sabato 12 marzo 2011

COPENHAGEN. KASTELLET. COLORI




















La passeggiata al Kastellet è stata di immersione nel bianco. Gli infiniti bianchi della città, del parco, del mare ghiacchiato. Bianchi morbidi, soffici e opachi, bianchi secchi e trasparenti rigidi sopra il mobile mare di cui occhieggia il minaccioso verde, bianchi farinosi e luminescenti, bianchi bagnati e lucenti come lame, bianchi azzurri, bianchi grigi, bianchi blu.

Tra tutti questi bianchi squillavano i neri degli alberi, i rossi delle bandiere e delle caserme, i gialli delle costruzioni del potere e della rappresentanza, i verdi dei bronzi delle regine delle dee e delle cupole, l'oro delle corone e dello champagne.

Andando verso il kastellet, si costeggia l'alto edificio rosso della Collezione Reale di Calchi (Kongelige Afstøbningssamling), un ex magazzino in cui si custodiscono i gessi memori dell'antichità classica e dell'amore del sette-ottocento del secolo scorso per essi. Un verde David sfida il gelo con la solita aria ribalda, la vittoria svolazza al riparo dei vetri, falena decapitata. .

Dentro il recinto del kastellet un gruppo di soldati immobili e affrontati si impegnava al freddo in una pazzia militare che somigliava assai a "chi ride prima".

La dea Gefjun (che si dice assai imparentata con Freya), ottenuto il diritto di impadronirsi di tanta terra quanta ne poteva arare grazie a un intrallazzo con il re di Svezia, trasformati i giganteschi figli in tori, sta nel frattempo creando l'isola sulla quale sorgerà Copenhagen.

Foto di Artemisia e Nunchesto.

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