plov generalmente da uomini e da maestro del plov, pagatissimo, circondato di assistenti, importante. Per non trovarmi a doverlo trasbordare dal wok - la loro pentola è di forma similissima - al piatto di portata, cosa complessa in quanto carne che soggiace e riso che sta su non vanno mescolati, ma va prima prelevato il riso e poi la carne, l'ho lasciato nella pentola e per farlo bello l'ho disseminato di grani di melograno.


Infine è arrivato uno strudel con pasta alla farina di noci, ripieno di noci, con salsa di yogurt e marmellata di arance, ritenuto consono anche se mai visto da quelle parti; ma nel frattempo mi sono convinta che lo strudel ha origini centro asiatiche, e le noci sono molto uzbeke e lo yogurt pure. 

Non mancava  un cappello uzbeko, come quello che portano tutti signori di laggiù con gran giovamento della loro eleganza. Nero e bianco fuori, coloratissimo come mai immagineresti dentro.
Per apparecchiare ho messo sari indiani, cineserie, qualcosa di isalmico, porcellane dorate "alla russa".






















2 commenti:

Catherine ha detto...

Beautiful and delicious meal.

valentine ha detto...

sono stata colpita dal tuo ultimo pane uzbeko e iniziato a scorrere tutte le ricette che hai postato ultimamente. non conoscevo questa cucina e ora non vedo l'ora di provarla. non so bene da dove partire, ma grazie di cuore per avermi fatto scoprire un nuovo mondo :)

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