sabato 23 aprile 2011

IL MIO PRIMO PECORINO!



Da Isolina

Da tempo andavo dicendo che nella mia prossima vita avrei allevato pecore e fatto pecorini. Poi mi sono detta che tanto valeva fare una prova. Ecco il primo pecorino prodotto alla Giustina. Un primo sale affinato alla grappa. L'affinaggio, in cantina (circa 3 settimane), è a cura di Amedeo. Assaggiato oggi con amici per una colazione quasi pic nic. Ripeterò l'esperimento.

Prima di tutto trovare il latte: per monti e per valli, finalmente qualcuno disposto a venderlo. Quindi latte crudo di pecora.

In una pentola di acciaio inox, metto il latte e i rametti di fico tagliati a metà per il lungo per farne fuoriuscire la linfa che farà da caglio. Metto la pentola sul fuoco a calore moderato. Immergo il termometro (ho usato quello che si usa per fritti, marmellate etc) e porto a 50°; di solito dicono meno, ma a me sembrava così. Spengo il fuoco e lascio a riposo per una decina di minuti.

Si vede con trepidazione la formazione della cagliata. Con mestolo forato la prelevo e la metto in apposito cestino (quello che vedete è il prodotto di 2l scarsi di latte). Lascio a riposo per tutta la notte.

Tolgo la cosa/formaggio dal cestino e strofino accuratamente con sale grosso. Si lascia così per un giorno (in cantina o luogo fresco) appoggiato ad un piatto di legno.

Il giorno dopo si lava, togliendo tutto il sale. E qui comincia l'avventura: ogni giorno l'affinatore Amedeo lo spennella di buona grappa (visto fare in Francia).

Il caglio di fico: domani ci riprovo per una cagliata alla capra destinata alla colazione di Pasqua, ma ho paura che sia troppo tardi per la linfa che ha la sua ben precisa stagione e allora sostituirò con aceto di mele.

Tutti ci siamo chiesti se il delizioso, sottilissimo sapore di affumicato che penetrava quello altrettanto sottile della grappa, fosse dovuto al fico...

7 commenti:

artemisia comina ha detto...

racconta! (per filo e per segno!)

Puddin ha detto...

Impari arte e metterla da parte...stai diventando maestra oramai! Dai racconta....

isolina ha detto...

(mentre stanno cuocendo delle patate) Prima di tutto trovare il latte: per monti e per valli, finalmente qualacuno disposto a venderlo. Quindi latte crudo di pecora. In una pentola di acciaio inox, metto il latte e i ramessi di fico tagliati a metà per il lungo per farne fuoriuscire la linfa che farà da caglio: Metto la pentola sul fuoco a calore moderato. Immergo il termometro (ho usato quello che si usa per fritti, marmellate etc) e porto a 50°, di solito dicono meno, ma a me sembrava così. Spengo il fuoco e lascio a riposo per una decina di minuti. Si vede con trepidazione la formazione della cagliata. Con mestolo forato la prelievo e metto in apposito cestino (quello che vedete è il prodotto di 2 l scarsi di latte). Lascio a riposo per tutta la notte. Tolgo la cosa/formaggio dal cestino e strofino accuratamente con sale grosso. Si lascia così per un giorno (in cantina o luogo fresco) appoggiato ad un piatto di legno. Il giorno dopo si lava, togliendo tutto il sale. E qui comincia l'avventura: ogni giorno l'affinatore Amedeo lo spennella di buona grappa (visto fare in Francia).
Il caglio di fico:domani ci riprovo per una cagliata alla capra destinata alla colazione di Pasqua, ma ho paura che sia troppo tardi per la linfa che ha la sua ben precisa stagione e allora sostiuirò con aceto di mele .
Tutti ci siamo chiesti se il delizioso, sottilissimo sapore di affumicato che penetrava quello altrettanto sottile della grappa, fosse dovuto al fico...

artemisia comina ha detto...

magnifico!

dede ha detto...

superlativo! merita un inchino

Puddin ha detto...

Superb!

Sono sempre io!!!! e Molly ha detto...

Grande!!!!!!anch'io ogni tanto mi dedico alle avventure casearie, però utilizzo il caglio liquido, ma proverò anche con il latte di fico, ne avevo già sentito parlare!
A presto Mary

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