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lunedì 22 settembre 2014
Mondello. Barche di legno.
Quando le ho viste, belle, diverse, ingrommate di colore, colte, e difronte la schiera fitta e uguale delle grigie, delle moderne, delle ottuse, ho capito che erano le ultime, ho provato un'intensa, intensa nostalgia.
Gozzo
domenica 21 settembre 2014
Vestirsi da Santa. Palermo, oaratorio di Santa Cita
Palermo, nell’anti - oratorio di Santa Cita, un piccolo manichino senza testa espone una vestarella ricca, di fine tela bianca spessamente ricamata, come una girovoluta griglia che imprigionasse il busto, in oro o argento. Sembrerebbe oro; oggi ne resta l’anima: tali ricami richiedevano un’imbottitura su cui venivano tesi i fili metallici.
Chissà di chi era.
Mi è venuta in mente Cita e con lei una piccola, santa scimmia; l’Africa e Tarzan dopo un recente viaggio in Tanzania rispuntano in me da tutte le parti; la nostra testa tesse, tesse, tesse, mettendo insieme le cose più strane; mente aracnoidea.
Esploro e scopro che Cita vale per Zita, e che Zita è nome persiano (!) che significa vergine. Eccomi dunque scaraventata dall’Africa alla Persia, che pure recentemente ho incontrato qua e là, anche in Africa: la cultura araba di Zanzibar era anche persiana, e persiana una delle mogli dello Sceicco ottocentesco che la ripudiò perché se ne andava a cavallo da sola, lo tradiva e spargeva dappertutto, senza curarsi di raccoglierle, le perle con cui i suoi abiti erano ricamati dalla testa i piedi.
Viaggiamo ancora: santa Zita era di Lucca, lì è veneratissima ancora oggi; dicono fosse servetta, nel XII secolo; che fosse buonissima (sovrammercato: la madre Buonissima si chiamava); che fosse invisa alle altre serventi, che l’accusarono di portare ai poveri il pane dei padroni; questi la intercettarono con il grembiule gonfio, e quella aprendolo sparse fiori (quante volte, con quante sante accade questo! Una studiosa del digiuno la connette alla sacrificalità femminile che fa come se campasse d’aria mentre dà tutto agli altri).
Comunque ciò le vale un mercato dei fiori dedicato, a Lucca, e di essere patrona delle domestiche e dei panettieri. Il corpo naturalmente mummificato (alcuni dicono: miracolosamente), giacente in una chiesa lucchese, è stato analizzato molto seriamente, con tanto di rapporto scientifico; e – sorpresa! – scopriamo che pur avendo sofferto di storiche carestie, cui corrispondono specifici segni di crisi nel suo corpo, si nutriva esclusivamente di alimenti di origine animale, carni, pesci, formaggi, come gli altolocati della sua epoca, e che presenta un intossicazione da piombo che fa pensare all’uso di piatti metallici o all’assunzione di vino corretto con ingredienti che lo contengono (insomma, roba da ricchi). Dante la cita a trent’anni dalla sua morte, prima della canonizzazione. Era un personaggio.
sabato 20 settembre 2014
Palermo. Oratorio di Santa Cita. Ceiba speciosa.
Passeggiare per Palermo
significa incontrare piante – lo dico con ammirazione – bestiali. La loro
vitalità è così turgida che ti aspetti che si muovano, che dicano qualcosa,
facciano versi, ruggiscano. Piante mai viste. Come la ceiba speciosa che cresce
nel piccolo cortile rinascimentale dell’Oratorio di Santa Cita, moltiplicando
le colonne di pietra con il suo tronco leggermente gonfio, pieno di mirabili spine
disposte come gemme che lo costellino,
di un bellissimo mescolarsi di verdi intensi percorsi da lacrime verde acido. L’imbarazzo è che
attira la mano, che sa che sarà lacerata ma tende a quel cuscino di tortura. Molti,
lanciata un’occhiata al tronco, puntano l’attenzione sui bellissimi fiori in
tutti i toni del rosa – ne ho visti altrove quasi color mattone con cuore
giallo ocra - che dicono simili a orchidee e
che l’albero fa a profusione in estate; sono magnifici, certo, ma il fascino
che su di me esercita il tronco è molto più alto e l'occhio torna alla bellezza liscia delle spine di cioccolato, alle macchie tonde delle chissaperché cadute, all'affratellarsi, al quasi ammucchiarsi, al mettersi in fila, al mirabilmente disporsi delle vive sul tessuto del tronco, fatto di anelli di grinze orizzontali e pianti verticali di colore.
