venerdì 11 luglio 2008

PIEMONTE. RISTORANTE TORINESE. SESSANTASEIESIMO ORSO DI ARTE'.



Anonimo Vercellese ci segnala e AAA propone per il piacere di piemontesi e viaggiatori.


C’è per tutti un ristorante a cui si è legati per tanti motivi. Il mio è un locale di stretta osservanza piemontese nel fresco di un piccolo borgo della collina torinese, Rivodora. Non una trattoria, ma nemmeno un locale di tono, diciamo un ristorante in una vecchia casa con una bella terrazza di fronte al rivo. Ci andavo con mio padre da ragazzo in bicicletta, lo guardavo giocare a bocce e poi si mangiava. Ci sono stato ieri sera, dopo molto tempo. Mi ha sbalordito sentire il tempo fermarsi. Le stesse cuoche e i camerieri, solo con delle rughe in più, e non pensavo mi riconoscessero ancora. E poi l’albese, ancora inarrivabile come un tempo, da far chiudere gli occhi di piacere. La finanziera, ormai introvabile, cremosa e pastosa con le sue frattaglie e i funghi. Il mitico fritto misto, con il cervello, i filoni, le rane, i funghi e le verdure, a specchiarsi e confondersi con l’amaretto, la zucca, le mele e il cioccolato.
La barbera, parecchio a dir la verità, che la barrique non l’ha mai vista.

Papavero dice:

L'Anonimo per mano ci ha spostato ad un racconto di Pavese, a climi ed atmosfere ricordevoli ma così lontane dalle frenesie e dalle mode d'oggi che ci tirano i fili come pupari inesorabili..
grazie!
ps:anch'io non ho troppo feeling per le imposizioni invasive della barrique

L'Anonimo rilancia:

Bello l'accostamento di Papavero al mondo di Pavese, paradossalmente a mio modo di vedere più legato al vino che all'ambiente. Mi piace il commento sul vino di barrique. Il vino è sempre stato il risultato del carattere, degli usi e della vita delle genti che lo produce, e mai nessuna altra terra come la Langa, come il Monferrato, ne è l'esempio. Le guerre mondiali di inizio secolo ne hanno preso i giovani mandandoli a morire nel Carso od in Russia ed in mezzo la gente emigrava in Argentina. Tutti i cognomi delle province di Cordoba sono tutti di Langa, senza distinzione. C'era la fame, quella vera, la gente cresceva dura, impietrita, ed il vino con loro: tannini puri, cavalli imbizzarriti di carattere e forza. Orgoglio e tradizione hanno creato i grandi barolo, i barbaresco, con quel gusto di catrame e di terra ("merdin" lo chiamavano...)così distante da oggi. In nessun altro territorio si è discusso così tanto tra i metodi tradizionali e la nuova enologia di barrique. Ma al di là del gusto di per sè soggettivo, a parer mio la vera diatriba è produrre il vino che abbia nel dna il carattere dei suoi coltivatori, e credo che sia il nascosto rammarico dei vecchi vigerons rispetto ai loro figli che ne hanno fatto un innegabile ottimo prodotto, vicino ai gusti internazionali, portando ricchezza e condizioni di vita più abbienti nelle terre del basso piemonte.

Diavolo Rosso, di Paolo Conte, dedicato al ciclista Giuseppe Gerbi, canta così la sua gente:

"Quelle bambine bionde
con quegli anellini alle orecchie
tutte spose che partoriranno
uomini grossi come alberi
che quando cercherai di convincerli
allora lo vedi che sono proprio di legno

Diavolo rosso
dimentica la strada
vieni qui con noi
a bere un'aranciata
contro luce tutto il tempo
se ne va...


Guarda le notti più alte
di questo nord-ovest bardato di stelle
e le piste dei carri gelate
come gli sguardi dei francesi
un valzer di vento e di paglia
la morte contadine
che risale le risaie
e fa il verso delle rane
e tutto ha
arriva sulle aie bianche
come le falciatrici di raccolto


Voci dal sole altre voci,
da questa campagna altri abissi di luci
e di terra e di anima niente
più che il cavallo è il chinino
e voci e bisbiglio d'albergo:
amanti di pianura
regine di corrieri e paracarri
la loro, la loro discrezione antica
è acqua e miele...


Diavolo rosso
dimentica la strada
vieni qui con noi
a bere un'aranciata
contro luce tutto il tempo
se ne va...


Girano le lucciole
nei cerchi della notte...
questo buio sa di fieno e di lontano
e la canzone forse sa di ratafià... "


Papavero:

tannini puri
cavalli imbizzarriti
carattere e forza!


perfetto!

un haiku piemontese
una haijin abruzzese!

Anonimo Vercellese:

C'è anche una bella canzone di Gian Maria Testa, altro uomo di Langa, che parla di una donna di Langa e della casa dei suoi sogni. E' in dialetto piemontese, ma voi che avete dimestichezza con il francese potrete divertirvi a scoprirne le analogie lingiustiche.

La ca sla colin-a

La ca sla colin-a l'é bela
Maria la varda peui dis :
am piasrìa podèj catèla,
sarìa 'l mè paradis!
L'é bianca la ca sla colin-a,
l'é bianca come 'n linseul,
s'it la varde a smija ch' a grigna,
l'é pròpi la ca che a veul.


L'é gròssa la ca sla colin-a,
tante stansie con finestre e pogieuj,
starìo pròpi bin là ansima
mi, mè òm e ij mè fieuj.


Mè pare fasìa 'l murador
l'é mòrt ancora spòrch ëd càussin-a,
l'ha fala chiel la ca sla colin-a,
l'ha fala për quatr ësgnor.

E lor a ven-o d'istà
stan mach doi mèis peui van via,
la ten-o mach basta ch'a sìa
e mi a son sensa ca.


La ca sla colin-a l'é bela
Maria la varda peu dis :
mi podreu mai catèla,
për ij pòver a-i-é nen paradis!



Papavero:

orso dei monti
scende a valle e nebbiolo
a consolarlo





Infine, l'indirizzo:

RISTORANTE TORINESE
Via Torino, 42
Rivodora (TO)
tel. 0119460006

3 commenti:

papavero di campo ha detto...

orso dei monti
scende a valle e nebbiolo
a consolarlo

Anonimo ha detto...

Ciao, purtroppo la mia cena del 14/02/09 è stata una delusione pressochè toitale. Serata storta in cucina? Che peccato. Comunque ti ho linkato su Trivago.it

Ciao

http://www.trivago.it/baldissero-torinese-430791/ristorantetrattoria/la-torinese-1066322/opinione-o330746

artemisia comina ha detto...

peccato!

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