Scopro che il genere ceiba fu sacro ai Maia, che lo rappresentarono come albero che metteva in rapporto oltretomba, terra e cielo, che un imperatore azteco ci fu impiccato da quel criminale di Cortes, che con infusi di ceiba si hanno visioni sciamaniche in Amazzonia e nelle Ande, che in America Latina si chiama l’albero ubriaco perché immagazzina acqua nel suo tronco a bottiglia, che la lanosità dei suoi frutti imbottisce cuscini.
Scopro che il genere ceiba fu sacro ai Maia, che lo rappresentarono come albero che metteva in rapporto oltretomba, terra e cielo, che un imperatore azteco ci fu impiccato da quel criminale di Cortes, che con infusi di ceiba si hanno visioni sciamaniche in Amazzonia e nelle Ande, che in America Latina si chiama l’albero ubriaco perché immagazzina acqua nel suo tronco a bottiglia, che la lanosità dei suoi frutti imbottisce cuscini.
lunedì 12 novembre 2012
PALERMO. TRATTORIA AL VECCHIO CLUB ROSANERO

Siamo una tavolata, e per quanto adatta al luogo vitalmente arruffato e affollato e rumoroso, come si sa sulle scelte è meglio glissare quando l'oste freme e il tavolo riottosamente dice la sua. Mi affretto, del resto nulla so, il consiglio è gradito e tutto è buono da assaggiare; a malapena occhieggio una lavagna bianca e rosa (il rosa impera) su cui c'è lunga sfilza di piatti: leggo glassa, polpette di sarde, involtini di spada...la prima è un condimento per la pasta - pare che qui i primi vadano forte - per ciò che concerne gli altri , qualcosa mi immagino; arriveranno comunque gli antipasti misti, e per il dolce mi butto a ordinare qualcosa che non so neppure che è.
venerdì 19 dicembre 2008
Credenze gonfie. Teiera Yixing, o zisha. Baccello di loto e rana che balza.
Ogni tanto dalla Compagnie Française de l’Orient et de la Chine si trovano oggetti particolari, non ripetibili; una volta trovammo un paio di teiere che non mi feci sfuggire. Suppongo siano fatte di terraccotta dello Yixing. Una è un groviglio di vecchi bambù.
Questa è a forma di baccello di loto con una rana sul coperchio. I semi non sono fissi ma oscillano nel loro alveo, la rana si accinge la balzo, tutta la teiea, che amo, si muove con un virtuosismo ispirato.
Papavero pensa alla rana di Basho e la invita alla prudenza (ma anche all'ebrezza):
la rana ferma
ma dentro la teiera
il tè fumante!
Nota 2017: oggi la CFOC è solo una occidentale boutique elegante; da un pezzo non è più ciò che ne aveva fatto il geniale fondatore, colto ramazzatore di artigianato cinese.
Da wikipedia
Yixing clay (simplified Chinese: 宜兴泥; traditional Chinese: 宜興泥; pinyin: Yíxīng ní; Wade–Giles: I-Hsing ni) is a type of clay from the region near the city of Yixing in Jiangsu Province, China, used in Chinese pottery since the Song dynasty (960–1279) when Yixing clay was first mined around China's Lake Tai. From the 17th century on, Yixing wares were commonly exported to Europe. The finished stoneware, which is used for teaware and other small items, is usually red or brown in color. Also known as zisha (宜興紫砂) ware, they are typically left unglazed and use clays that are very cohesive and can form coils, slabs and most commonly slip casts. These clays can also be formed by throwing. The best known wares made from Yixing clay are Yixing clay teapots, tea pets, and other teaware. is a type of clay from the region near the city of Yixing in Jiangsu Province, China, used in Chinese pottery since the Song dynasty (960–1279) when Yixing clay was first mined around China's Lake Tai. From the 17th century on, Yixing wares were commonly exported to Europe. The finished stoneware, which is used for teaware and other small items, is usually red or brown in color. Also known as zisha (宜興紫砂) ware, they are typically left unglazed and use clays that are very cohesive and can form coils, slabs and most commonly slip casts. These clays can also be formed by throwing. The best known wares made from Yixing clay are Yixing clay teapots, tea pets, and other teaware.
Questo è un baccello di fiore di loto, dall'Orto Botanico di Palermo (la cui vasca vividamente vivente può dare felicità).
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